Meno tavoli di pace e più missili. Potremmo riassumere così la linea intrapresa dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump con la firma per il “divorzio” da 66 organizzazioni internazionali, delle quali 31 fanno capo all’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu). Perché? Semplicemente “non servono più agli interessi americani“, ha annunciato il tycoon, il quale ha altre priorità: finanziare una “Dream Military” da 1,5 trilioni di dollari. Liquidando l’Onu come un covo di “ideologie progressiste”, Washington ha deciso che la diplomazia è uno spreco di “sangue e tesoro” americano, segnando una frattura storica nelle relazioni transatlantiche.
Questa mossa, giustificata dalla Casa Bianca come una “difesa degli interessi nazionali” contro “agende globaliste”, isola Washington dai principali forum di sicurezza, ambiente e diritti umani. Per l’Unione europea, il venir meno del partner americano rappresenta una sfida esistenziale che impone una riflessione profonda sulla propria autonomia strategica.
Lo strappo di Washington
Il presidente Trump ha formalizzato il disimpegno degli Stati Uniti da 66 organizzazioni e trattati internazionali, sostenendo che tali enti non servano più gli interessi americani e che promuovono agende “inefficaci o ostili”. Circa la metà di queste realtà appartiene alle Nazioni Unite, includendo organismi vitali come la Convenzione quadro sui cambiamenti climatici (Unfccc), cioè il trattato sul clima del 1992 alla base dell’accordo di Parigi, e l’Ipcc, l’ente scientifico che valuta il riscaldamento globale. Ma anche l’Unesco, l’agenzia culturale delle Nazioni Unite; l’Organizzazione mondiale della sanità e il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite.
Il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che non è più accettabile inviare “il sangue, il sudore e il tesoro del popolo americano” a istituzioni spesso dominate da “ideologie progressiste” come l’uguaglianza di genere e le politiche climatiche.
Cosa cambia per l’Unione europea?
Cosa rappresenta per l’Unione europea il ritiro americano da tali organizzazioni internazionali? Per l’Ue, il ritiro americano crea sostanzialmente un vuoto di leadership nei forum internazionali che potrebbe presto essere colmato da rivali strategici, come Cina e Russia.
Mentre l’Ue continua ad avanzare nelle proprie ambizioni per ridurre le emissioni di gas serra sul Pianeta e promuovere la crescita e lo sviluppo di energie rinnovabili, gli Stati Uniti cementano il proprio isolamento diplomatico, lasciando agli alleati il peso della gestione delle crisi globali. Questa decisione è vista da molti critici del tycoon come un segnale di “disprezzo” verso le politiche climatiche essenziali e costringerà l’Europa a decidere se assumere un ruolo guida solitario o soccombere alla frammentazione dell’ordine internazionale.
“Rammarico” per il ritiro degli Stati Uniti dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfcc), è stato espresso dal commissario europeo al Clima, Wopke Hoekstra. “La decisione della più grande economia mondiale e secondo produttore di emissioni di ritirarsi è deplorevole e spiacevole“, ha scritto il commissario in un post su X.
The UNFCCC underpins global climate action. It brings countries together to support climate, reduce emissions, adapt to climate change, and track progress. The decision by the world’s largest economy and second-largest emitter to retreat from it is regrettable and unfortunate.
— Wopke Hoekstra (@WBHoekstra) January 8, 2026
Dalla diplomazia alla forza militare: il nuovo budget di Trump
Se da un lato, Trump ha deciso di ritirarsi dall’agenda globale, dall’altro lato ha segnato chiaramente quali siano le priorità della propria. Con un incremento massiccio della spesa militare per un budget da 1,5 trilioni di dollari per il 2027, il presidente statunitense spinge per quello che la stampa Usa ha definito un “imperialismo americano”, citando il recente caso del Venezuela e quello che si appresta a diventare il prossimo, in Groenlandia.
“Il nostro bilancio militare per il 2027 non dovrebbe essere di 1 trilione di dollari, ma piuttosto di 1,5 trilioni di dollari“, ha scritto Trump sui social media. “Questo ci permetterà di costruire l’”Esercito dei Sogni” a cui abbiamo da tempo diritto e, cosa ancora più importante, ci manterrà sicuri e protetti, indipendentemente dal nemico”.
Questo nesso non è casuale: il ritiro da alcune delle maggiori organizzazioni Onu riflette una visione della politica estera che rifugge il consenso tra nazioni per concentrarsi quasi esclusivamente sulla proiezione della potenza e del dominio americano. Il ritiro riguarda, ad esempio, gli impegni assunti su clima, sicurezza, salute materna, pianificazione familiare, lotta alla violenza sessuale nei conflitti: la scelta di Washington di non cooperare più con enti che si occupano di diritti umani e sicurezza internazionale lascia presagire un futuro di incertezza legale e politica, con possibili sfide giudiziarie sulla legittimità costituzionale di tali revoche unilaterali. Le regole condivise fino ad oggi hanno iniziato ad avere un peso inferiore della forza militare? Che sia proprio l’Unione europea l’ultimo baluardo del sistema basato sulle regole internazionali?
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