La Banca centrale russa ha avviato un’azione legale contro l’Unione europea contestando il congelamento a tempo indeterminato dei propri beni sovrani detenuti nel territorio dell’Ue. La causa è stata depositata il 27 febbraio presso il Tribunale dell’Unione europea a Lussemburgo ed è stata resa pubblica attraverso un comunicato ufficiale dell’istituto di Mosca.
Al centro del contenzioso vi sono circa 210 miliardi di euro di asset finanziari russi immobilizzati nei Paesi europei dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022. La maggior parte di questi fondi – circa 185 miliardi di euro – è custodita presso Euroclear, il grande depositario finanziario con sede a Bruxelles, già citato in giudizio in precedenza dalla stessa Banca centrale russa.
Il congelamento degli asset russi è parte dell’ampio pacchetto di sanzioni introdotto dall’Unione europea dopo l’inizio della guerra in Ucraina. La misura è stata rafforzata alla fine del 2025, quando gli Stati membri hanno approvato un regolamento che consente di mantenere immobilizzati i beni russi senza dover rinnovare la decisione ogni sei mesi, come avveniva in precedenza.
Le accuse della banca centrale russa
In una dichiarazione ufficiale diffusa martedì, la Banca di Russia ha criticato con forza la decisione europea, definendo il congelamento dei beni una misura illegittima. L’istituto ha denunciato le “azioni illegali dell’Ue contro gli asset sovrani della Banca di Russia”, sostenendo che il regolamento europeo violerebbe “i diritti fondamentali e inalienabili di accesso alla giustizia”.
Nel ricorso presentato alla giustizia europea, l’istituto afferma inoltre che il provvedimento lede diversi principi giuridici fondamentali, tra cui “l’inviolabilità della proprietà e il principio dell’immunità sovrana degli Stati e delle loro banche centrali”.
Secondo Mosca, il congelamento a tempo indefinito dei fondi contraddirebbe i trattati internazionali e le stesse norme dell’Unione europea, risultando incompatibile con i principi dello Stato di diritto.
Oltre al merito della decisione, la banca centrale russa contesta anche la procedura utilizzata per approvare il regolamento. Nel comunicato si sostiene che il Consiglio dell’Ue avrebbe commesso “gravi violazioni” delle proprie regole adottando la misura tramite una maggioranza qualificata anziché con il voto unanime normalmente richiesto per le decisioni di politica estera.
La posizione della Commissione europea
Da parte delle istituzioni europee non è arrivata una risposta dettagliata al nuovo ricorso, ma un portavoce della Commissione ha dichiarato che Bruxelles è “pienamente fiduciosa della legalità di questo regolamento e della sua compatibilità con il diritto dell’Ue e il diritto internazionale”.
“Questa affermazione si inserisce nel contesto di un numero crescente di ricorsi legali da parte della Russia riguardanti le nostre misure di sostegno all’Ucraina, quindi non ne siamo ovviamente sorpresi”, ha spiegato il portavoce.
I beni congelati e le prospettive future
Il provvedimento è stato collegato anche a un nuovo piano di sostegno finanziario a favore di Kiev. Il blocco ha infatti concordato un prestito complessivo da circa 90 miliardi di euro per rafforzare la capacità di difesa dell’Ucraina contro le forze russe, attualmente bloccato dal veto ungherese.
L’idea alla base è che l’Ucraina restituisca il prestito solo quando la Russia avrà cessato le ostilità e pagato le riparazioni di guerra. In caso contrario, i leader europei hanno lasciato aperta la possibilità di utilizzare il valore dei beni russi congelati come garanzia finanziaria per coprire i costi sostenuti dall’Unione.
Il regolamento europeo prevede perciò che i circa 210 miliardi di euro di asset russi rimangano congelati fino a quando Mosca non avrà soddisfatto queste condizioni.
Poiché la Russia ha escluso finora qualsiasi ipotesi di risarcimento a Kiev, molti osservatori ritengono improbabile che i fondi possano essere sbloccati nel prossimo futuro.
Presentando il piano a dicembre, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen aveva sottolineato l’intenzione dell’Unione di mantenere alta la pressione economica sul Cremlino: “Stiamo inviando un segnale chiaro alla Russia: finché questa brutale guerra di aggressione continuerà, i costi per Mosca aumenteranno”.
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