‘Comprare’ i groenlandesi dando a ciascuno di loro una cifra tra i 10mila e i 100mila dollari. Così il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, secondo un’esclusiva pubblicata oggi da Reuters, intenderebbe appropriarsi della Groenlandia, da lui fortemente desiderata in quanto – ha detto più volte – “essenziale per la sicurezza degli Usa”. Facendo i conti, si tratterebbe di una somma tra i 570 milioni di dollari nell’ipotesi minima prospettata e di quasi 6 miliardi in quella massima.
Staccare la Groenlandia dalla Danimarca
Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa britannica, funzionari statunitensi stanno proponendo di corrispondere ai groenlandesi una somma forfettaria per convincerli a staccarsi dalla Danimarca, cui appartengono come territorio autonomo, e a unirsi agli Stati Uniti. Gli Usa starebbero dunque agendo di sponda, dopo che alla ripetuta richiesta di acquisto Nuuk e Copenaghen hanno sempre risposto che l’isola, ricca di materie prima critiche e strategicamente posizionata, non è in vendita.
D’altronde un Paese democratico non può vendere parti del proprio territorio o i propri cittadini, tanto meno senza il consenso di questi ultimi. Ed è proprio questo consenso quello che l’amministrazione Trump sta cercando di ottenere, facendo leva sulle spinte indipendentistiche della popolazione, dipendente dai danesi per la propria sopravvivenza ma attraversata da uno storico risentimento verso Copenaghen.
La Casa Bianca a inizio settimana ha fatto sapere che Trump sta valutando “come potrebbe apparire un potenziale acquisto” come strada preferita ma che l’opzione militare è sempre a disposizione. Un’ipotesi, questa, già ventilata dal presidente subito dopo l’inizio del suo mandato, ma diventata concreta dopo il blitz americano che il 3 gennaio ha portato alla destituzione del presidente venezuelano Nicolás Maduro e all’imposizione sul Paese sudamericano di una sorta di protettorato a stelle e strisce.
Meloni: “L’usa della forza non converrebbe a nessuno, nemmeno agli Usa”
La premier italiana Giorgia Meloni, come molti altri europei in questi giorni, ha sottolineato oggi in conferenza stampa di non credere “all’ipotesi di un’azione militare, opzione che ovviamente non condividerei ma che ritengo non converrebbe a nessuno, nemmeno agli Usa”. Se avvenisse, ha continuato, “sono note le implicazioni per l’Alleanza”, e proprio in seno a quest’ultima dovrebbe avvenire il dibattito.
I militari danesi reagiranno a un’invasione
Al momento, come ha ricordato Meloni, l’ipotesi di ricorrere alla forza “è stata esclusa da Rubio e da Trump”, ma va osservato che gli Usa già possiedono in loco una propria base militare che oggi ospita 150 soldati ma potrebbe arrivare a 10mila (a fronte di 57mila groenlandesi). Il punto è che se gli Usa decidessero di ‘invaderla’, oltre al fatto che ci impiegherebbero mezzo pomeriggio, nessuno combatterebbe per essa, come ha evidenziato senza giri di parole il capo di gabinetto Usa Stephen Miller. La difesa danese ha però confermato ai media nazionali che, in base a un decreto reale del 1952, l’esercito ha l’ordine permanente di resistere a qualsiasi tentativo armato di impadronirsi della Groenlandia, anche senza una dichiarazione di guerra formale. Tradotto, i suoi militari combatteranno contro le truppe americane in caso di invasione.
Europa compatta nella difesa (a parole) della Groenlandia
Nuuk ha chiesto un incontro con il segretario di Stato americano Marco Rubio per parlare delle affermazioni dell’amministrazione statunitense, incontro previsto per la prossima settimana. Intanto l’Europa difende compatta l’isola.
La presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio Europeo António Costa hanno sottolineato l’inviolabilità dei confini, la preminenza del diritto (“la legge è più forte della forza”, ha rimarcato la prima) e il principio di autodeterminazione dei popoli (“nulla può essere deciso su Danimarca o Groenlandia senza Danimarca o Groenlandia”, ha sottolineato il secondo). Una posizione che ha riecheggiato quella espressa da Italia, Spagna, Polonia, Francia, Germania, Regno Unito e Danimarca in una dichiarazione congiunta rilasciata martedì dopo le esternazioni della Casa Bianca.
Parigi ha anche fatto sapere di stare lavorando a un piano nel caso in cui gli Usa procedessero per davvero per via militare.
Le opzioni in mano all’Europa
D’altronde, le opzioni in mano all’Unione non sono molte. Il blocco potrebbero trovare un compromesso, scambiare l’isola per ottenere un migliore accordo di pace in Ucraina, procedere a ritorsioni economiche contro gli Stati Uniti o pensare all’invio di truppe, più con funzione di deterrenza che con l’idea di poter davvero fermare un’operazione americana.
L’eurodeputato danese Per Clausen sta raccogliendo firme per chiedere formalmente ai leader dei gruppi politici nell’Europarlamento di sospendere la ratifica dell’accordo commerciale con gli Stati Uniti se questi non rinunciano alle proprie mire sulla Groenlandia.
Un’altra opzione è quella di raggiungere un accordo del tipo ‘Compact of Free Association’, una via già percorsa ad esempio con le Isole Marshall e Palau. Ogni accordo ha le proprie peculiarità, ma generalmente gli Stati Uniti forniscono diversi servizi essenziali e sussidi e in cambio possono operare militarmente in modo libero. Naturalmente, per arrivare a un’intesa del genere, la Groenlandia dovrebbe essersi separata dalla Danimarca, e corrispondere una somma a ogni abitante dovrebbe servire proprio a a convincerli a procedere in questa direzione. Ma se dai sondaggi risulta che la maggioranza (il 56%) dei groenlandesi è a favore dell’indipendenza, è pur vero l’85% di loro non vuole fare parte degli Stati Uniti. La scorsa primavera tre americani sono stati scoperti a portare avanti campagne per influenzare l’opinione pubblica, e il governo danese ha dovuto convocare l’incaricato d’affari della Casa Bianca.
Infine, l’Ue e Copenaghen stanno cercando di offrire di più di Trump. Una bozza di proposta della Commissione pubblicata a settembre propone che l’Unione raddoppi la spesa per la Groenlandia a partire dal 2028, portandola a 530 milioni di euro per sette anni. L’isola potrebbe anche richiedere 44 milioni di euro di finanziamenti europei per i territori remoti associati: risorse che si aggiungerebbero ai fondi che Copenaghen corrisponde nell’ambito del suo accordo con il territorio autonomo. Basteranno?
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