Il 2026 si preannuncia come un “anno di svolta geopolitica cruciale”, segnato da una profonda incertezza globale che mette a dura prova la “stabilità dell’ordine internazionale”. A evidenziarlo è il report annuale del think tank Eurasia Group, secondo il quale il mondo sta attraversando una fase di transizione caotica, definita non da conflitti diretti tra grandi potenze, ma da una serie di crisi sistemiche interconnesse. Al centro di questo scenario turbolento vi è la “rivoluzione politica” negli Stati Uniti, che sta smantellando i presupposti dell’alleanza transatlantica. L’Europa, circondata da avversari e indebolita da governi fragili, appare particolarmente vulnerabile a questo nuovo disordine.
Dall’altro lato, mentre la Cina consolida il suo primato tecnologico e la Russia intensifica le operazioni di guerra ibrida, emergono nuove minacce legate all’uso distorto dell’intelligenza artificiale e alla scarsità di risorse vitali come l’acqua. Per l’Unione europea, navigare in questo mare in tempesta richiederà una coesione interna che oggi sembra mancare, mettendo a rischio il futuro stesso del progetto comunitario.
“Nella nostra vita – scrivono Ian Bremmer e Cliff Kupman, a capo di Eurasia Group -, non abbiamo mai visto un presidente americano così determinato e così capace di cambiare il sistema politico e, di conseguenza, il ruolo degli Stati Uniti nel mondo”. “Per gli altri paesi – continuano gli autori -, gli Stati Uniti sono diventati imprevedibili e inaffidabili. Rispondere a questa nuova realtà è diventato un compito geopolitico urgente. Alcuni ci riusciranno: la Cina oggi si trova in una posizione geopolitica più forte; lo stesso vale per l’India e gli stati del Golfo. Altri falliranno: l’Europa è ora circondata da avversari e probabilmente è troppo tardi per reinventarsi in modo efficace. Altri ancora cercheranno di difendersi, diversificare le proprie opzioni e trovare modi per tirare avanti al meglio: Canada, Messico e gran parte del Sud globale”.
“Oggi il mondo è testimone di circa 60 conflitti attivi, il numero più alto dalla Seconda guerra mondiale. E mentre alcuni si risolveranno in cessate il fuoco, pochi diventeranno stabili. Perché in un periodo di sconvolgimenti, quasi tutti sono principalmente preoccupati di mettere ordine in casa propria”, hanno aggiunto.
Ecco i dieci rischi globali che, secondo gli analisti del think tank, definiranno il volto del 2026.
1. La rivoluzione politica americana
Gli Stati Uniti stanno vivendo una trasformazione radicale del proprio sistema politico. Il presidente Donald Trump sta smantellando sistematicamente i pesi e contrappesi istituzionali, cercando di politicizzare l’apparato statale e utilizzare agenzie come il Dipartimento di Giustizia e l’Fbi contro i propri avversari interni. Questa rivoluzione rende gli Usa un partner imprevedibile e inaffidabile per il resto del mondo, con implicazioni che dureranno per generazioni.
2. Lo scontro energetico: elettroni contro molecole
Mentre la Cina ha ormai dominato lo “stack elettrico” globale (batterie, veicoli elettrici, rinnovabili), gli Stati Uniti si stanno riposizionando come il principale “petrostato” mondiale. Washington sta offrendo al mondo infrastrutture energetiche del XX secolo, mentre Pechino propone le tecnologie del XXI secolo. Questo divario mette l’industria americana, e per riflesso quella europea, in una posizione di svantaggio competitivo a causa di costi energetici più elevati e ritardi nello sviluppo tecnologico.
3. La “Dottrina Donroe” in America Latina
L’amministrazione Trump sta riaffermando il primato americano nel proprio emisfero attraverso una versione aggressiva della “Dottrina Monroe”. Questa strategia combina pressioni militari, coercizione economica e interventi diretti, come il raid per catturare Nicolás Maduro in Venezuela. L’obiettivo è espellere l’influenza di Cina e Russia dalla regione atlantica, ma l’uso eccessivo della forza rischia di alimentare sentimenti anti-americani e spingere i partner regionali a cercare protezione proprio verso Pechino.
