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Italia ancora fuori dai Mondiali, il fallimento totale del sistema in campo e fuori

(Adnkronos) –
Diciamoci la verità: adesso non è più una sorpresa. L’Italia ha mancato per la terza volta consecutiva la qualificazione al Mondiale. A questo punto non si può più parlare di episodio, né di coincidenza. È un fallimento pieno, strutturale, che va ben oltre il campo. Per la Nazionale italiana di calcio è una ferita sportiva enorme, ma il danno più profondo è quello economico e sistemico. Perché oggi il Mondiale non è solo una competizione: è il centro di un ecosistema che genera valore, visibilità e risorse. 

E l’Italia, ancora una volta, ne è rimasta fuori. Il primo effetto è immediato e concreto: la perdita dei ricavi garantiti dalla Fifa. La sola partecipazione avrebbe assicurato circa 9 milioni di euro, una base certa su cui costruire il resto. Ma è proprio quel “resto” che pesa davvero. Senza Mondiale si ferma una macchina economica molto più ampia. Sponsor che ridimensionano gli investimenti, campagne pubblicitarie che non partono, accordi commerciali che perdono valore. La Nazionale smette di essere un prodotto globale e torna a essere un evento locale, con tutto ciò che ne consegue in termini di ricavi e attrattività. Anche il fronte televisivo subisce un contraccolpo inevitabile. Senza l’Italia, l’interesse cala, l’audience si riduce, il valore dei diritti si indebolisce. È un effetto a catena che coinvolge broadcaster, inserzionisti e tutto il sistema mediatico legato al calcio. 

Ma il vero problema è la perdita di centralità. Perché mentre l’Italia resta fuori, gli altri Paesi consolidano la propria presenza internazionale, rafforzano i propri brand calcistici, attraggono investimenti e talento. Il divario, anno dopo anno, si allarga. Le esclusioni dal Mondiale 2018 e dal Mondiale 2022 avevano già lasciato segni evidenti. Ma questa volta il colpo è diverso. Più pesante, più difficile da assorbire. Perché cancella ogni alibi. Non si può più parlare di ciclo generazionale o di singoli errori. Tre fallimenti consecutivi indicano un problema radicato: nella programmazione, nella gestione, nella capacità di sviluppare talento e nel funzionamento complessivo del sistema calcio italiano. 

 

La Figc guidata dal presidente Gabriele Gravina si trova ora davanti a un bivio inevitabile. Continuare con interventi superficiali oppure avviare una rifondazione profonda. Non solo della Nazionale, ma dell’intera filiera: settori giovanili, formazione tecnica, infrastrutture, rapporto tra club e federazione. Perché il danno non è soltanto quello che si misura oggi, nei mancati incassi o nella minore visibilità. È quello che si accumula nel tempo: meno appeal internazionale, minore capacità di attrarre sponsor, perdita di competitività rispetto agli altri grandi sistemi calcistici. C’è poi un piano ancora più ampio, quello dell’immagine. 

Il Mondiale è una vetrina globale, un racconto collettivo che va oltre il calcio. Restarne fuori per la terza volta consecutiva significa scomparire da uno dei palcoscenici più seguiti al mondo. E per un Paese come l’Italia, questo ha un peso che va oltre lo sport. Il punto, ormai, è chiaro. Non si tratta più di tornare semplicemente a qualificarsi. Si tratta di capire come ricostruire un sistema che oggi non è più in grado di stare al passo. Perché questa volta non è solo una mancata qualificazione. È la prova definitiva che qualcosa, nel calcio italiano, si è rotto davvero. E rimetterlo insieme richiederà molto più di una vittoria. 

sport

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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