In occasione della Giornata Mondiale della Salute, che ricorre il 7 aprile, parliamo di come le scelte a tavola modellino la nostra biologia, influenzando la capacità di generare vita e la qualità del nostro invecchiamento. A spiegare a Demografica Adnkronos questo legame, è la professoressa Maria Grazia Carbonelli, responsabile dell’Unità Operativa di Nutrizione Clinica dell’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini. Quanto l’alimentazione influenza la nostra vita e le sue tappe più importanti? Ecco cos’è emerso.
Fertilità: “nutrire” il concepimento e l’insidia degli ultra-processati
L’alimentazione incide profondamente sulla salute riproduttiva. Secondo la prof. Carbonelli, esistono specifici alleati: “Nutrienti importanti per la salute riproduttiva sono l’acido folico che troviamo nelle verdure fresche, i grassi polinsaturi (omega3) del pesce e della frutta secca, il ferro e lo zinco contenuti principalmente nelle proteine animali e le vitamine C e D”. Queste sostanze, spiega l’esperta, “migliorano l’ovulazione e la qualità dello sperma”.
Tuttavia, il peso resta il fattore critico. La dottoressa avverte: “L’obesità influisce negativamente sulla fertilità di entrambi i partner riducendo la probabilità di concepimento naturale fino al 43% nelle donne”. Negli uomini, l’eccesso di grasso aumenta la temperatura scrotale e riduce il testosterone, causando spesso “una maggiore incidenza di disfunzione erettile”.
Inoltre, una recente ricerca scientifica, condotta dalla McMaster University, ha evidenziato un pericolo specifico per le donne: i cibi ultra-processati. La ricerca ha rilevato che le donne con problemi di infertilità consumano una quota maggiore di questi prodotti (30,64% del totale giornaliero). Il danno è indipendente dal peso corporeo: gli imballaggi industriali rilasciano ftalati e bisfenoli che “mimano” gli ormoni naturali, mandando in tilt il sistema riproduttivo e compromettendo la qualità degli ovociti, agendo come veri e propri interferenti endocrini.
L’ambiente “obesogeno”
La prof. Carbonelli ha spiegato, infatti, che “oggi viviamo in un ambiente ‘obesogeno’: abbiamo a disposizione cibo in tutte le ore del giorno e ci muoviamo molto meno rispetto ai nostri antenati”. Spesso, ha aggiunto, scegliamo cibi pronti perché “hanno un prezzo molto allettante rispetto a quello dei prodotti freschi a chilometro zero che sono i più salutari”.
A fotografare questa problematica è anche l’ultimo Report Istat 2025 sui Fattori di rischio per la salute: il 46,4% degli adulti italiani è in eccesso di peso. La situazione è così critica che l’Italia ha varato la Legge n. 149/2025, che riconosce ufficialmente l’obesità come malattia cronica, inserendola nei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea). Sul fronte del movimento, sebbene la sedentarietà sia scesa al 30,8% negli ultimi anni, le donne restano più inattive degli uomini (34,2%), con picchi negativi in Campania, dove il sovrappeso tocca il 51,5% della popolazione.
Invecchiamento e longevità: la “crisi d’identità” cellulare
“Essere in buona salute ritarda anche i processi di invecchiamento”, ha spiegato la dottoressa Carbonelli, indicando lo stile di vita delle “Blue Zones”, come l’Ogliastra in Sardegna, dove i centenari “consumano pasti frugali, prevalentemente vegetali, sono attivi e mantengono forti legami sociali”. Al contrario, l’isolamento e il cibo scadente favoriscono un “deterioramento fisico e psicologico”.
Di recente, infatti, anche il dottor David Sinclair di Harvard, ha spiegato che le cellule invecchiano per una “crisi di identità”: perdono le istruzioni chimiche per funzionare, un fenomeno che percepiamo quando compaiono rughe o malattie. Per contrastare questo “smarrimento di informazioni”, le sue ricerche suggeriscono di mangiare meno spesso, attivando la “pulizia interna” delle cellule; favorire il consumo di mirtilli e tè verde perché contengono polifenoli che attivano i geni della longevità e svolgere regolare attività che “tolga il fiato” per spingere le cellule a diventare più resistenti.
Oltre la bilancia: le regole d’oro della prof Carbonelli
In chiusura, la dottoressa invita a un approccio più consapevole al proprio corpo: “Quando ci mettiamo sulla bilancia ricordiamoci che stiamo pesando grasso, ossa, muscoli e acqua. Se dobbiamo perdere peso cerchiamo di non perdere i muscoli ma solo il grasso”. È proprio il grasso, infatti, a produrre quella “infiammazione cronica di basso grado che caratterizza la malattia obesità”.
Per una salute duratura, la Carbonelli raccomanda le regole dell’Organizzazione mondiale della sanità. Sottolinea, inoltre, l’importanza della Dieta Mediterranea, perché “non si limita solo al cibo ma lo stile Mediterraneo include tradizioni, conoscenze, rituali, simboli che riguardano la coltivazione, la raccolta, la pesca, la conservazione e la condivisione del cibo. Questo stile di vita mediterraneo è basato inoltre sulla convivialità”.
Parlando dei singoli alimenti, la dottoressa consiglia “la verdura e la frutta di stagione sono ricchi di antiossidanti che ritardano i processi di invecchiamento cellulare e favoriscono la salute del nostro microbiota intestinale. I cereali integrali favoriscono il mantenimento di valori glicemici normali. Le proteine vegetali dei legumi preservano da aumenti del colesterolo che può influenzare la salute del cuore”. Le abitudini cardine, infine, sono:
- Mangiare in modo variato, riducendo il sale – scegliendo preferibilmente quello iodato – limitando gli zuccheri aggiunti e consumando almeno tre razioni al giorno tra frutta e verdura di stagione.
- Usare come condimento olio extravergine di oliva, ricco di vitamina E per proteggere la pelle.
- Mantenere una vita attiva svolgendo una regolare attività fisica.
E a chi ricorre agli integratori, la prof. ricorda: “A meno che non ci siano carenze, specie per le donne in gravidanza, allattamento o menopausa o in caso di patologie, non ne abbiamo bisogno”. Infine, conclude l’esperta, “mangiare regolarmente ogni giorno è il metodo migliore per essere in buona salute e non incorrere in problemi a volte difficili da curare”.
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