Le proteste che attraversano l’Iran dalla fine di dicembre hanno rapidamente superato la dimensione di una crisi interna, proiettandosi sul piano internazionale come un fattore di instabilità politica e diplomatica. Le manifestazioni, innescate dal deterioramento delle condizioni economiche e dal crollo della valuta, si sono estese a tutto il territorio nazionale e hanno assunto un carattere apertamente politico, con richieste che investono diritti, libertà e modalità di esercizio del potere.
La risposta delle autorità iraniane, basata sull’intervento delle forze di sicurezza, su arresti di massa e sul controllo delle comunicazioni, ha riportato l’Iran al centro dell’agenda europea. A Bruxelles, le istituzioni dell’Unione seguono l’evoluzione della situazione attraverso dichiarazioni ufficiali e valutazioni operative, collocando la crisi in un quadro che comprende diritti fondamentali, rapporti regionali e strumenti di pressione già in parte attivi.
Le manifestazioni in Iran e il quadro della repressione
Le informazioni disponibili, provenienti da organizzazioni per i diritti umani e riprese da fonti istituzionali europee, descrivono una mobilitazione che ha coinvolto tutte le 31 province iraniane. La protesta, partita dalle donne e rafforzata dal progressivo peggioramento delle condizioni di vita, si è diffusa in un contesto segnato da inflazione elevata, svalutazione del rial e difficoltà di accesso ai beni essenziali. Questi elementi hanno trasformato il disagio economico in una contestazione più ampia, che investe il rapporto tra cittadini e autorità.
La gestione dell’ordine pubblico ha seguito uno schema già osservato in precedenti ondate di proteste. Secondo i dati diffusi dall’organizzazione Hrana, almeno 65 persone hanno perso la vita e oltre 2.300 sono state arrestate dall’inizio delle manifestazioni del 28 dicembre. Altre organizzazioni per i diritti umani, come Iran Human Rights con sede a Oslo, stimano un bilancio più elevato, parlando di quasi 200 vittime, mentre alcune fonti indicano numeri ancora superiori. Le restrizioni all’accesso a internet e alle reti mobili hanno complicato la verifica indipendente dei dati, riducendo la circolazione delle informazioni e il coordinamento tra i manifestanti.
Il blocco delle comunicazioni è stato segnalato dalle istituzioni europee come un elemento rilevante della risposta repressiva. La limitazione del flusso informativo non solo incide sulla capacità di documentare gli eventi, ma viene letta come parte di una strategia più ampia di contenimento della protesta. In questo quadro, la crisi iraniana assume una dimensione che va oltre la gestione interna dell’ordine pubblico, toccando il rispetto degli impegni internazionali in materia di diritti civili e politici.
La posizione di Bruxelles sulla crisi iraniana
La posizione dell’Unione europea è stata espressa tramite dichiarazioni ufficiali delle istituzioni competenti. L’Alta rappresentante per gli affari esteri Kaja Kallas ha collegato direttamente le proteste alla legittimità delle richieste avanzate dalla popolazione iraniana. “Il popolo iraniano sta lottando per il proprio futuro. Ignorando le sue legittime richieste, il regime mostra il suo vero volto”, ha dichiarato via social, aggiungendo che “le immagini provenienti da Teheran rivelano una risposta sproporzionata e pesante da parte delle forze di sicurezza” e che “qualsiasi violenza contro i manifestanti pacifici è inaccettabile”.
Kallas ha inoltre richiamato l’attenzione sul blocco delle comunicazioni, affermando che “bloccare l’accesso a internet mentre si sopprimono violentemente le proteste smaschera un regime che ha paura del proprio popolo”. Le sue dichiarazioni sono state accompagnate da una valutazione sulle possibili risposte europee. In interviste a testate internazionali, l’Alta rappresentante ha dichiarato di essere pronta a proporre ulteriori sanzioni in risposta a quella che ha definito la “brutale repressione” delle manifestazioni, precisando che eventuali nuove misure si aggiungerebbero ai regimi già in vigore per violazioni dei diritti umani, proliferazione nucleare e sostegno di Teheran alla Russia nella guerra in Ucraina.
Sulla stessa linea si è collocata la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. In un messaggio pubblico, von der Leyen ha affermato: “Le strade di Teheran e delle città di tutto il mondo risuonano dei passi delle donne e degli uomini iraniani che chiedono libertà”. La presidente ha quindi ribadito che l’Europa “condanna in modo inequivocabile la violenta repressione di queste legittime manifestazioni” e ha chiesto il rilascio immediato dei manifestanti detenuti, il ripristino del pieno accesso a internet e il rispetto dei diritti fondamentali, sottolineando che la Commissione monitora attentamente l’evolversi della situazione.
