Le aule della Corte d’Appello di Parigi diventano oggi l’epicentro del futuro politico francese e europeo. Marine Le Pen, la leader che per decenni ha guidato il movimento della destra d’Oltralpe, si trova davanti a quello che appare come il suo “precipizio” politico più pericoloso.
Non si discute solo delle controversie legate ai fondi e ai ruoli degli assistenti, ma del diritto di una delle figure più influenti del Continente di correre per la presidenza all’Eliseo nel 2027. Con una condanna a cinque anni di ineleggibilità già sulle spalle, ogni udienza somiglia a una rischiosa partita di roulette russa.
Mentre il suo delfino Jordan Bardella osserva pronto a raccogliere un’eredità che i giudici potrebbero strapparle di mano, l’intera Europa attende di capire se il volto della Francia cambierà tra i faldoni di un processo o attraverso il voto popolare.
Di cosa è accusata Marine Le Pen?
L’accusa centrale che pesa su Marine Le Pen è quella di appropriazione indebita di fondi pubblici dell’Unione europea. Secondo le sentenze di primo grado, la leader del Rassemblement national avrebbe orchestrato un “sistema organizzato” per stornare fondi dal Parlamento europeo tra il 2004 e il 2017. In pratica, il denaro destinato a pagare gli assistenti parlamentari degli eurodeputati a Bruxelles sarebbe stato usato per stipendiare collaboratori che in realtà lavoravano esclusivamente per le attività interne del suo partito in Francia.
Il danno stimato per le casse europee oscilla tra i 4,4 e i 4,6 milioni di euro. Per questo, nel marzo 2025, è stata condannata a quattro anni di carcere (di cui due effettivi), una multa di 100.000 euro e l’ineleggibilità per cinque anni con esecuzione immediata.
Cosa aspettarsi dal ricorso in appello?
Il processo d’appello, che vede coinvolti solo 12 dei 25 imputati originari, si concluderà il 12 febbraio, ma la sentenza definitiva dei tre giudici è attesa per l’estate del 2026. Le Pen ha abbandonato la strategia della negazione totale dei fatti per cercare una “soluzione intermedia”. L’obiettivo della difesa non è tanto un’improbabile assoluzione piena, quanto la cancellazione o la riduzione della pena di ineleggibilità.
Se i giudici dovessero accorciare il divieto di candidatura portandolo, ad esempio, a soli due anni a partire dal 2025, la “via stretta” per l’Eliseo rimarrebbe tecnicamente aperta per la primavera del 2027. Tuttavia, al momento, il ricorso non ha sospeso la sanzione, che resta operativa.
Quali i passaggi successivi?
Qualora la Corte d’Appello confermasse la condanna, a Marine Le Pen resterebbe come ultima carta il ricorso in Cassazione. La corsa contro il tempo è però spietata: le candidature per le presidenziali devono essere depositate e ufficializzate entro marzo 2027. Se la magistratura non dovesse pronunciarsi definitivamente prima di quella data, il Rassemblement national sarebbe costretto a puntare tutto su Jordan Bardella, che nei sondaggi raccoglie già il 70% dei consensi tra gli elettori del partito contro il 20% della stessa Le Pen.
In uno scenario non del tutto improbabile, inoltre, se Bardella venisse eletto presidente, potrebbe comunque nominare Le Pen come premier, a patto che la sua condanna riguardi solo le cariche elettive e non i ruoli di governo nominati. In Francia, infatti, il presidente della Repubblica è il Capo dello Stato, eletto direttamente dal popolo, con poteri su politica estera e difesa e ha la facoltà di nominare il primo ministro (premier), che guida il governo e gestisce la politica interna, previo il supporto della maggioranza parlamentare. Il sistema semipresidenziale francese ha visto spesso, con questo meccanismo, presidente e primo ministro appartenenti a schieramenti politici diversi.
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