Sicurezza regionale e strategia energetica europea: la crisi in Medio Oriente e le sue conseguenze stanno mettendo sotto pressione l’Europa, sia sul piano energetico sia su quello politico. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, intervenendo stamattina davanti all’Europarlamento in seduta plenaria, ha ricordato le sfide da affrontare, sottolineando in particolare il prezzo della dipendenza energetica del blocco dalle importazioni: “10 giorni di guerra (in Iran, ndr) sono già costati ai contribuenti europei altri 3 miliardi di euro in importazioni di combustibili fossili“.
La capa dell’esecutivo europeo ha anche difeso il ruolo dell’Unione come attore fondato sul diritto internazionale. Un punto atteso dagli europarlamentari che in questi giorni aveva criticato la sua ammissione che il vecchio Mondo è finito e che l’Ue non può più esserne custode, vedendoci una approvazione implicita di come stanno andando le cose.
La crisi iraniana e il peso di decenni di repressione
Nel suo intervento, von der Leyen ha aperto con un riferimento diretto alla situazione in Iran, descrivendo un regime che per decenni ha governato attraverso repressione e violenza. Secondo la presidente della Commissione, il sistema guidato dall’Ayatollah Ali Khamenei ha soffocato il dissenso interno e limitato le libertà fondamentali dei cittadini.
All’inizio dell’anno, centinaia di migliaia di giovani iraniani sono scesi in piazza per chiedere cambiamenti politici e sociali. Le proteste, tuttavia, sono state represse con durezza. Migliaia di persone sono state uccise e molti manifestanti arrestati mentre il regime cercava di mantenere il controllo, ha elencato von der Leyen. A ciò si aggiungono il sostegno al terrorismo nella regione e il supporto militare alla Russia nella guerra contro l’Ucraina.
“Non si dovrebbero versare lacrime per un simile regime“, ha detto la capa dell’esecutivo europeo riproponendo un’espressione già usata in questi giorni e vista (e criticata) come un’implicita approvazione di un cambio di regime. Cosa che sembra confermata dalle affermazioni di stamattina: “Molti iraniani hanno celebrato la caduta di Khamenei. Sperano che questo momento possa aprire la strada verso un Iran libero”.
Il ruolo dell’Europa e la difesa del diritto internazionale
E venendo al ‘nuovo Mondo’, pur riconoscendo la durezza della realtà geopolitica la presidente della Commissione ha ribadito che l’Ue non intende rinunciare ai principi che ne hanno guidato la nascita. L’Europa, ha ricordato, è stata fondata “come progetto di pace” e continua a basarsi sul rispetto della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale. Secondo von der Leyen, questi principi restano “centrali oggi come lo erano al momento della nostra creazione”, e “li sosterremo sempre”.
Allo stesso tempo, la prima responsabilità dell’Unione è proteggere i propri cittadini e prepararsi alle conseguenze del conflitto in Medio Oriente. In questo quadro, la presidente ha espresso piena solidarietà a Cipro, sottolineando che la sicurezza dell’isola è parte integrante della sicurezza europea.
L’impatto della crisi sui mercati energetici
Uno degli effetti più immediati della tensione in Medio Oriente riguarda i mercati energetici. Grazie al lavoro degli ultimi anni, ha evidenziato von der Leyen, “l’Europa è ora molto meno esposta alle importazioni di combustibili fossili. I nostri sforzi di diversificazione stanno dando i loro frutti”. Tuttavia, ha avvertito, l’Ue “non è immune agli shock dei prezzi”. I mercati energetici sono globali e le tensioni nel Golfo Persico si riflettono rapidamente sui prezzi internazionali.
Dall’inizio del conflitto, il prezzo del gas è aumentato del 50%, mentre quello del petrolio è salito del 27%, ha sottolineato la presidente della Commissione, che ha fatto i conti: “10 giorni di guerra sono già costati ai contribuenti europei altri 3 miliardi di euro in importazioni di combustibili fossili. Questo è il prezzo della nostra dipendenza”.
La strategia europea: rinnovabili e nucleare
Per Bruxelles la risposta non può essere un ritorno ai vecchi equilibri energetici. Von der Leyen ha respinto l’idea di tornare a dipendere dai combustibili fossili russi, definendola “un errore strategico” che “ci renderebbe più dipendenti, più vulnerabili e più deboli”. La direzione di lungo periodo deve quindi rimanere quella già tracciata: sviluppo delle energie rinnovabili e mantenimento del contributo del nucleare.
Queste fonti, ha ricordato, non hanno registrato aumenti di prezzo durante l’attuale crisi, confermando il loro ruolo stabilizzatore nel sistema energetico.
Il nodo delle bollette energetiche
Nel breve periodo, tuttavia, famiglie e imprese europee restano esposte all’aumento dei costi energetici. Per questo la Commissione sta valutando interventi per ridurre il peso delle bollette. Von der Leyen ha ricordato che in media il costo dell’energia rappresenta oltre il 56% della bolletta; gli oneri di rete il 18%; tasse e imposte il 15%; i costi legati alle emissioni di carbonio circa l’11%.
Secondo la Commissione, le possibili soluzioni, sui cui il collegio è a lavoro, includono un maggiore utilizzo degli accordi di acquisto di energia a lungo termine, contratti per differenza, aiuti di Stato e possibili limiti al prezzo del gas.
Reti elettriche e investimenti
Un altro punto critico riguarda le infrastrutture energetiche e le correlate tariffe di rete, “necessarie per investire in reti più numerose e più intelligenti”. Nel 2023 l’Unione europea ha installato oltre 80 gigawatt di nuova capacità rinnovabile, ha sottolineato von der Leyen: un record storico. Tuttavia, una quantità di energia rinnovabile sei volte superiore non riesce ancora ad accedere alle reti elettriche.
Da qui, ha continuato la tedesca, la necessità di investimenti nelle infrastrutture di trasmissione e distribuzione, che dovranno diventare più estese e più intelligenti per sostenere la crescita della domanda elettrica: “C’è margine per aumentare la produttività delle reti, in modo da sprecare meno energie rinnovabili”.
Tasse, una competenza nazionale
In terzo luogo, per quanto riguarda tasse e imposte, si tratta “ovviamente di una competenza nazionale“, ha ricordato von der Leyen. “Alcuni Stati membri tassano l’elettricità molto più del gas. Per fare un esempio: uno Stato membro applica imposte pari a zero sull’elettricità al dettaglio, mentre altri ne applicano oltre il 16%”. Di conseguenza, anche in questo ambito “c’è margine di intervento“, nelle mani delle capitali.
Il sistema ETS “necessario ma da modernizzare”
La capa dell’esecutivo del blocco ha infine difeso il sistema europeo di scambio delle emissioni (ETS), spesso criticato per il suo impatto sui costi energetici: “Senza questo meccanismo l’Europa consumerebbe circa 100 miliardi di metri cubi di gas in più”, aumentando ulteriormente la dipendenza dalle importazioni. Quindi abbiamo bisogno dell’ETS, ha concluso la tedesca, riconoscendo allo stesso tempo la necessità di “modernizzarlo“: un obiettivo che, ha precisato, andrà discusso con il Parlamento europeo stesso.
—
Casa Europa
content.lab@adnkronos.com (Redazione)



