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Santiago De Martino dice no ai social: quando un tredicenne insegna la privacy agli adulti

Santiago De Martino, figlio di Belén Rodríguez e Stefano De Martino, ha chiesto ai suoi genitori di sparire dai loro profili Instagram. Lo ha fatto voltandosi di spalle durante un video di famiglia, pur di non essere inquadrato.

Ospite del podcast di Giulia Salemi “Non lo faccio x moda”, la zia Cecilia Rodríguez ha spiegato perché non pubblica più le foto di suo nipote: “Santiago ha chiesto di non essere pubblicato più sui social. Prima ogni volta che stavo con lui mi facevo una foto e la pubblicavo adesso non vuole” forse perché “È cresciuto, ha compiuto 13 anni, e gli dà fastidio essere riconosciuto per strada”.

Parole chiare che riaccendono il dibattito sui genitori che pubblicano immagini dei propri figli minorenni sui social.

Lo sharenting: quando il like vale più del consenso 

Il fenomeno è esploso con i Ferragnez, che pubblicavano ogni giorno di vita dei propri figli sin dalla loro nascita, tanto da meritarsi un nome specifico: sharenting, crasi di sharing e parenting. Questa parola descrive la pratica di condividere sistematicamente la vita dei figli online.

Il tema non riguarda solo i vip. Secondo i dati dell’associazione britannica Internet Matters, un genitore pubblica in media 973 foto del figlio prima che compia due anni. In Italia, uno studio della Sapienza stima che un bambino abbia già centinaia di immagini online prima ancora di frequentare le scuole elementari.

La scelta di Santiago non è isolata. Chiara FerragniGiulia De Lellis e Giulia Valentina hanno progressivamente oscurato i figli dai loro contenuti. Le stesse figure che hanno sovraesposto i minori sui social stanno cambiando rotta. Diversi fattori stanno contribuendo a questa inversione, tra cui una maggiore sensibilità sociale e normativa sul tema, nonché le richieste esplicite dei propri figli, che nel frattempo sono cresciuti.

La richiesta di Santiago De Martino arriva proprio nei giorni in cui l’Ue accusa Meta di non fare abbastanza per tutelare i minori di 13 anni sui social media.

Chi decide per il bambino? 

Da un punto di vista giuridico, il punto di partenza è l’art. 2-quinquies del Codice della Privacy: il minore può prestare consenso autonomo alla pubblicazione della propria immagine solo dai 14 anni. Prima, serve l’accordo di chi esercita la responsabilità genitoriale (di entrambi i genitori, non di uno solo).

Il Garante ha chiarito che la pubblicazione online di immagini di minori da parte di un solo genitore costituisce trattamento illecito perché si tratta di un atto di straordinaria amministrazione, con le stesse implicazioni giuridiche di una decisione sulla salute o sul patrimonio del figlio.

Le conseguenze pratiche sono che:

  • Un genitore non può pubblicare immagini del figlio senza il consenso preventivo dell’altro;
  • La violazione può comportare ammonimenti, misure inibitorie e risarcimento;
  • L’art. 147 c.c. include il dovere di proteggere i minori dall’esposizione online non voluta, inclusa quella prodotta dai genitori stessi.

La svolta della Cassazione nel 2024

Il punto di rottura giurisprudenziale è l’ordinanza n. 23018 del 21 agosto 2024 della Cassazione, Prima Sezione Civile. Il caso riguardava la diffusione dell’immagine di un bambino per fini pubblicitari da parte di un solo genitore. La Corte d’Appello aveva escluso il risarcimento perché il bambino non era pienamente identificabile, ma la Cassazione ha ribaltato la decisione: “La lesione della riservatezza non dipende dalla diffusione delle generalità del minore. L’immagine è un diritto assoluto che può essere pregiudicato a prescindere dall’indicazione del nome”, si legge nella motivazione del provvedimento.

Questo significa che il danno sussiste anche se il bambino non viene nominato perché il volto è un dato personale in sé.

Tutela attiva e diritto all’oblio

Nel caso in cui le immagini costituiscano di per sé reato, la situazione diventa più chiara. La legge 71/2017 sul cyberbullismo consente ai minori dai 14 anni, o ai loro genitori a prescindere dall’età del figlio, di chiedere al Garante l’oscuramento di contenuti online dannosi. Si tratta di uno strumento concreto, che però, non agisce sul passato. Un adolescente che chiede la rimozione delle proprie immagini deve fare i conti con anni di contenuti già indicizzati, archiviati su blog o siti di gossip che non hanno obblighi di rimozione automatica.

In tal senso, giova riportare le parole della influencer Giulia De Lellis, che dopo aver condiviso per anni i momenti vissuti con le sue nipotine, ha deciso di cambiare strada con la nascita di Priscilla, la figlia avuta con il rapper Tony Effe. “Sento tutto il vostro affetto e vi assicuro che per me vale tantissimo. Proprio per questo mi dispiace non poter condividere con voi la cosa più bella che mi sia mai capitata. Ma l’idea di esporre così tanto la mia bambina, in un mondo che purtroppo può essere anche pericoloso e dove esistono persone disturbate, maniache e perversemi blocca profondamente”, ha raccontato la trentenne che oggi si definisce “meno ingenua rispetto a otto anni fa” e più consapevole dei rischi.

Il diritto all’oblio, sancito dall’art. 17 del Gdpr come diritto alla cancellazione dei propri dati, esiste, ma il suo esercizio richiede istanze individuali a ciascuna piattaforma e non copre i contenuti già copiati e ricaricati da terzi. Per questo, finora, il modo più efficace per tutelare la propria privacy è fare com Santiago De Martino: voltarsi di spalle e impedire che la propria immagine diventi un intrattenimento da social media.

Giovani

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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