FIRENZE – Il Meyer Health Campus di Firenze ha ospitato un convegno dedicato all’Alzheimer, per fare il punto sulle nuove frontiere terapeutiche, sul nuovo Piano nazionale demenze e sull’importanza di un’assistenza che unisca l’ambito sanitario a quello sociale.
L’assessora regionale alla sanità e alle politiche sociali, Monia Monni, ha delineato la strategia della Toscana, basata sull’identificazione tempestiva della patologia. “Proviamo a lavorare in maniera molto intensa sulla diagnosi precoce”, ha spiegato l’assessora, precisando che “intervenire precocemente può cambiare infatti molto il decorso della malattia. Ma dobbiamo anche rimettere insieme i pezzi per costruire un percorso unico che consenta una presa in carico unitaria del paziente e dei suoi caregiver, perché, come sappiamo, l’Alzheimer è una malattia che influisce su tutta la famiglia e su tutti gli affetti della persona coinvolta”.
Sul fronte medico, l’attenzione è rivolta all’evoluzione dei trattamenti anti-amiloide. Sebbene manchi ancora un’autorizzazione definitiva, la Regione sta predisponendo la macchina organizzativa. “Sappiamo che sull’antiamiloide ancora non c’è un parere scientifico uniforme”, ha chiarito Monni, “ma sul profilo organizzativo siamo già pronti, nel caso il farmaco venga svincolato, a dare una risposta equa e giusta di accesso”.
Accanto all’aspetto prettamente clinico, il piano regionale punta a mantenere il paziente nel proprio ambiente domestico. Per raggiungere questo obiettivo, le istituzioni ritengono essenziale consolidare una rete di assistenza facilmente riconoscibile per gli utenti, che integri le strutture pubbliche con le associazioni del terzo settore. A supporto delle famiglie è attivo il Centro di ascolto regionale gestito da Ispro: contattando il numero 055.4385270, i caregiver possono ricevere assistenza psicologica e orientamento per l’accesso ai servizi territoriali.
Tra gli strumenti innovativi di supporto, la Toscana sta lavorando per diffondere la ‘prescrizione sociale’, un approccio mutuato dal Regno Unito e dai Paesi del Nord Europa. Avviata la scorsa estate, l’iniziativa si affianca alle cure tradizionali permettendo di consigliare ai pazienti attività ricreative come visite ai musei, percorsi teatrali, camminate e occasioni di aggregazione. Questo metodo mira a contrastare la solitudine, un fattore scientificamente riconosciuto come aggravante per la depressione e le forme di demenza, mettendo a sistema le risorse e le iniziative già presenti sul territorio.



