Marradi scrive a Scandicci: vuole il ritorno delle spoglie di Dino Campana in paese

Lettera di sindaco, Fondazione e Centro Studi: "Appartiene alla storia della poesia". Riposa nella chiesa di Badia a Settimo

MARRADI – È una vibrante lettera quella che il sindaco di Marradi Tommaso Triberti, il presidente della Fondazione Marradi Cultura – Dino Campana Riccardo Nencini e il presidente del Centro studi campaniani Enrico Consolini, Walter Scarpi hanno firmato, simbolicamente, lo scorso 20 agosto, nel genetliaco campaniano, e successivamente trasmesso al presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, alla sindaca di Scandicci Claudia Sereni e al vescovo di Firenze monsignor Gherardo Gambelli per chiedere di riportare le spoglie di Dino Campana a Marradi, per custodire nel suo paese natale la figura di uno dei maggiori poeti italiani del Novecento.

“La permanenza delle spoglie di Campana nel luogo legato alla sua morte e alla sua degenza nell’ospedale psichiatrico di Castelpulci vicino a Badia a Settimo rischia, involontariamente, di perpetuare un’identificazione costante tra il poeta e la sua malattia, riconducendo uno dei più grandi poeti del Novecento negli spazi angusti della sua patologia”.

L’iniziativa, come spiegano i firmatari, non vuole essere una controversia contro Scandicci – di cui peraltro si riconosce la cura e il valore della memoria custodita – ma un atto di giustizia culturale: restituire centralità alla sua opera e alla sua identità di poeta liberando la sua memoria dallo stigma della condizione clinica. “Più che alla storia della psichiatria, Dino Campana appartiene alla storia della poesia”, si legge in un passo della lettera.

Dino Campana si spense a soli 46 anni, l’1 marzo 1932, nell’ospedale psichiatrico di Castelpulci a causa di un’infezione. All’epoca, la famiglia non poté reclamarne il corpo, che fu sepolto nel cimitero di San Colombano a Badia a Settimoper poi essere traslato nel 1946 all’interno della chiesa locale, dove tuttora riposano i resti. Durante il secondo conflitto mondiale, il territorio di Marradi fu devastato dal passaggio della linea gotica e dai bombardamenti, dal brutale eccidio di Crespino e Fantino e sulla comunità locale gravavano preoccupazioni più urgenti che rivendicare le spoglie dell’illustre concittadino.

A distanza di quasi un secolo, sembra maturo il tempo per un confronto sereno e condiviso. Del resto, Marradi è il luogo in cui il poeta è nato e cresciuto, ed è il paese in cui, nel 1914, prese vita la straordinaria vicenda editoriale dei Canti Orfici, stampati grazie a una colletta di 44 residenti. “È il luogo che ancora oggi – scrivono – conserva una parte fondamentale della sua memoria e che, attraverso il Centro studi Campaniani, continua a studiare e divulgarne l’opera come testimoniano le recenti, importanti scoperte documentarie. Per questo riteniamo che il ritorno delle sue spoglie a Marradi avrebbe un significato profondo”.

E il desiderio è di accoglierle “in un luogo che non fosse soltanto una tomba ma un luogo di memoria, di studio e di poesia, capace di raccontare alle generazioni future la straordinaria vicenda umana e artistica di Campana. Fuori dai cancelli del nostro piccolo cimitero dove dal 1982 è allestito tra le tombe il cenotafio pronto ad accogliere Dino, immerso nel panorama delle montagne che lui ha amato e cantato, si trova il primo dei leggii che mostrano ai passanti una pagina ispirata al poeta da un luogo del suo paese natale: in questo primo pannello c’è il ricordo di un bambino dotato e fragile, non certo pazzo, che sporgendosi dal parapetto di mattoni rossi guardava la sera passare i treni a vapore, sognando”.

“Dopo la recente acquisizione al patrimonio pubblico di casa Campana – dice sempre la lettera – il luogo dove crebbe, la possibilità per i visitatori di rendere omaggio qui anche alla sua tomba chiuderebbe il cerchio della sua intera vita”.

Il Comune, la Fondazione e il Centro studi si dichiarano fin da subito disponibili a confrontarsi con la Regione, il Comune di Scandicci e la diocesi per avviare un percorso rispettoso, condiviso e degno della grandezza immortale di Dino Campana.

© Riproduzione riservata

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