La Commissione fa nuove concessioni agli agricoltori e guadagna (a quanto pare) l’appoggio dell’Italia all’accordo di libero scambio con i quattro Paesi latinoamericani facenti parte del Mercosur (Paraguay, Uruguay, Argentina e Brasile). Il mese scorso era stata proprio Roma a far slittare la firma, prevista per il 20 dicembre: la premier Giorgia Meloni aveva infatti chiesto più tempo per dare una risposta agli agricoltori italiani, preoccupati dalle possibili ripercussioni dell’intesa commerciale. Una risposta che sembra essere stata trovata nella proposta avanzata martedì da Ursula von der Leyen, capa dell’esecutivo europeo, di nuovi finanziamenti agli agricoltori. Ma Bruxelles deve stare attenta a non vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso: il voto decisivo sull’accordo è previsto per domani, 9 gennaio.
Un accordo strategico in un mondo sempre più instabile
L’intesa Ue-Mercosur, in gestazione da 25 anni, darebbe vita a una zona di libero scambio di oltre 700 milioni di persone ed è diventata ancora più rilevante per il blocco in seguito alla politica commerciale inaugurata dal presidente Usa Donald Trump, basata su dazi e protezionismo. L’accordo, dicono i suoi sostenitori, rilancerebbe le esportazioni europee e contribuirebbe a ridurre la dipendenza dalla Cina per quello che riguarda materie prime e minerali critici.
Allo stesso tempo, se domani ci sarà l’ok politico, la firma arriverà in un momento molto delicato, dopo l’operazione americana che il 3 gennaio ha portato alla cattura e alla destituzione del presidente venezuelano Nicolas Maduro. Trump ha affermato apertamente e senza fronzoli che “il dominio americano nell’emisfero occidentale non sarà mai più messo in discussione“. Fare affari in quell’emisfero, peraltro come ‘scappatoia’ dai dazi a stelle e strisce, potrebbe essere rischioso per i rapporti – peraltro sempre più precari – con il vecchio Alleato, che potrebbe considerare la cosa come un’invasione di quello che considera il proprio cortile di casa.
Relativamente a questa retorica, la portavoce della Commissione Anitta Hipper ha commentato: “Restiamo calmi e concentrati, perché crediamo fermamente nella rilevanza di questo accordo per la posizione globale dell’Europa“.
Le concessioni di Bruxelles agli agricoltori
Ma innanzitutto l’accordo deve andare in porto. Per superare la contrarietà degli agricoltori, von der Leyen ha proposto di anticipare fino a 45 miliardi di euro di finanziamenti agricoli previsti nel prossimo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034. Le risorse, inizialmente destinate alla revisione di medio termine del bilancio, diventerebbero immediatamente accessibili agli Stati membri attraverso i piani di partenariato nazionali e regionali.
Questi fondi si aggiungono ai 49 miliardi già stanziati a novembre nell’ambito dell’“obiettivo rurale” e portano il sostegno complessivo aggiuntivo per il settore agricolo vicino ai 100 miliardi di euro, oltre ai circa 300 miliardi di sussidi già previsti nella proposta iniziale del bilancio Ue dalla Politica agricola comune.
“Gli agricoltori hanno parlato, noi abbiamo ascoltato”, ha dichiarato ieri il commissario europeo Christophe Hansen dopo la riunione di emergenza dei ministri dell’Agricoltura, organizzata in seguito alle proteste degli agricoltori e alle pressioni di diversi Paesi.
Hansen, insieme ai colleghi Maros Šefčovič (Commercio) e Olivér Várhelyi (Salute e tutela dei consumatori) e alla ministra cipriota Maria Panayiotou, ha chiarito che “gli Stati membri possono sempre stanziare ulteriori fondi dai piani di partenariato”, e che “il settore agroalimentare beneficerà anche del Fondo europeo per la competitività e del programma di ricerca, con 40 miliardi dedicati a biotecnologie, bioeconomia, salute e agricoltura”.
Perché il sì dell’Italia è decisivo
Roma ha accolto positivamente il rafforzamento delle clausole di salvaguardia del mercato agricolo e le nuove garanzie finanziarie, definendole “il sistema di protezioni più completo mai incluso in un accordo di libero scambio firmato dall’Ue”. Il testo supplementare approvato a dicembre dalle istituzioni comunitarie prevede la possibilità di reintrodurre dazi se le importazioni di carne bovina e pollame dal Mercosur dovessero destabilizzare i mercati europei, superando determinate soglie di volume o prezzo. L’obiettivo di Roma è abbassare tali soglie, dall’8 al 5%.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha sottolineato il valore dell’accordo per “l’autonomia strategica e la sovranità economica dell’Italia e del nostro continente“. Anche il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, inizialmente vicino alle preoccupazioni degli agricoltori, ieri ha definito il Mercosur “un’eccellente opportunità”, in particolare per la tutela delle indicazioni geografiche e per l’export di vino, formaggi e olio d’oliva italiani. “Per quanto riguarda le indicazioni geografiche, significa proteggere le nostre 54 indicazioni geografiche”, e “significherebbe niente più ‘Parmesão’“, ha affermato con riferimento ai prodotti il cui nome strizza l’occhio alle eccellenze italiane per attirare i consumatori.
Anche se non è stato dichiarato ufficialmente, sembra dunque che Roma domani sarà favorevole. Ma perché la posizione dell’Italia è così importante? La spiegazione è semplice: per approvare l’accordo col Mercosur serve una maggioranza qualificata, ovvero almeno 15 Paesi su 27 che rappresentino il 65% della popolazione Ue. L’Italia, col suo peso demografico, possiede di fatto il voto decisivo.
Le resistenze di Francia e Polonia
Francia e Polonia restano i principali oppositori dell’accordo, molto sostenuto dalla Germania, ma non hanno i numeri per bloccarlo. I critici dell’intesa mettono in guardia da una potenziale destabilizzazione causata da un eventuale afflusso di prodotti sudamericani e dalla concorrenza sleale per gli agricoltori europei, dovuta al fatto che i Paesi sudamericani hanno standard ambientali e sanitari (e dunque costi) più bassi. Temono dunque una eventuale pressione sui prezzi di settori sensibili come carne bovina, zucchero e pollame, e un forte impatto sulla deforestazione amazzonica.
La Francia ha comunque accolto positivamente, come l’Italia, le nuove proposte della Commissione, ma rimane fortemente contraria. La ministra all’Agricoltura ha definito le concessioni “un passo nella giusta direzione” ma ha sottolineato che l’accordo “non soddisfa gli standard odierni”. Varsavia mantiene una linea simile, mentre l’Irlanda ha lasciato intendere che potrebbe sostenere l’accordo a condizione di salvaguardie solide per il settore bovino.
Il voto di domani e i prossimi passaggi
Domani, 9 gennaio, è dunque è il giorno chiave: se gli ambasciatori dei 27 Paesi europei riuniti nel Coreper voteranno l’intesa, von der Leyen potrebbe finalmente prendere il volo per il Sudamerica e recarsi in Paraguay per siglare l’accordo, la cui firma al momento rimane prevista per il 12 gennaio.
Ma anche dopo questo passo, il percorso non sarà concluso. L’intesa dovrà poi passare al vaglio del Parlamento europeo, dove non è affatto scontato che ottenga una maggioranza.
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