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Mercosur, il Parlamento Ue valuta lo stop: in gioco la compatibilità con i Trattati

L’accordo commerciale tra Unione europea e Paesi del Mercosur non è ancora legge, e ora il Parlamento europeo deve decidere se può esserlo alle condizioni attuali. A Strasburgo si valuta se chiedere alla Corte di giustizia dell’Unione europea un parere preventivo: l’intesa rispetta davvero le regole fissate dai Trattati?

Non è una questione tecnica riservata agli specialisti. Se il Parlamento scegliesse di rivolgersi ai giudici europei, l’intero processo di ratifica verrebbe sospeso fino alla pronuncia della Corte. Una decisione che può rallentare, modificare o mettere in discussione uno dei più grandi accordi commerciali mai negoziati dall’Unione.

Il passaggio parlamentare apre invece una questione più ampia, che riguarda l’equilibrio tra le istituzioni europee. Chiedere un parere alla Corte significa sottoporre alla verifica dei giudici non il contenuto politico dell’accordo, ma la correttezza del percorso seguito dalla Commissione e dal Consiglio. È una scelta che sposta il confronto dal merito economico al rispetto delle competenze fissate dai Trattati.

Il Mercosur e la questione delle competenze Ue

L’accordo Ue-Mercosur è un trattato commerciale tra l’Unione europea e quattro Paesi sudamericani (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay) riuniti nel blocco Mercosur. L’obiettivo è ridurre dazi e barriere commerciali, facilitando lo scambio di beni e servizi. Per l’Europa significa esportare più facilmente prodotti industriali e tecnologici; per i Paesi sudamericani significa un accesso più ampio al mercato europeo, soprattutto per prodotti agricoli e alimentari.

Il negoziato si è protratto per oltre venticinque anni, attraversando fasi di stallo e ripartenze. Tuttavia, perché l’accordo entri in vigore, serve una ratifica formale. Qui nasce il problema. La Commissione europea ha scelto di dividere l’intesa in due parti: una commerciale, che rientrerebbe nelle competenze esclusive dell’Ue e può essere approvata a livello europeo, e una politica più ampia, che richiederebbe anche il via libera dei parlamenti nazionali.

È proprio questa scelta a sollevare dubbi. Alcuni eurodeputati sostengono che l’accordo, nel suo insieme, tocchi materie che non possono essere separate così facilmente e che quindi dovrebbero coinvolgere anche gli Stati membri. In altre parole: la divisione dell’accordo sarebbe un modo per aggirare ratifiche nazionali difficili, soprattutto nei Paesi dove il Mercosur è molto contestato.

Perché il Parlamento pensa di chiedere un parere ai giudici

Il Parlamento europeo ha la possibilità, prevista dai Trattati, di chiedere alla Corte di giustizia se un accordo internazionale è compatibile con il diritto dell’Unione prima che entri in vigore. Non si tratta di un ricorso contro qualcuno, ma di una verifica preventiva. Se la Corte dicesse che l’accordo non è compatibile, l’Ue non potrebbe ratificarlo così com’è.

I dubbi riguardano soprattutto due aspetti. Il primo è la base giuridica: l’Ue può davvero approvare da sola la parte commerciale dell’accordo senza coinvolgere i parlamenti nazionali? Il secondo riguarda il contenuto: le clausole su ambiente, clima e standard di produzione sono sufficienti per rispettare gli obblighi già assunti dall’Unione, a partire dall’Accordo di Parigi sul clima?

Per chi sostiene la richiesta di parere, fermarsi ora è una forma di tutela. Meglio chiarire prima se tutto è in regola, piuttosto che approvare l’accordo e rischiare, in seguito, una bocciatura giudiziaria che lo renderebbe invalido. Per chi è contrario, invece, il ricorso alla Corte è visto come un modo per rinviare una decisione politica, aggiungendo incertezza e indebolendo la credibilità dell’Unione come partner commerciale.

Il voto non segue linee politiche tradizionali. Non è uno scontro semplice tra favorevoli e contrari al libero scambio. All’interno degli stessi gruppi parlamentari convivono posizioni diverse: c’è chi teme le conseguenze economiche per l’agricoltura europea e chi, pur favorevole all’accordo, vuole evitare qualsiasi rischio giuridico.

Cosa cambierebbe se intervenisse la Corte di giustizia

Se il Parlamento decidesse di chiedere il parere della Corte, la ratifica dell’accordo si fermerebbe automaticamente. I giudici avrebbero il compito di analizzare il testo e la procedura seguita dall’Unione, verificando la compatibilità con i Trattati. I tempi non sarebbero brevi: potrebbero volerci mesi, forse più di un anno.

Un parere positivo rafforzerebbe la posizione della Commissione e del Consiglio, dando una copertura giuridica solida all’accordo. Un parere negativo, invece, obbligherebbe a rivedere l’intesa o la sua struttura, con il rischio concreto di riaprire un negoziato politicamente complesso. In entrambi i casi, il verdetto avrebbe effetti che vanno oltre il Mercosur, influenzando il modo in cui l’Ue negozia e approva i futuri accordi commerciali.

Nel frattempo, il dibattito resta acceso anche fuori dalle istituzioni. Le proteste degli agricoltori, le critiche ambientali e le resistenze di alcuni governi nazionali rendono il Mercosur un dossier altamente sensibile. Il passaggio alla Corte, per il Parlamento, è anche un modo per riportare la discussione su un piano di regole chiare e competenze definite.

La decisione che si profila a Strasburgo non riguarda quindi solo un trattato commerciale. Riguarda il confine tra politica e diritto nell’Unione europea, e il modo in cui le istituzioni gestiscono accordi che incidono direttamente su economia, ambiente e consenso pubblico. Per questo il voto sul parere alla Corte è diventato un punto di svolta, comprensibile anche a chi non segue abitualmente le dinamiche di Bruxelles.

Imprese

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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