Dopo 25 anni, c’è l’ok europeo all’accordo commerciale con quattro Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay). Oggi gli ambasciatori dei Ventisette, riuniti al Coreper, hanno approvato l’intesa a maggioranza qualificata e con l’astensione del Belgio, consentendo così alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen di partire per il Paraguay la prossima settimana e firmare.
I voti contrari di Francia, Polonia, Austria, Irlanda e Ungheria non hanno potuto fermare il via libera, per il quale era necessario il sì di almeno 15 Paesi su 27 che rappresentassero il 65% della popolazione Ue. Decisiva quindi è stata la posizione dell’Italia, che oggi si è espressa a favore dopo aver bloccato il processo un mese fa. Roma chiedeva infatti maggiori rassicurazioni per gli agricoltori, che temono di essere svantaggiati dalla concorrenza sleale dei prodotti sudamericani, più economici perché non costretti a rispettare le stesse norme ambientali e sanitarie.
Abbassata al 5% la soglia in caso di turbamenti del mercato
Per superare le riserve, Bruxelles ha messo sul piatto nuove garanzie, rafforzando i controlli sulle importazioni – soprattutto rispetto ai residui di pesticidi -, istituendo un fondo di crisi, impegnandosi a ridurre i dazi all’importazione sui fertilizzanti e proponendo ulteriori finanziamenti immediatamente disponibili per gli agricoltori. Inoltre, il mese scorso è stata decisa la possibilità di reintrodurre le tariffe se le importazioni di carne bovina e pollame dal Mercosur dovessero destabilizzare i mercati europei. Oggi gli ambasciatori hanno approvato ulteriori misure, abbassando dall’8% al 5% la soglia per far scattare le indagini sui prodotti agricoli sensibili in casi di turbamenti del mercato. Una richiesta, questa, ribadito anche ieri dal ministro dell’Agricoltura italiano Francesco Lollobrigida.
La premier italiana Giorgia Meloni, rispondendo oggi ai giornalisti alla conferenza di fine anno, ha confermato che il voto favorevole è stato dato “alla luce delle garanzie ottenute per i nostri agricoltori”, e ha chiarito di non aver “mai avuto una preclusione ideologica sul Mercosur”. “Ho sempre posto una questione pragmatica che non riguarda solo il Mercosur: la strategia europea di iper-regolamentare al suo interno aprendo, al contempo, ad accordi di libero scambio è suicida. Io sono per gli accordi di libero scambio ma anche per deregolamentare”, ha specificato.
Cosa cambia per l’Ue
L’accordo dà vita a un’area di libero scambio di circa 700 milioni di persone, la più grande al mondo, e consente all’Ue di mettere un piede in una regione che è tornata ad essere esplicitamente il cortile di casa degli Stati Uniti e dove è sempre più forte l’influenza della Cina. I Paesi favorevoli sottolineano che di fronte alla politica commerciale del presidente Usa Donald Trump, incentrata su dazi e pressioni economiche, un mercato così ampio può dare respiro alle imprese europee esportatrici, soprattutto nei settori automotive, aviazione, industria meccanica, agricoltura. L’intesa consente alle due parti di eliminare 4 miliardi di euro di dazi sui beni scambiati, con la previsione di espandere gli scambi commerciali per 111 miliardi di euro.
Ieri Lollobrigida ha parlato di “eccellente opportunità” per i produttori italiani, che vedranno aumentare le tutele e potranno combattere i prodotti che sfruttano l’’italian sounding’ per invogliare all’acquisto. “Niente più ‘Parmesão’“, ha affermato il ministro.
I favorevoli sottolineano anche l’importanza dell’accordo per ridurre la dipendenza dalla Cina, garantendo l’accesso a minerali essenziali. Dall’altro lato i contrari, Francia in primis in quanto maggiore produttore agricolo dell’Unione, sostengono che l’accordo danneggerà gli agricoltori perché porterà nel mercato europeo prodotti alimentari a basso costo, tra cui carne di manzo, pollame e zucchero.
Battaglia all’Europarlamento
La partita, comunque, non è finita: dopo la firma da parte di von der Leyen, prevista al momento il 12 gennaio, il testo dovrà passare il voto del Parlamento europeo (probabilmente nella sessione plenaria del 20 gennaio) e alcune sezioni dell’accordo dovranno essere valutate anche dai Parlamenti nazionali del blocco.
La ministra francese dell’Agricoltura Annie Genevard ha già fatto sapere che “sensibilizzerà gli europarlamentari sulla questione. “Del resto, non è affatto garantito che l’accordo venga approvato dal Parlamento europeo”, ha precisato. Il presidente della commissione commercio dell’Aula di Strasburgo, invece, si è detto fiducioso che l’intesa sarà approvata, con una probabile votazione finale ad aprile o maggio.
Agricoltori in piazza per protestare
Gli agricoltori intanto sono tornarti in piazza: blocchi stradali, cortei e presidi si stanno svolgendo in diversi Paesi europei. A Milano i trattori sono arrivati davanti alla sede del Consiglio regionale, scaricando balle di fieno e suonando i clacson. In Spagna, i manifestanti hanno bloccato le autostrade, soprattutto in Catalogna, e minacciano una protesta a tempo indefinito.
Ma sono soprattutto Parigi e Bruxelles il centro della protesta. Nella capitale francese, già ieri gli agricoltori si sono mossi in corteo dalla Torre Eiffel all’Arco di Trionfo, passando davanti all’Assemblée Nationale. E nonostante il no espresso sull’accordo, la manifestazione prosegue, con blocchi di diverse strade e autostrade. Anche in Belgio camion, trattori e falò hanno bloccato diverse vie di comunicazioni.
Una grande manifestazione è attesa anche a Strasburgo, in occasione del voto dell’Europarlamento.
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