“L’agenda di deregolamentazione della Commissione non sta solo aprendo la porta alle Big Tech, ma sta invitando l’estrema destra a entrare”. L’accusa arriva da un’indagine congiunta di Corporate Europe Observatory e LobbyControl che svela come Meta e Google abbiano moltiplicato gli incontri con eurodeputati di estrema destra per influenzare le politiche digitali europee.
Il dossier documenta un allineamento inquietante tra le modifiche legislative proposte nel Digital Omnibus e le richieste avanzate dalle grandi aziende tecnologiche statunitensi, con effetti potenzialmente devastanti sui diritti digitali dei cittadini europei.
Gli incontri sono aumentati esponenzialmente
I numeri raccontano un radicale cambio di strategia. Nella scorsa legislatura europea, Meta aveva incontrato un solo eurodeputato di destra/estrema destra, mentre nella legislatura attuale, gli incontri con membri dei gruppi Ecr, Patriots for Europe e Nazioni Sovrane sono già trentotto. Solo nella seconda settimana di dicembre 2025, rappresentanti della società di Mark Zuckerberg hanno incontrato quattro eurodeputati di questi gruppi, per parlare soprattutto di Digital Omnibus. Anche Google ha intensificato i contatti: pochi giorni dopo la presentazione del pacchetto normativo, il responsabile degli affari pubblici di Google Francia ha partecipato a una cena a Strasburgo organizzata da sei eurodeputati francesi del Rassemblement National.
Digital Omnibus: semplificazione o smantellamento?
Al centro dell’offensiva lobbistica, riporta l’inchiesta, c’è il Digital Omnibus, presentato dalla Commissione europea il 19 novembre 2025 con l’obiettivo dichiarato di semplificare le regole digitali e ridurre i costi amministrativi fino a 5 miliardi di euro entro il 2029. Ma secondo Corporate Europe Observatory e LobbyControl, il confronto articolo per articolo tra la proposta e i documenti di lobbying di Google, Meta, Microsoft e delle loro associazioni di categoria rivela “una sovrapposizione allarmante tra i cambiamenti chiave proposti dal Digital Omnibus e le posizioni delle lobby delle Big Tech“, afferma Bram Vranken, ricercatore di Corporate Europe Observatory, invitando il Parlamento europeo a impedire “che l’Omnibus distrugga i nostri diritti digitali”.
Le modifiche più controverse riguardano il Gdpr e l’intelligenza artificiale. Sul fronte della protezione dati, il Digital Omnibus propone di modificare l’articolo 4 del Gdpr stabilendo che “le informazioni relative a una persona fisica non sono necessariamente dati personali per ogni altra persona o entità, per il solo fatto che un’altra entità può identificare tale persona fisica”. Una formulazione che secondo le Ong apre la strada a un maggiore utilizzo commerciale dei dati personali, in linea con le richieste dell’industria tecnologica di trattare i dati pseudonimizzati (con nome e cognome sostituiti o rimossi) come non personali.
Dati sensibili per addestrare l’intelligenza artificiale
Ancora più rilevante è l’introduzione di un nuovo articolo che qualifica come “interesse legittimo” l’utilizzo dei dati personali per l’addestramento dell’intelligenza artificiale “qualora il trattamento dei dati personali sia necessario per gli interessi del titolare del trattamento nel contesto dello sviluppo e del funzionamento di un sistema di Ai“. La modifica attenua le tutele sui dati sensibili come razza, orientamento sessuale e opinioni politiche, che potrebbero essere utilizzati per addestrare modelli di intelligenza artificiale. “Questa è stata una delle massime priorità delle attività di lobbying delle Big Tech”, spiega l’indagine.
Sul fronte dell’Ai Act, la Commissione propone di rinviare di quasi un anno e mezzo l’attuazione di alcune parti del regolamento, inclusa la registrazione dei sistemi ad alto rischio. “Ciò significa dare alle Big Tech più di dodici mesi per continuare a immettere sul mercato sistemi potenzialmente rischiosi senza alcuna garanzia”, denuncia il dossier. Le aziende potrebbero anche auto-valutare il rischio dei propri sistemi di Ai, inclusi quelli utilizzati per screening occupazionale, punteggio creditizio e infrastrutture critiche come reti idriche ed elettriche.
Budget record e alleanza con Trump
La spinta lobbistica si accompagna a un aumento significativo delle risorse messe in campo. La spesa annuale del settore digitale per il lobbying è passata da 113 milioni di euro nel 2023 agli attuali 151 milioni, con un incremento del 33,6% in due anni. “Meta e Google si stanno attivamente allineando con i membri di estrema destra del Parlamento europeo per indebolire le norme: uno sviluppo pericoloso. Soprattutto ora che le regole sono più importanti che mai per difendere la nostra democrazia”, avverte Felix Duffy, ricercatore di LobbyControl.
L’alleanza con l’estrema destra si inserisce in un contesto più ampio. I gruppi Patriots for Europe ed Ecr hanno espressamente chiesto alla Commissione di “andare oltre” il Digital Omnibus, giudicandolo “una buona notizia, ma non abbastanza”. Nel frattempo, il presidente Usa Donald Trump ha minacciato di punire l’Ue con tariffe se continuerà a regolamentare le aziende tecnologiche americane. “Le aziende delle Big Tech hanno sfruttato con successo l’ostilità dell’amministrazione Trump verso l’Ue per attaccare il suo regolamento digitale. E questo si sta rivelando efficace”, spiega Vranken.
La risposta della Commissione
La Commissione europea ha respinto fermamente le accuse. “Il Digital Omnibus è il risultato di un processo completo e trasparente in cui la società civile, le Pmi e le istituzioni accademiche hanno avuto pari opportunità di fornire input”, ha dichiarato un portavoce a The Brussels Times. L’esecutivo europeo sostiene che la semplificazione normativa favorisca tutte le imprese europee, permettendo loro di “dedicare meno tempo al lavoro amministrativo e più tempo all’innovazione”.
Anche Ccia Europe, gruppo di lobbying che rappresenta le aziende tecnologiche, ha negato l’aumento di incontri con eurodeputati di estrema destra. “Ccia Europe resta impegnata a sostenere le raccomandazioni di Letta e Draghi affinché le istituzioni europee perseguano sforzi significativi per semplificare le regole tecnologiche dell’Ue”, ha affermato Daniel Friedlaender, vicepresidente senior del gruppo. Meta non ha risposto alle richieste di commento.
Il Digital Omnibus sarà votato nella seconda metà del 2026 dal Parlamento europeo ed è attualmente in discussione anche nel Consiglio europeo.
—
Innovazione
content.lab@adnkronos.com (Redazione)



