Se si sente ripetere sempre più spesso che ‘business as usual’ non è più possibile, c’è un’altra cosa che deve cambiare: la politica estera europea. L’Unione “non può più essere la custode del vecchio ordine mondiale, di un mondo che è scomparso e non tornerà”. L’avvertimento, chiaro, arriva dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, che rivolgendosi stamattina agli ambasciatori riuniti in Conferenza annuale ha sottolineato come l’Ue debba “considerare con lucidità e attenzione” il modo in cui conduce le relazioni internazionali, rivedendo in particolare il meccanismo dell’unanimità.
Un sistema decisionale da ripensare
“Dobbiamo riflettere urgentemente se la nostra dottrina, le nostre istituzioni e il nostro processo decisionale – tutti concepiti in un mondo postbellico di stabilità e multilateralismo – abbiano tenuto il passo con la velocità del cambiamento che ci circonda “, ha evidenziato ancora von der Leyen chiarendo che “difenderemo e sosterremo sempre il sistema basato sulle regole che abbiamo contribuito a costruire con i nostri alleati”. Tuttavia, “non possiamo più fare affidamento su di esso come unico modo per difendere i nostri interessi o presumere che le sue regole ci proteggeranno dalle complesse minacce che dobbiamo affrontare”, ha affermato.
Secondo la presidente della Commissione, l’Unione dovrà quindi “costruire il proprio percorso e trovare nuove modalità di cooperazione con i partner”.
Il grande quesito è “se il sistema che abbiamo costruito – con tutti i suoi benintenzionati tentativi di consenso e compromesso – sia più un aiuto o un ostacolo alla nostra credibilità come attore geopolitico“, ha aggiunto la capa dell’organo esecutivo europeo.
Attualmente, infatti, quasi tutte le decisioni di politica estera dell’Ue richiedono l’unanimità dei 27 Paesi membri. Un meccanismo che negli anni ha garantito equilibrio tra le diverse sensibilità nazionali, ma che sempre più spesso rallenta o blocca l’azione comune.
L’Ue è ancora in grado di lavorare in modo efficiente?
Il recente stop al prestito da 90 miliardi per l’Ucraina ad opera di Budapest ne è un esempio, con un solo Stato, l’Ungheria che di fatto blocca una decisione presa dagli altri membri dell’Unione.
Von der Leyen stessa ha richiamato la questione, che al momento è ancora in cerca di una soluzione: “Avete tutti visto le sfide che abbiamo dovuto affrontare per raggiungere questo obiettivo (il prestito, ndr), anche dopo che tutti i 27 leader lo hanno approvato. Questo ci riporta al punto che ho sollevato prima, ovvero se il nostro sistema sia ancora in grado di operare in modo efficiente”.
La tedesca ha colto l’occasione per ribadire anche che in un modo o in un altro il prestito verrà concesso a Kiev “perché è in gioco la nostra credibilità e, cosa ancora più importante, la nostra sicurezza”.
Von der Leyen si sta allargando?
Von der Leyen è stata oggetto di critiche per quello che alcuni europarlamentari e capitali hanno percepito come un tentativo di appropriarsi di un’iniziativa in politica estera che non le compete, cosa che l’ha anche posta in collisione con l’Alta rappresentante per gli Affari esteri e la politica di sicurezza Kaja Kallas. Ad esempio, l’apparente sostegno della capa della Commissione a un cambio di regime in Iran è stato molto criticato. Nel suo intervento la tedesca ha affrontato anche la crisi in Medio Oriente, precisando tuttavia che gli sviluppi nella regione non rappresentano l’origine della riflessione sul futuro della politica estera europea.
Secondo von der Leyen, gli eventi in Medio Oriente sono piuttosto uno dei segnali di una trasformazione geopolitica più ampia, insieme alle tensioni legate alla Groenlandia e alla guerra in Ucraina.
Quanto a Kallas, questa concorda sulla visione della presidente dell’organo esecutivo europeo riguardo un ordine ormai finito: “Siamo in un nuovo Mondo, le premesse che hanno guidato i rapporti globali per decenni non possono più essere date per scontate”, ha affermato stamattina inaugurando l’incontro degli ambasciatori.
Metsola: “Servono decisioni più rapide”
Un richiamo simile è arrivato anche dalla presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, che ha sottolineato la necessità per l’Europa di adattare il proprio processo decisionale alla velocità degli eventi internazionali.
“In questo nuovo mondo non possiamo più permetterci il lusso del tempo per prendere decisioni nel modo in cui le abbiamo sempre prese e aspettarci che il mondo capisca; dobbiamo cominciare a vedere il mondo così com’è, non come vorremmo che fosse”. Una presa d’atto che ha come naturale conseguenza il dover prendere “decisioni più velocemente” quando le circostanze lo richiedono e “azioni decisive” se necessario.
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