Sanzioni e opzioni sul tavolo europeo
Nel confronto con Teheran, l’Unione europea non parte da una pagina bianca. Bruxelles dispone già di un quadro sanzionatorio articolato, costruito nel tempo attraverso regimi distinti ma complementari, che costituiscono la base operativa su cui si innestano le valutazioni attuali. Un primo livello riguarda le violazioni dei diritti umani, con misure mirate contro individui ed entità ritenuti responsabili di repressioni, arresti arbitrari e uso della forza contro manifestanti. Le sanzioni prevedono il congelamento dei beni nell’Unione europea e il divieto di ingresso nel territorio degli Stati membri, con aggiornamenti periodici delle liste sulla base delle informazioni raccolte dalle istituzioni e dalle capitali.
Un secondo pilastro è legato alla non proliferazione nucleare. Le misure in vigore includono restrizioni finanziarie, controlli sulle esportazioni di tecnologie sensibili e limitazioni ai rapporti con soggetti coinvolti nel programma nucleare iraniano. Questo regime, pur modificato nel tempo in funzione dei negoziati sul nucleare, resta formalmente attivo e costituisce una componente strutturale della pressione europea su Teheran.
Più recente è il capitolo connesso al sostegno militare dell’Iran alla Russia nel contesto della guerra in Ucraina. L’Unione ha introdotto sanzioni specifiche contro individui e aziende coinvolti nella produzione e nella fornitura di droni e altri sistemi utilizzati dalle forze russe, ampliando il perimetro delle misure già esistenti e integrandole in un quadro di sicurezza più ampio.
Il possibile rafforzamento delle sanzioni si colloca all’interno di questa architettura già operativa. Le valutazioni in corso a Bruxelles non riguardano la creazione di nuovi regimi, ma l’estensione delle liste nell’ambito di quelli esistenti, attraverso l’inserimento di ulteriori nominativi o entità ritenuti coinvolti nella repressione delle proteste. Questo approccio consente all’Unione di agire in continuità giuridica, mantenendo un impianto mirato e riducendo l’impatto su settori non direttamente collegati alle violazioni contestate.
Il rafforzamento delle misure resta tuttavia legato al confronto tra gli Stati membri. Le diverse sensibilità incidono sui tempi e sull’ampiezza delle decisioni, in un equilibrio che tiene insieme la pressione politica, la gestione dei rapporti diplomatici e la necessità di preservare canali di interlocuzione su dossier considerati strategici. In questo quadro, le sanzioni continuano a rappresentare lo strumento centrale dell’azione europea nei confronti dell’Iran, già disponibile e suscettibile di ulteriori adattamenti.
Il contributo delle istituzioni europee alla gestione della crisi iraniana
Accanto alla Commissione e al Servizio europeo per l’azione esterna, anche il Parlamento europeo ha contribuito a definire il quadro politico. La presidente Roberta Metsola ha dichiarato in un videomessaggio diffuso sui social che “il popolo dell’Iran non sta protestando, sta gridando”, aggiungendo che l’Europa e il mondo stanno ascoltando. Metsola ha richiamato l’attenzione sulle vittime e sulla mobilitazione di una nuova generazione, facendo riferimento alla figura di Jina Mahsa Amini come simbolo di una contestazione che rifiuta i vincoli della teocrazia.
Sul piano operativo, il Servizio europeo per l’azione esterna ha ribadito la richiesta di moderazione alle forze di sicurezza iraniane. La portavoce Anitta Hipper ha dichiarato che l’Unione segue da vicino l’evolversi della situazione, esprimendo preoccupazione per il numero di morti e feriti segnalati e sollecitando le autorità iraniane a rispettare la libertà di espressione, di associazione e di riunione pacifica, oltre a consentire il libero flusso di informazioni e l’accesso a internet.
Nel loro insieme, le prese di posizione delle istituzioni europee delineano una risposta basata su comunicazioni ufficiali, richieste operative e valutazioni sugli strumenti di pressione disponibili. La crisi iraniana continua a essere seguita dalle istituzioni europee nel quadro di un confronto diplomatico in evoluzione, mentre proseguono le valutazioni nel quadro di un confronto diplomatico ancora in corso.
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