(Adnkronos) –
L’Italia è di nuovo fuori dai Mondiali. Per la terza edizione consecutiva, la Nazionale azzurra non parteciperà, infatti, dopo il ko con la Bosnia, alla Coppa del Mondo 2026 in Usa, Canada e Messico. La terza mancata qualificazione consecutiva alla Coppa del Mondo rappresenta uno dei punti più bassi della storia della Nazionale italiana, ma a rendere il momento ancora più drammatico è un dato politico-sportivo: due di queste tre eliminazioni sono avvenute sotto la presidenza Figc di Gabriele Gravina. Un’eredità pesante, che oggi viene messa sotto accusa in particolare dalla politica. Già dopo la disfatta del 2022, con la clamorosa eliminazione contro la Macedonia del Nord, Gravina era rimasto al suo posto difendendo pubblicamente il progetto tecnico. Oggi, nel 2026, lo scenario si ripete quasi con inquietante precisione: la sconfitta ai rigori contro la Bosnia condanna l’Italia a un’assenza lunga sedici anni dal palcoscenico mondiale, e ancora una volta il presidente Figc respinge ogni responsabilità diretta. In conferenza stampa, infatti, Gravina ha ribadito che “la parte tecnica è da salvaguardare al 100%”, confermando sia Gattuso che Buffon nello staff.
La politica, però, chiede un ricambio, e lo fa con toni severi. Il Ministro per lo Sport Andrea Abodi ha parlato della necessità di “rifondare il calcio italiano partendo dal rinnovamento dei vertici della Figc”, sottolineando come sia “scorretto tentare di negare le proprie responsabilità sulla terza mancata qualificazione consecutiva” e in particolare sulle due avvenute nel periodo Gravina che ha rimandato ogni decisione al Consiglio federale della prossima settimana, dopo un incontro tra le componenti, convocato per domani in Figc. Un atteggiamento che ha scatenato la reazione di molti ex giocatori e dell’opinione pubblica. Così mentre la Figc prepara una riunione d’urgenza che potrebbe segnare l’inizio di una nuova fase, resta l’amarezza per una generazione che non ha visto l’Italia giocare un Mondiale. Un vuoto sportivo che difficilmente potrà essere attribuito solo agli allenatori o alla “sfortuna”: il nodo è politico, gestionale e strutturale. E i due Mondiali mancati sotto la presidenza Gravina, tre consecutivi, dopo quello sotto la guida Tavecchio, sono il sintomo più evidente di un declino che, se non invertito, rischia di allontanare sempre più il calcio italiano dal suo passato glorioso. La sensazione diffusa è che, senza un cambio di rotta radicale, il calcio italiano continuerà a inseguire il passato, invece, di costruire il proprio futuro.
—
sport
webinfo@adnkronos.com (Web Info)



