Venerdì 27 marzo Bruxelles sarà teatro di una nuova protesta per chiedere che Israele venga estromessa da Horizon Europe, il principale programma di finanziamento dell’Ue per la ricerca e l’innovazione. Lo Stato ebraico ha aderito a Orizzonte Europa nel 2021 e potrebbe incassare dal programma 1,11 miliardi di euro tra imprese, università ed enti pubblici israeliani. Gli organizzatori della protesta sottolineano che tra i 231 beneficiari israeliani e i relativi 921 progetti totali figurano società strettamente connesse all’Idf.
Cosa chiedono i manifestanti
“Con la crescente militarizzazione e l’adozione di tecnologie a duplice uso, le università e le aziende israeliane potrebbero ricevere miliardi per i loro strumenti di sorveglianza, repressione e controllo, collaudati sul campo di battaglia a spese dei palestinesi”, spiegano gli organizzatori della protesta tra cui Justice for Palestine e Brussels against genocide. I manifestanti vogliono impedire “che il proprio denaro finanzi il genocidio“ e chiedono che “l’Ue ponga termine al sostegno finanziario a Israele ora”.
La manifestazione rientra nel contesto dell’Iniziativa dei Cittadini Europei (Ice), registrata ufficialmente nel novembre 2025 e sostenuta dal gruppo europarlamentare de La Sinistra. Da inizio anno, l’Ice ha fatto partire la raccolta firme per chiedere formalmente alla Commissione europea di presentare al Consiglio una proposta di sospensione totale dell’accordo di associazione con Israele. A tal fine, devono essere raccolte almeno 1 milione di firme totali in almeno 7 Paesi membri dell’Unione.
L’accordo di cooperazione con Israele
Oltre all’estromissione di Israele da Horizone Europe, gli organizzatori chiedono la sospensione dell’accordo di cooperazione tra Israele e Ue, che rappresenta il principale partner commerciale del Paese guidato da Benjamin Netanyahu.
A seguito delle operazioni delle Idf a Gaza, l’accordo, firmato nel 1995, viene contestato da mesi: “Israele ha inoltre messo in atto un blocco degli aiuti umanitari assimilabile all’uso della fame come arma di guerra, sta violando molteplici norme e obblighi di diritto internazionale e non riesce a prevenire il crimine di genocidio come disposto dalla Corte internazionale di giustizia”, si legge nel testo depositato dai promotori della manifestazione.
Nonostante sia stata discussa la revisione dell’Accordo e nonostante il Servizio europeo per l’Azione esterna (Seae) abbia certificato la violazione dell’articolo 2 dell’Accordo di associazione (che impone il rispetto dei diritti umani e dei principi democratici), Bruxelles ha sospeso il partenariato con Israele solo in relazione alle start-up che rientrano nel quadro dell’Eic Accelerator.
Le aziende finanziate da Horizon Europe e collegate alle azioni militari delle Idf
I manifestanti sottolineano che alcune aziende beneficiarie di finanziamenti Horizon Europe sono direttamente coinvolte nella produzione di sistemi d’arma usati dall’esercito israeliano, come emerso da un’inchiesta dell’Irish Times e da un’interrogazione parlamentare europea (E-003467/2025), che ha portato la Commissione a rispondere pubblicamente sul tema.
Tra le aziende citate c’è Xtend, una startup israeliana specializzata in droni Fpv (first person view) che sviluppa il sistema Skylord, progettato per operazioni in ambienti urbani e spazi chiusi. Nel 2025 il ministero della Difesa israeliano ha firmato un contratto multimilionario con Xtend per la fornitura di migliaia di droni alle forze di terra dell’Idf, definendo Skylord “una delle tecnologie più efficaci per missioni di guerra urbana, in particolare combattimento al chiuso e a distanza ravvicinata”. Secondo l’inchiesta dell’Irish Times citata nell’interrogazione E-003467/2025, Xtend ha ricevuto 50.000 euro da Horizon Europe — nell’ambito del programma Eic — per sviluppare proprio il sistema Skylord.