4. Europa sotto assedio
Il centro politico europeo sta crollando simultaneamente in Francia, Germania e Regno Unito. I governi di questi Paesi sono impopolari e paralizzati da spinte populiste, mentre l’amministrazione americana tifa apertamente per il loro collasso. Questa debolezza interna impedisce all’Europa di affrontare il proprio declino economico e di colmare il vuoto di sicurezza lasciato dal disimpegno americano, lasciando l’Ucraina più esposta alle pressioni russe.
5. Il “secondo fronte” della Russia
Il pericolo maggiore per l’Europa si sposta verso la guerra ibrida tra Russia e Nato. Vladimir Putin intensifica le operazioni in “zona grigia”, come sabotaggi a infrastrutture critiche, interferenze elettorali e violazioni dello spazio aereo, convinto che queste azioni rimangano al di sotto della soglia di una risposta militare collettiva. Tuttavia, per la prima volta, la Nato sta iniziando a rispondere in modo più assertivo, aumentando il rischio di incidenti diretti nel cuore del continente.
6. Capitalismo di Stato con caratteristiche americane
Gli Stati Uniti stanno adottando un modello di intervento economico personalistico e transazionale, simile per certi versi a quello cinese. Il governo acquisisce partecipazioni in aziende strategiche (come Intel) e favorisce le imprese che si allineano all’agenda politica del presidente Trump. Questo sistema premia la lealtà politica piuttosto che la produttività, minando la certezza del diritto e scoraggiando gli investimenti a lungo termine basati sul merito.
7. La trappola della deflazione cinese
L’economia cinese è intrappolata in una spirale deflazionistica causata dal crollo del mercato immobiliare e dalla debolezza della domanda interna. Xi Jinping preferisce dare priorità al controllo politico e alla supremazia tecnologica piuttosto che a stimoli ai consumi, aggravando la crisi sociale e la disoccupazione giovanile. Di conseguenza, Pechino sta esportando la propria sovrapproduzione a prezzi stracciati sui mercati mondiali, scatenando nuove guerre commerciali.
8. L’intelligenza artificiale “mangia” i suoi utenti
Sotto la pressione di generare profitti, le aziende di Ai stanno adottando modelli di business non privi di preoccupazioni. Algoritmi ottimizzati per l’engagement massimo rischiano di erodere l’autonomia individuale e le capacità cognitive degli utenti, trasformando l’Ai in uno strumento di manipolazione psicologica. Senza regole comuni, questa tecnologia rischia di minare la stabilità sociale prima ancora di produrre i benefici economici promessi, attenziona Eurasia Group.
9. Lo “Zombie Usmca”
L’accordo commerciale tra Stati Uniti, Messico e Canada (Usmca) si trova in un limbo incerto. Trump evita di rinnovare il Trattato per mantenere un potere negoziale bilaterale costante, forzando i partner a fare concessioni continue su temi come l’immigrazione e la sicurezza. Questa incertezza cronica danneggia le catene di approvvigionamento nordamericane e rende difficile per le aziende pianificare investimenti a lungo termine.
10. L’acqua come arma di conflitto
Anche la scarsità di una risorsa come l’acqua sta diventando una minaccia alla sicurezza nazionale in diverse regioni calde del pianeta. Dalla valle dell’Indo al bacino del Nilo e al Sahel, gli Stati e i gruppi non statali utilizzano il controllo delle risorse idriche come strumento di pressione politica o leva militare. In assenza di una governance globale per la gestione delle acque transfrontaliere, ogni siccità rischia di trasformarsi in un innesco per conflitti violenti.
“Il prossimo ordine globale sarà più rapido, più caotico e più difficile da navigare e comprendere. Ma potrebbe, solo potrebbe, riflettere meglio i valori e le esigenze dei miliardi di esseri umani sempre più istruiti che abitano oggi il pianeta. Per arrivarci, bisogna partire da una migliore comprensione. Questo rapporto, e il lavoro che svolgeremo nel prossimo anno per dargli voce e per assumerci la responsabilità di ciò che afferma, è il nostro contributo a questo processo”, concludono gli analisti.
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