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Roulette russa di Trump sulla Groenlandia? L’Ue non abbassa la testa e congela il Turnberry Deal

Il Parlamento europeo ha ufficialmente sospeso l’approvazione dell’accordo commerciale con gli Stati Uniti, in risposta alle pressioni del presidente Donald Trump per acquisire la Groenlandia. La decisione è stata annunciata a Strasburgo ieri, mercoledì 21 gennaio, in concomitanza con l’intervento di Trump al World Economic Forum di Davos. Nonostante Trump ha ipotizzato il raggiungimento di un “accordo quadro” per calmare i mercati, Bruxelles rimane ferma sulla sua posizione di difesa della sovranità europea.

Perché l’accordo Ue-Usa è stato sospeso

La Commissione per il commercio internazionale (Inta) del Parlamento europeo ha dichiarato di non avere “alcuna alternativa” se non quella di interrompere i lavori legislativi sulle proposte legate al cosiddetto “patto di Turnberry”. Secondo il presidente della commissione, Bernd Lange, gli Stati Uniti stanno minando la stabilità delle relazioni commerciali utilizzando i dazi come strumento di coercizione politica e minacciando l’integrità territoriale di uno Stato membro, la Danimarca.

L’Unione europea ha chiarito che non ci saranno compromessi finché non cesseranno le minacce americane e non si tornerà a un percorso di cooperazione.

La situazione in Groenlandia

Donald Trump ha ribadito a Davos il suo forte interesse per l’acquisizione della Groenlandia, definendola vitale per la sicurezza strategica globale e per la creazione di uno scudo spaziale denominato “Golden Dome”. “Non intendo usare la forza”, ha spiegato Trump sul palco del Wef, ma ha chiesto “negoziati immediati”, avvertendo gli alleati europei che un rifiuto avrebbe avuto conseguenze economiche. Trump aveva confermato, inoltre, la minaccia di dazi aggiuntivi del 10% contro otto Paesi della Nato che hanno inviato contingenti militari simbolici sull’isola, definendo i leader europei “irriconoscenti”.

Oggi, il presidente Usa ha fatto marcia indietro: un possibile accordo con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, potrebbe scongiurare i dazi previsti a partire dal 1° febbraio.

Cos’è il “Turnberry Deal”

L’accordo, raggiunto politicamente nel luglio 2025 presso il campo da golf di Trump in Scozia, mirava a ripristinare stabilità e prevedibilità negli scambi bilaterali, che valgono oltre 1,6 trilioni di euro all’anno tra Ue e Usa. I punti salienti includono:

  • Un tetto massimo del 15% sui dazi per la maggior parte dei prodotti industriali europei, inclusi auto e semiconduttori.
  • Dazi a zero o quasi zero per settori specifici come farmaci generici, aeromobili e materie prime.
  • L’impegno dell’Ue ad acquistare gas naturale liquefatto, petrolio e prodotti energetici nucleari dagli Usa per allontanarsi dalle forniture russe. Il patto avrebbe dovuto proteggere i posti di lavoro e le industrie chiave, evitando una dannosa escalation tariffaria.

Cosa accade adesso

La sospensione da parte del Parlamento europeo riapre lo scenario di una guerra commerciale aperta. Se l’Ue non approverà l’accordo o non estenderà la pausa attuale, il 7 febbraio entreranno in vigore dazi di ritorsione europei su circa 93 miliardi di euro di merci americane. Bernd Lange ha inoltre evocato l’attivazione dello “strumento anti-coercizione”, soprannominato bazooka commerciale, una misura pensata per rispondere a Paesi stranieri che esercitano pressioni politiche attraverso leve economiche. La decisione finale sull’attivazione di questo strumento sarà discussa lunedì prossimo in Commissione commercio.

In conclusione, la vicenda delinea un quadro ormai familiare nelle relazioni transatlantiche: quello di un Donald Trump che soffia sul fuoco delle minacce per poi ritirarsi strategicamente, una tattica che i mercati hanno ormai ribattezzato con l’acronimo “Taco” (Trump Always Chickens Out). Tuttavia, questa volta Bruxelles ha deciso di sbattere i piedi per terra, rifiutandosi di chinare il capo davanti a quello che Bernd Lange ha definito un “uso dei dazi come strumento coercitivo”.

Nonostante il tycoon abbia annunciato via social il ritiro delle tariffe previste per il 1° febbraio dopo un colloquio con la Nato, l’Unione europea ha mantenuto la sospensione del “Turnberry Deal”, dimostrando di non voler negoziare con una pistola puntata alla tempia.

Il messaggio che arriva da Strasburgo è chiaro: tra minacce di ritorsioni da 93 miliardi di euro e l’evocazione del “bazooka economico”, l’Europa non è più disposta ad accettare passivamente i repentini cambi di rotta di Washington.

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Politics

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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