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Dall’Europarlamento via libera alla direttiva anti-corruzione: cosa cambia e perché riguarda l’Italia

L’Europarlamento dà l’ok alle norme anticorruzione che introducono un quadro penale comune per prevenire e combattere quella che viene definita come un’area di “crimini particolarmente gravi con dimensione transfrontaliera”. La direttiva è stata adottata ieri con 581 voti favorevoli, 21 contrari e 42 astensioni, dunque con una maggioranza molto ampia. Tra i reati previsi, c’è anche l’abuso d’ufficio: un tema che tocca molto da vicino l’Italia, che nel 2024 ha eliminato questo reato dal proprio codice civile e che dovrà re-introdurlo.

Una definizione uniforme dei reati e delle sanzioni

Attualmente, ogni Paese ha regole diverse riguardo la corruzione, cosa che rende difficile intervenire, soprattutto nei casi transfrontalieri. Per questo motivo, la direttiva stabilisce regole minime uguali nell’Unione, in modo da evitare “zone grigie” tra Stati. A partire da cosa si intenda per tutta una serie di reati:

  • corruzione (tangenti)
  • appropriazione indebita
  • traffico di influenze
  • abuso d’ufficio
  • arricchimento illecito  
  • ostruzione della giustizia
  • corruzione nel settore privato.

Uniformare queste fattispecie è fondamentale, perché oggi uno stesso comportamento può essere reato grave in un Paese e meno grave in un altro, come dimostra il caso italiano con la depenalizzazione dell’abuso d’ufficio.

La direttiva mira inoltre a colmare le lacune in materia di sanzioni, introducendo un sistema comune di pene ‘massime minime’ a livello Ue. In poche parole, gli Stati non potranno prevedere pene troppo basse, rimando invece padroni di essere più severi e di adattare le disposizioni ai propri ordinamenti giuridici.

Più cooperazione tra Stati e agenzie europee

La normativa, concordata provvisoriamente tra Parlamento e Consiglio lo scorso dicembre, rafforza poi la collaborazione tra autorità nazionali e organismi dell’Ue, tra cui l’Ufficio europeo per la lotta antifrode (Olaf), la Procura europea, Europol ed Eurojust, in modo da migliorare lo scambio di informazioni e il coordinamento tra Paesi. Questo serve soprattutto per combattere le reti criminali internazionali e la corruzione legata a fondi europei.

Più trasparenza e dati condivisi

Ancora, gli Stati membri dovranno pubblicare annualmente dati comparabili e leggibili automaticamente, in modo da confrontare i Paesi, migliorare le politiche basandosi su dati concreti e aumentare la pressione pubblica.

Obbligo di strategie anticorruzione nazionali

Ogni Stato dovrà anche adottare una strategia anticorruzione, aggiornarla periodicamente e coinvolgere la società civile. Inoltre dovrà effettuare valutazioni del rischio e garantire sistemi solidi in materia di conflitti di interesse, trasparenza del finanziamento politico e standard di integrità.

Organismi indipendenti obbligatori

I Paesi dovranno avere autorità dedicate specificatamente alla lotta alla corruzione e sufficientemente indipendenti dal potere politico, sia per prevenire e contrastare il fenomeno. L’obiettivo è evitare interferenze, garantire controlli reali e strutturare una prevenzione che consenta di andare oltre la repressione. Quest’ultima, infatti, interviene quando il reato, e dunque il danno, si è già verificato.

Ora la direttiva deve essere approvata formalmente dal Consiglio Ue. Dopo questo passaggio, verrà pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Ue per entrare in vigore passati 20 giorni. A quel punto, gli Stati avranno 24 mesi per recepirla, 36 mesi per le e analisi del rischio e le strategie nazionali.

“Legge storica”

Per l’eurodeputata Raquel García Hermida-van der Walle (Renew), “La corruzione ha portato al silenzio dei giornalisti, all’uccisione di cittadini e alla soppressione di vite. Dietro ogni statistica si cela un nome, una storia e un futuro negato. La corruzione inoltre sottrae miliardi alle nostre economie, erode la fiducia nel governo e mina la democrazia stessa. Se non contrastata, minaccia le fondamenta stesse della nostra Unione. Questa legge è storica”.

Il caso Italia

Come anticipato, l’approvazione dei co-legislatori alla direttiva riguarda da vicino l’Italia, che ha eliminato il reato dell’abuso d’ufficio e che ora dovrà essere reintrodurlo “obbligatoriamente per almeno due fattispecie, le più gravi”, ha dichiarato Hermida.

La nuova normativa definisce il reato in questione come l’”esercizio illecito di funzioni pubbliche” e chiede che i Paesi vi facciano rientrare “determinate violazioni gravi della legge derivanti dall’esecuzione o dall’omissione di un atto da parte di un funzionario pubblico“. 

Ottimista la presidente dell’Europarlamento, Roberta Metsola: “Se guardo ai voti all’interno del Consiglio Ue, l’Italia ha votato a favore di queste regole. Quindi spero che la direttiva sia applicata”.

Il presidente dell’Autorità anticorruzione italiana, Giuseppe Busia, ha espresso soddisfazione: “Il via libera a stragrande maggioranza del Parlamento europeo della direttiva Ue costituisce un passaggio fondamentale per l’Europa intera e i Paesi membri. In una materia tanto essenziale per la tutela dello stato di diritto e per lo sviluppo economico, fissa finalmente standard comuni e soprattutto scongiura il rischio, tutt’altro che teorico, di passi indietro da parte di singoli Paesi membri”.

Ma la delegazione della Lega all’Eurocamera, in una nota diffusa a margine del voto in miniplenaria, ha offerto una visione diversa: “La proposta di direttiva anti-corruzione non reintroduce l’abuso d’ufficio. Il testo fa generico riferimento ‘all’esercizio illecito di funzioni pubbliche’, lasciando agli Stati membri ampia libertà sulle condotte dei pubblici ufficiali soggette a reato penale. In effetti, l’abuso d’ufficio è stato stralciato dal testo finale, durante i negoziati interistituzionali”.

Casa Europa

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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