Rafael Advanced Defense Systems, invece, è uno dei più grandi gruppi pubblici di difesa israeliani, nato come laboratorio di ricerca del ministero della Difesa. Produce componenti e intercettori per il sistema Iron Dome, il sistema di protezione attiva Trophy per carri armati, missili aria-terra e sistemi navali impiegati nelle operazioni su Gaza e in Libano. La stessa interrogazione parlamentare segnala che Rafael è destinataria di 442.750 euro di fondi Horizon Europe all’interno di un progetto di “sorveglianza subacquea per deterrenza degli intrusi”.
Lo stesso ministero della Difesa israeliano appare come beneficiario diretto del progetto di ricerca europeo: secondo quanto emerso dall’interrogazione E-003467/2025, avrebbe ricevuto 100.000 euro nel medesimo progetto di sorveglianza subacquea finanziato portato avanti da Rafael.
Tra i grandi nomi emersi c’è anche Israel Aerospace Industries (Iai), il grande gruppo statale aerospaziale che produce droni Hermes 450/900 e altri Uav usati dall’Idf nella sorveglianza e nei bombardamenti su Gaza e Cisgiordania, oltre a missili di precisione, sistemi radar e componenti per i caccia F-35.
Secondo dati esaminati da Middle East Eye, tra il 2014 e il 2025 — nell’ambito di Horizon 2020 (il predecessore Horizon Europe con validità 2014-2020) e Horizon Europe — progetti che coinvolgono Iai hanno ricevuto oltre 15 milioni di dollari complessivi. Al Jazeera, citando documenti della Commissione Ue, aggiunge che dopo l’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023, Iai ha partecipato a nuovi progetti Horizon per circa 640.000 euro.+
Il nodo del dual-use
Un aspetto controverso evidenziato dagli organizzatori è il dual-use: l’Ue finanzia operazioni con finalità civili e legittime, ma alcune aziende israeliane utilizzano, almeno parte di quel denaro per scopi militari contrari ai diritti umani.
In questo senso rileva la presenza di Elbit Systems, la principale azienda privata di armamenti israeliana, che fornisce all’Idf droni Hermes e Skylark con funzioni di ricognizione e di attacco, sistemi ottici e sensori per carri armati e artiglieria, oltre a sistemi di sorveglianza di frontiera.
Elbit avrebbe ricevuto finanziamenti per cinque progetti nell’ambito di Horizon 2020, per un totale di circa 2 milioni di euro. I progetti riguardano formalmente temi civili — gestione dei disastri, sorveglianza marittima, sicurezza dei confini — ma i manifestanti sottolineano il controverso tema del dual-use, c
Ibm Israel e le startup fondate da ex ufficiali Idf completano il quadro con un legame più indiretto. Secondo un’inchiesta di Grayzone, Ibm Israel avrebbe beneficiato di circa 7 milioni di euro di fondi europei in consorzi su intelligenza artificiale e big data, nell’ambito di Horizon 2020 e Horizon Europe. L’azienda fornisce anche infrastrutture e software per sistemi di controllo e checkpoint usati dall’Idf, sebbene i progetti finanziati dall’Ue abbiano formalmente finalità civili.
Il quadro d’insieme è tracciato dall’Irish Times secondo cui le entità israeliane — università, aziende e ministeri — avrebbero ricevuto 1,3 miliardi di euro nei programmi Horizon tra il 2014 e il 2020, e altri 1,1 miliardi di euro in Horizon Europe tra il 2021 e il 2025.
La Commissione europea ha confermato che Horizon può finanziare anche ricerca su prodotti dual-use, a condizione che le attività abbiano esclusivo focus civile. Rispondendo all’interrogazione E-003467/2025, Bruxelles ha ammesso che le verifiche europee possono fermarsi allo scopo dichiarato del progetto, senza un controllo su come quei finanziamenti vengano realmente impiegati dalle aziende o dagli enti beneficiari.
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