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Ai, 6G e l’addio al rame: cos’è il Digital Networks Act che accelera la connettività dell’Ue

La Commissione europea ha presentato il Digital Networks Act (Dna), una proposta di legge strategica volta a modernizzare, semplificare e armonizzare le norme sulle reti di connettività in tutta l’Unione europea. L’iniziativa nasce dalla necessità di aggiornare le regole attuali per favorire gli investimenti degli operatori nelle reti mobili avanzate e nella fibra ottica, pilastri fondamentali per la competitività europea.

Che cos’è e a cosa serve il Digital Networks Act?

Il Digital Networks Act è un pacchetto legislativo progettato per sostituire il Codice europeo delle comunicazioni elettroniche del 2018. Il suo scopo principale è superare la frammentazione dei mercati nazionali per creare un vero Mercato Unico della connettività. Una rete digitale ad alte prestazioni è considerata essenziale per permettere a cittadini e imprese di sfruttare tecnologie innovative come l’Intelligenza artificiale, il Cloud e il 6G.

Come funziona: le novità principali

Il funzionamento del Dna si basa su quattro pilastri fondamentali:

  • Il “Passaporto unico” per gli operatori: per facilitare le attività transfrontaliere, le aziende potranno fornire servizi in tutta l’Ue registrandosi in un solo Stato membro.
  • Gestione dello spettro radio e satelliti: la proposta introduce un quadro di autorizzazione a livello Ue per i servizi satellitari, garantendo condizioni coordinate e armonizzate. Per quanto riguarda lo spettro radio, le licenze saranno più lunghe e rinnovabili di default, offrendo maggiore prevedibilità agli operatori.
  • Addio al rame entro il 2035: le vecchie reti in rame sono ormai considerate inadeguate. Il Dna introduce l’obbligo per gli Stati membri di presentare, entro il 2029, piani nazionali per lo spegnimento definitivo del rame e la transizione completa alla fibra entro il periodo 2030-2035.
  • Sicurezza e resilienza: viene istituito un Piano di preparazione a livello Ue per rafforzare la capacità dell’Europa di prevenire e rispondere a crisi, disastri naturali o interferenze straniere nelle reti.

Semplificazione e investimenti

Per incoraggiare l’innovazione, il Dna punta a ridurre drasticamente il carico burocratico e gli obblighi di rendicontazione per le imprese, permettendo loro di concentrare le risorse sugli investimenti. Inoltre, la riforma dell’accesso alle reti diventerà più prevedibile, pur mantenendo forme di regolazione dove persistono fallimenti del mercato.

Il nodo “Big Tech” e la neutralità della Rete

Un aspetto molto dibattuto riguarda il rapporto tra operatori di rete e grandi fornitori di contenuti, soprattutto le Big Tech statunitensi. La proposta, infatti, non include il meccanismo di “fair share” – un contributo obbligatorio che le Big Tech avrebbero dovuto versare per lo sviluppo delle infrastrutture – una soluzione sostenuta dalle telco europee ma osteggiata dai fornitori di contenuti digitali. Al suo posto, il Dna propone un meccanismo di cooperazione volontaria per migliorare l’efficienza del traffico e risolvere eventuali dispute. La Commissione ha inoltre ribadito che i principi della neutralità della rete rimarranno pienamente garantiti.

Perché è importante per l’Europa

Secondo la Commissione, l’innovazione europea parte da un’Europa realmente connessa. “Un’infrastruttura digitale resiliente e ad alte prestazioni è essenziale per rafforzare la leadership dell’Europa nell’innovazione, nella competitività e nella sovranità digitale – ha spiegato la vicepresidente esecutiva per la sovranità tecnologica, Henna Virkkunen -. Una connettività avanzata e accessibile permetterà alle start-up di sfruttare il potenziale dell’Ai, consentirà ai medici di assistere i pazienti a distanza, in modo rapido e sicuro. Il nostro obiettivo è un ambiente digitale in cui le nuove tecnologie siano prontamente disponibili, convenienti e basate su regole eque e affidabili a beneficio delle persone”.

La proposta passerà ora all’esame del Parlamento europeo e del Consiglio per l’approvazione definitiva. L’obiettivo politico, espresso dalla Commissione, è quello di far avanzare il Mercato Unico della connettività entro il 2028.

Innovazione

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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