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Materie prime critiche, l’Ue propone agli Usa una partnership anti-Cina

Un partenariato strategico tra Unione europea e Stati Uniti sui minerali critici, in funzione anti-cinese. La proposta, riportata dall’agenzia Bloomberg, è stata avanzata da Bruxelles a Washington con l’obiettivo di ridurre la comune dipendenza da Pechino nel settore. Il Paese asiatico, infatti, è praticamente un monopolista nell’estrazione e nella raffinazione di tutta una serie di materie prime fondamentali per la transizione ecologica e tecnologica, e ne ha fatto un’arma geopolitica.

L’anno scorso, in risposta ai dazi statunitensi, Pechino ha imposto restrizioni all’esportazione delle cosiddette terre rare, e anche l’Europa ci è andata di mezzo. La situazione è poi rientrata a ottobre grazie a un accordo tra il presidente Usa Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping, ma smarcarsi il più possibile dalla Cina è ormai diventata una priorità sia per gli europei sia per gli americani, che su questo terreno stanno trovando una comunanza di interessi importante, considerando le tensioni inaugurate dalle iniziative della seconda presidenza di Donald Trump.

L’idea europea è dunque quella di trovare insieme agli Usa un modo di approvvigionarsi di questi materiali bypassando la Cina, e per farlo punta a sviluppare una “roadmap di partenariato strategico” entro tre mesi. Entrambe le parti vogliono concludere i negoziati entro i prossimi 30 giorni, secondo una bozza che gli Stati Uniti e la Commissione europea dovrebbero rilasciare oggi, riportata da Bloomberg.

La proposta europea

Il documento prevede l’esplorazione di progetti comuni, l’introduzione di meccanismi di sostegno ai prezzi e la costruzione di catene di approvvigionamento sicure tra Ue e Usa, nel rispetto dell’integrità territoriale reciproca. Una precisazione, quest’ultima, inserita dalla parte europea, viste le rinnovate pretese trumpiane sulla Groenlandia, isola peraltro potenzialmente ricca di materie prime critiche, culminate nelle minacce di uso della forza e nella quasi rottura delle relazioni transatlantiche.

Il memorandum sul tavolo, secondo la bozza redatta dall’Ue, che il blocco è pronto a firmare, prevede:

  • cooperazione per rendere più resilienti le catene di approvvigionamento e ridurre le dipendenze, anche attraverso mercati “premium” e strumenti anti-shock;
  • maggiore integrazione industriale ed economica tramite progetti congiunti;
  • esenzioni reciproche dalle restrizioni all’export di minerali critici grezzi;
  • collaborazione su ricerca e innovazione lungo l’intera catena del valore;
  • scambio di informazioni sui rischi delle supply chain e maggiore trasparenza del mercato, anche attraverso stoccaggi comuni o un gruppo di risposta Ue-Usa;
  • coordinamento sulle restrizioni all’esportazione verso Paesi terzi.

Il documento, come anticipato, dovrebbe essere pubblicato oggi.

Il vertice di Washington sulle materie prime critiche

Intanto, sempre quest’oggi – 4 febbraio -, a Washington è in programma un vertice multilaterale sulle materie prime critiche, con rappresentanti di oltre 50 Paesi, tra cui Regno Unito, India e Italia (rappresentata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani). Lo scopo è proprio quello di trovare un accordo per ridurre la dipendenza dai minerali critici cinesi attraverso un’intesa commerciale plurilaterale che, spiega la bozza europea, “potrebbe includere l’esplorazione dello sviluppo di politiche e meccanismi commerciali coordinati, come i livelli dei prezzi corretti per le frontiere, i mercati basati su standard, i sussidi al divario di prezzo o gli accordi di offtake”.

Ieri, Italia e Germania hanno inviato alla Commissione un documento che chiede un rafforzamento dell’impegno Ue per ridurre le dipendenze strategiche e consolidare le catene di approvvigionamento dell’industria, dando seguito agli impegni bilaterali già assunti e alla dichiarazione firmata dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e dalla ministra dell’Economia e dell’Energia tedesca Katherina Reiche. Nel testo si sottolinea la necessità di una stretta cooperazione non solo con gli Stati Uniti e i partner del G7+, ma anche con Paesi in Africa, Indo-Pacifico e America Latina.

Colloqui “vitali per ridurre la dipendenza”

Dopo aver inizialmente sollecitato alcuni Stati membri dell’Unione a firmare accordi bilaterali, la Commissione, ha invitato il blocco all’unità. Le capitali europee hanno quindi conferito a Bruxelles il mandato negoziale, definendo i colloqui “vitali per diversificare le forniture e ridurre la dipendenza da un singolo Paese”.

Per l’Unione al vertice sarà presente il commissario per l’industria e il mercato unico Stéphane Séjourné: si tratta della prima visita di un commissario europeo a Washington da quando Trump ha minacciato pubblicamente la Danimarca per ottenere la Groenlandia.

Al vertice, gli Stati Uniti presenteranno una ristrutturazione della Mineral Security Partnership, che da semplice piattaforma di coordinamento dovrebbe evolvere in un’iniziativa multilaterale più strutturata, focalizzata su estrazione, lavorazione, riciclo e resilienza delle catene di fornitura. Washington spinge anche per un meccanismo di determinazione dei prezzi che protegga raffinatori ed estrattori occidentali dalla concorrenza delle esportazioni cinesi a basso costo, considerate un rischio per la sostenibilità delle forniture.

Inoltre Trump, lunedì scorso, ha annunciato il lancio del ‘Project Vault’, una riserva da 12 miliardi di dollari in minerali critici.

La reazione di Pechino

Quanto alla Cina, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, interpellato sul vertice di Washington, ha dichiarato che “tutte le parti hanno la responsabilità di garantire la disponibilità globale dei minerali critici”, lasciando intendere la contrarietà di Pechino a iniziative percepite come escludenti o discriminatorie.

Politics

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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