(Adnkronos) – “Ci sono alcuni provvedimenti importanti in questo momento all’esame del Parlamento. Noi ci siamo trovati al centro di una tempesta perfetta: oltre ai cambiamenti in atto, che probabilmente si sarebbero dovuti intuire prima e per i quali comunque ci saremmo dovuti attrezzare prima – cioè il cambiamento demografico, la necessità di spostare l’equilibrio dalla visione ospedalocentrica alla sanità territoriale – abbiamo avuto il Covid. Il Covid ha generato un blocco del sistema e ci sono tutta una serie di accertamenti diagnostici che poi si sono ribaltati sulle liste d’attesa. E allora, partendo proprio dalle liste d’attesa, un tema molto sentito di cui leggiamo tutti i giorni, dobbiamo chiederci forse: perché non si è pensato prima di fare un sistema che potesse dare il monitoraggio della situazione nazionale e che consentisse poi di attivare gli strumenti, di attivare la terapia necessaria, giusta, nel punto giusto? Lo dico anche rispetto a una diseguaglianza territoriale che oggi è particolarmente profonda e sentita in tutto il Paese. Lo dico da ex presidente di una Regione a statuto speciale, da autonomista convinto che corre il rischio di diventare un autonomista pentito: se c’è una sfida che il regionalismo ha fallito è proprio quella della sanità”. E’ la riflessione di Ugo Cappellacci (Fi), presidente della Commissione Affari sociali alla Camera, che, intervenendo oggi al convegno ‘Adnkronos Q&A – Salute, prevenzione e risorse: le sfide’, in corso a Roma, parte da una premessa: l’indagine presentata oggi, una rilevazione sulla percezione degli utenti, “ha rilevato un certo tipo di sfiducia nei confronti del sistema sanitario nazionale. Noi però non dobbiamo dimenticare che il nostro Ssn è ancora oggi un’eccellenza nel mondo, che assicura qualità di cura e assistenza”, secondo “un principio universalistico che molti ci invidiano”. Detto questo, però, ha continuato Cappellacci, “noi abbiamo 21 sistemi sanitari regionali, tra Regioni e Province autonome, e la messa a terra della gestione spetta alle Regioni. Ma in passato sono stati dati fondi che non sono stati spesi sulle liste d’attesa, sono stati utilizzati per altro”.
Oggi uno dei problemi, ha osservato, è che “non c’è il quadro puntuale vero” sulle liste d’attesa. Non possiamo basarci su indagini spot o su articoli che mettono in evidenza solo quello che non funziona”. E poi “c’è un altro tema fondamentale che è quello dell’appropriatezza: ci sono molti esami che oggi vengono prescritti perché c’è anche quel meccanismo della medicina difensiva che pesa sul Ssn, perché probabilmente il suo costo sfiora i 9 miliardi”. Come intervenire? In primo luogo, “con la legge delega sulla riforma delle professioni viene introdotto un meccanismo di razionalizzazione che non è uno scudo penale, è una razionalizzazione che insieme al meccanismo delle linee guida consente ai sanitari di poter operare in maggiore tranquillità e di evitare tutta una serie di situazioni. La legge nasce da un’indagine conoscitiva molto approfondita che è stata fatta sentendo tutti gli stakeholder (gli operatori sanitari, gli Ordini, le associazioni, i sindacati), e sono emersi tutta una serie di problemi: carenze di personale, differenze territoriali, problemi di attrattività delle professioni, sicurezza sul lavoro, necessità di migliore organizzazione. La legge delega prevede una serie di misure che riguardano tutti i professionisti sanitari, cercando di trovare soluzioni su una serie di temi importanti: abbiamo il riordino delle forme di lavoro flessibile degli specializzandi, gli incentivi e i riconoscimenti per chi opera in aree disagiate, la semplificazione degli adempimenti amministrativi, i meccanismi premiali legati anche alla riduzione delle liste d’attesa. Si interviene sullo sviluppo delle competenze con un sistema nazionale di certificazione, sul problema della formazione e della specializzazione per i medici di medicina generale, anche questo un aspetto determinante”.
Sono dunque “in atto una serie di riforme. E, sul piano delle risorse – ha evidenziato Cappellacci – questo Governo ha fatto sforzi straordinari, nonostante la situazione veramente complicata e ulteriormente appesantita e aggravata dal piano internazionale. Ma non è un problema solo di risorse, anzi. Le sfide vere sono i modelli organizzativi e la prevenzione. Anche su quest’ultima ci sono dei passi avanti significativi e penso che la sostenibilità del sistema possa reggersi solo se si affronteranno in modo determinato questi due aspetti”.
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