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La Spagna ha adottato un piano contro la solitudine: “Non lasceremo nessuno da solo”

La Spagna del premier Pedro Sánchez ha lanciato la prima strategia contro la solitudine, da molti esperti considerata “il male del nostro tempo”. “Qui non si abbandonerà nessuno, non lasceremo nessuno da solo”, ha dichiarato il ministro per i Diritti Sociali Pablo Bustinduy in conferenza stampa presentando il Marco Estratégico Estatal de las Soledades.

Ecco in cosa consiste il piano, valido fino al 2030.

Strategia contro la solitudine: che cosa è? 

La strategia coinvolge dodici ministeri, comunità autonome, enti locali e terzo settore. Si tratta di una cornice comune, una bussola per orientare le politiche pubbliche a tutti i livelli amministrativi, che non prevede misure vincolanti per le regioni, né una dotazione economica dedicata.

Il documento usa intenzionalmente il plurale, “soledades”, per sottolineare che non esiste una solitudine uguale a un’altra. Esiste quella dell’adolescente che non si sente parte di nessun gruppo. Quella dell’anziano che va a letto triste ogni sera. Quella del migrante che fatica a trovare un posto nel mondo.

Cosa prevede il piano

Il Marco Estratégico Estatal de las Soledades si poggia su quattro pilastri:

  • trasversalità nelle politiche pubbliche;
  • tessuto sociale e sviluppo comunitario;
  • rilevazione precoce e prossimità;
  • sensibilizzazione e innovazione.

Concretamente, medici di base, insegnanti e assistenti sociali adotteranno criteri comuni per riconoscere l’isolamento prima che si trasformi in crisi. Nelle aree rurali e nei quartieri più fragili nasceranno figure professionali di riferimento — connettori sociali, dinamizzatori, “referenti di barrio (quartiere)” — che dovranno tessere reti di prossimità. A Barcellona esistono già i cosiddetti radars, persone che lavorano in ogni quartiere per costruire un tessuto di supporto informale: il fruttivendolo, il farmacista, il vicino di pianerottolo.

Tra le misure più particolari c’è la tutela dei legami con gli animali domestici. Infatti, il piano prevede che i servizi per i senza dimora permettano l’accesso alle strutture di accoglienza insieme ai propri cani, riconoscendo il ruolo di quei legami nell’equilibrio emotivo delle persone più fragili. Spazio anche al cohousing e ai taxi sociali, strumenti per contrastare la marginalità fisica e costruire socialità.

I numeri della solitudine in Spagna 

Secondo il Barometro 2024 dell’Observatorio Soledades, promosso dalla Fundación Once, un cittadino spagnolo su cinque si sente solo. A differenza di quanto si è soliti credere, la percentuale più alta non è tra gli over settanta, dove è al 20%, ma tra i giovani dai 18 ai 24 anni, dove sale al 35%. Tra questi, due terzi affermano di patire la solitudine da oltre due anni. In questo modo, la solitudine si toglie le vesti del disagio passeggero, per assumere quelle di una condizione strutturale.

Cause diverse per generazioni diverse

La solitudine non ha una sola radice. Cambia con l’età, con il reddito, con il territorio in cui si vive.

Tra i giovani, le cause sono prevalentemente strutturali. Secondo lo studio su Juventud y Soledad no Deseada promosso dalla Fondazione Once, chi ha subito bullismo scolastico o mobbing ha il 37,2% di probabilità in più di sentirsi solo. La povertà moderata, ovvero la difficoltà a fine mese, aumenta il rischio del 38,5%. Il disoccupato sperimenta una solitudine doppia rispetto a chi lavora. La solitudine giovanile è anche geografica: colpisce di più chi vive in comuni di medie dimensioni, tra i 50mila e i 500mila abitanti, più di chi sta nelle grandi città o nei piccoli borghi. E riguarda più le donne, al 31,1%, che gli uomini, al 20,2%.

Tra le persone anziane, il meccanismo è diverso ma altrettanto preciso. La principale causa è la mancanza di relazioni familiari e sociali significative, nel 57,3% dei casi legata alla distanza fisica dai parenti o alla perdita di conviventi nel tempo. Lutto, malattia, disabilità e basso reddito si sommano in modo spesso cumulativo, rendendo più fragile chi è già più solo.

Il Barometro 2024 dell’Observatorio SoledadES aggiunge un dato trasversale a tutte le età: il 64,3% delle persone che si sentono sole attribuisce la causa a fattori esterni — mancanza di famiglia, isolamento lavorativo, contesti che non aiutano — piuttosto che a una scelta personale. La solitudine, insomma, è raramente qualcosa che si sceglie.

L’esempio del Giappone e il modello inglese 

La Spagna si muove su un terreno già battuto da altri, soprattutto dal Giappone, la “patria” degli hikikomori, un Paese dove la solitudine è diventato un problema sociale diffuso e difficile da sradicare. Nel 2021, il Giappone ha istituito un ministero dedicato alla solitudine nel 2021, dopo che i tassi di suicidio avevano segnato un’impennata durante la pandemia. I risultati raggiunti finora sono ancora deludenti.

In una direzione simile si era già mosso il Regno Unito, che nel 2018 aveva nominato il primo ministro per la solitudine, inserendo l’isolamento nel quadro della salute pubblica. Il ministro spagnolo per le Politiche sociali e l’Agenda 2030, Pablo Bustinduy, ha citato esplicitamente il modello britannico della “prescrizione sociale”, in cui i medici di base prescrivono partecipazione comunitaria come strumento di prevenzione.

Giovani

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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