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martedì 12 Maggio 2026
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Blanco torna nei palazzetti e ‘rimette le ali’, la fragilità dietro tre anni di silenzio

(Adnkronos) – Se Gianluca Grignani è passato alla storia come il ‘poeta maledetto’ della canzone italiana, Blanco è l’artista della nuova generazione che quel nome sembra rincorrerlo. Non per le canzoni che scrive – non ancora almeno – ma per la traiettoria della sua carriera: esplosa prestissimo, troppo in fretta, fino quasi a divorarlo. 

“Siamo vite allo sbaraglio, sbando, schianto / dentro ogni mio sbaglio quanto ho pianto”, canta in apertura del live di stasera all’Unipol Forum. E in fondo tutto il concerto sembra ruotare attorno a questo: una richiesta di scuse. 

Oggi Blanco ha 23 anni, ma guardandolo sul palco è ancora possibile scorgere il ragazzo che ad appena vent’anni riempiva l’Ippodromo Snai San Siro dopo una manciata di hit. Aveva vent’anni, una vittoria al Festival di Sanremo insieme a Mahmood, un sesto posto all’Eurovision Song Contest e milioni di ragazzi ai suoi piedi che cantavano ogni parola delle sue canzoni. Aveva vent’anni e sembrava avere già tutto. Poi qualcosa si è rotto. 

Forse quello che succede a tanti ragazzi della sua età quando tutto diventa troppo grande. Solo che nel suo caso è successo davanti a tutti, nel giro di pochi mesi, nel pieno di un successo diventato, forse troppo presto, ingestibile. Un giorno era l’artista emergente più amato del pop italiano. Il giorno dopo il suo nome era ovunque, ma per il motivo sbagliato. 

Tutto si è rotto con quella scena del palco distrutto a Sanremo, diventata più grande di lui. Gli auricolari che non funzionano, la rabbia, il gesto impulsivo. Un errore consumato nella settimana più intoccabile della televisione italiana. E il resto è storia. Non è stato l’errore a segnarlo, sono state le urla di chi lo ha giudicato e Blanco ha deciso di fare quello che forse era più facile: sparire. Ed è forse questa la cosa più adulta che abbia fatto a vent’anni: capire che era il momento di tirarsi indietro, lasciare crollare tutto e provare a salvare se stesso prima ancora della carriera. Bello e dannato, sì. Ma anche e soprattutto, fragile.  

Prima della lunga pausa, Blanco aveva davvero tutte le carte per diventare uno dei nomi più forti della musica italiana. Le radio passavano le sue canzoni, tutti volevano quella voce chiara e riconoscibile, quel ‘Blanchito bebe, Michelangelo mettimi le ali’ diventato ormai un marchio. Lo volevano Mace, Marracash, persino Mina. E forse anche lui aveva iniziato a credere di avere il mondo in tasca. 

Ma oggi gli artisti vengono consumati velocemente. Spinti, spremuti, trasformati in qualcosa che deve sempre funzionare. E quando sbagli in televisione, in mondovisione, il conto da pagare arriva subito. Così Blanco ha provato a fare l’unica cosa possibile: rimanere in silenzio e prendersi cura di se. Per poi ricominciare da capo, in punta di piedi. Con un disco dedicato a sua madre, forse l’unico amore che non l’ha mai lasciato davvero. Quella spalla su cui in questi tre anni di silenzio magari ha pianto più di una volta. Eppure stasera, guardando il Forum, sembra che la sua carriera non si sia mai fermata davvero. I fan sono tutti lì. Ad aspettarlo. A dirgli bentornato. 

Per ricominciare Blanco ha scelto i palazzetti. Il suo pubblico è di nuovo lì, non se n’è mai andato davvero. Ad aprire il concerto è la voce di Gino Paoli con ‘Il cielo in una stanza’. Una scelta che sembra quasi una benedizione. Lo stesso brano che Blanco e Mahmood avevano portato sul palco di Sanremo 2022 durante la serata cover, classificandosi al secondo posto solo dopo Gianni Morandi.  

Blanco parla poco. Lascia che siano le canzoni a raccontare quello che gli è successo. Canzoni dure, intime, spesso pesanti da portarsi addosso. Si mette a nudo senza cercare davvero di spiegarsi. Ed è qui che si vede la differenza più grande rispetto al passato. Anni fa si arrampicava sulle impalcature, urlava, correva ovunque, trascinava il caos sul palco. Oggi sembra esserci più Riccardo che Blanco. E Riccardo vuole solo essere accettato. Vuole essere un ragazzo di 23 anni che sta provando a rimettere insieme i pezzi. Non ci sono effetti speciali, né il bisogno continuo di stupire. Preferisce lasciare spazio alle canzoni, al racconto di questi anni difficili, a quel senso di colpa che sembra portarsi addosso da tempo. 

Blanco è tornato, ma non è più il ‘blanchitobebe’ che si era preso tutto senza pensarci. È diverso. Più controllato. Forse sta ancora cercando di capire chi è davvero. Ma per la prima volta dopo tanto tempo sembra disposto a farlo davanti a tutti. E adesso prova a riprendersi, pezzo dopo pezzo, quello che in questi anni aveva lasciato sospeso. E in questo ritorno non c’è urgenza di stupire, ma solo di ricominciare. Fuori dalla sua cameretta c’è ancora un mondo da scoprire. Ora è arrivato il momento di rimettere le ali. Bentornato Blanco (di Marica Di Giovanni). 

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