(Adnkronos) – Delle parole pronunciate da Mario Draghi di fronte ai leader europei trapela un messaggio forte: l’economia europea è peggiorata da quando, è passato più o meno un anno e mezzo, ha presentato a Bruxelles il suo piano, il rapporto ‘Il futuro della competitività europea’. Questo comporta, è il passaggio successivo del ragionamento, l’urgenza di affrontare tutte le questioni che aveva sollevato in quella occasione.
Nella prefazione a quel documento l’ex presidente della Bce scriveva: “L’Europa si preoccupa del rallentamento della crescita dall’inizio di questo secolo. Si sono succedute varie strategie per aumentare i tassi di crescita, ma la tendenza è rimasta invariata. Secondo diverse metriche, si è aperto un ampio divario nel PIL tra l’UE e gli Stati Uniti, guidato principalmente da un rallentamento più pronunciato della crescita della produttività in Europa. Le famiglie europee hanno pagato il prezzo della perdita del tenore di vita. Su base pro capite, il reddito disponibile reale è cresciuto quasi il doppio negli Stati Uniti rispetto all’UE dal 2000”.
Oggi Draghi afferma con fermezza che la situazione è peggiorata. Guardando al Pil e al reddito disponibile reale, le differenze rispetto al settembre 2024 sono nell’ordine dei decimali e indicano un’economia europea che continua a crescere a ritmo troppo basso, seppure con una accelerazione inattesa a fine dello scorso anno: il Pil dell’area euro è aumentato dell’1,5% su base annua, superando lo 0,9% del 2024. Guardando avanti, l’economia della zona euro, che è cresciuta dello 0,3% nell’ultimo trimestre del 2025, dovrebbe mantenere un ritmo simile fino al 2026, con una leggera accelerazione nella seconda parte dell’anno. Si prevede una crescita dell’1,2% quest’anno e dell’1,4% nel 2027.
Quella di Draghi non è però una preoccupazione legata solo all’andamento del Pil. E’ soprattutto fondata sulla percezione che il divario con il resto del mondo, partendo proprio dagli Stati Uniti, possa allargarsi ulteriormente e che, come sostiene la Bce nell’analisi che accompagna l’ultima decisione di politica monetaria, “le prospettive sono ancora incerte, soprattutto a causa dell’indeterminatezza delle politiche commerciali e delle tensioni geopolitiche in atto a livello mondiale”. Soprattutto, del piano di Draghi finora non è stato fatto nulla e il tempo scorre, aggravando i problemi strutturali che restano sul tavolo. (Di Fabio Insenga)
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