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Longevità, perché Millennials e Gen X rischiano di vivere meno dei loro genitori

Per oltre un secolo, l’aspettativa di vita negli Stati Uniti è cresciuta in modo costante, ma intorno al 2010 qualcosa si è rotto. Nonostante gli straordinari progressi della medicina e un’economia in crescita, la durata media della vita degli americani ha smesso di aumentare, segnando un divario sempre più profondo rispetto alle altre nazioni ad alto reddito. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas) lancia ora un allarme senza precedenti: le generazioni nate tra il 1970 e il 1985 stanno affrontando una crisi sanitaria che potrebbe portarle a essere le prime a vivere meno di chi le ha precedute.

La fine del progresso: il “punto di rottura” del 2010

Mentre gli altri Paesi hanno continuato a vedere miglioramenti nell’aumento della prospettiva di vita dei propri cittadini, negli Stati Uniti il tasso di mortalità ha iniziato a ristagnare molto prima dell’avvento della pandemia di Covid-19. I ricercatori della University of Texas Medical Branch (Utmb) e della Tufts University hanno analizzato i certificati di morte dal 1979 al 2023, scoprendo che la crisi è sistemica e non riguarda un solo gruppo di età.

Il dottor Neil Mehta, autore senior dello studio, sottolinea un paradosso inquietante: “Stiamo salvando più vite grazie a medicine migliori, ma allo stesso tempo sempre più persone si ammalano”. Questo scollamento tra l’efficacia delle cure e lo stato di salute generale è il motore che sta frenando la longevità americana.

L’allarme per Millennials e Gen X

Il dato più preoccupante riguarda i cosiddetti “Elder Millennials” e i tardi rappresentanti della “Generazione X” (i nati tra il 1970 e il 1985). Queste coorti mostrano tassi di mortalità peggiori rispetto ai loro predecessori alla stessa età per quasi tutte le principali cause: malattie cardiovascolari, tumori e cause esterne.

In particolare, i ricercatori hanno osservato un aumento dei decessi per malattie che un tempo erano rarissime tra i 30 e i 40 anni. “Vedere questi trend peggiorare già ora è allarmante”, spiega Leah Abrams, prima autrice dello studio. “Cosa accadrà quando queste persone avranno 60 anni se non interveniamo subito?”.

Non solo droghe: la minaccia silenziosa di cuore e tumori

Per anni si è pensato che la stagnazione dell’aspettativa di vita fosse dovuta principalmente alle “morti per disperazione”, come l’overdose da oppioidi. Tuttavia, la nuova ricerca rivela che il problema è molto più vasto:

  • Malattie cardiovascolari: sono identificate come il principale driver dello stallo, nonostante decenni di progressi nelle terapie.
  • Il “killer” del colon: si registra un aumento significativo della mortalità per cancro colorettale tra i nati dopo il 1970, un dato che gli esperti collegano direttamente all’epidemia di obesità e a diete poco salutari.
  • Cause esterne: oltre alle droghe, pesano l’aumento dei suicidi, degli omicidi e degli incidenti stradali, fattori che riflettono un profondo malessere sociale.

Secondo gli studiosi, le cause profonde di questa crisi sono da ricercare in fattori sistemici come le crescenti disuguaglianze economiche e lo stress sociale. Lo stress cronico non solo spinge verso comportamenti a rischio e abuso di sostanze, ma ha un impatto biologico diretto sulla salute del cuore e sullo sviluppo di patologie oncologiche. Il 1950 è stato identificato come l’anno di svolta: prima di allora, ogni generazione viveva più della precedente; dopo quella data, il progresso si è invertito o rallentato drasticamente.

Se queste tendenze dovessero persistere, gli Stati Uniti potrebbero trovarsi di fronte a un declino prolungato e sostenuto della speranza di vita. Per invertire la rotta, gli esperti suggeriscono che non basteranno nuove medicine, ma serviranno interventi olistici: ridurre le disparità sociali, migliorare le risorse per le fasce più svantaggiate e promuovere stili di vita più sani fin dall’infanzia.

Popolazione

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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