(Adnkronos) – “La proposta si basa su evidenze consolidate che dimostrano come l’aumento significativo del prezzo dei prodotti del tabacco sia uno degli strumenti più efficaci per ridurre il consumo. L’incremento di 5 euro che proponiamo è ben diverso dai piccoli ritocchi di prezzo adottati in passato, che hanno generato malcontento senza incidere realmente sulle abitudini dei fumatori. L’esperienza di Paesi europei come Francia e Irlanda mostra che consistenti aumenti del prezzo sono stati seguiti da una riduzione del consumo di circa il 30%, pari a milioni di fumatori in meno. Si tratta di risultati molto più rilevanti rispetto ad altre strategie adottate negli anni, come le immagini di avvertimento sui pacchetti di sigarette, che hanno dimostrato un’efficacia limitata nel favorire la cessazione del fumo”. Lo ha detto Massimo Di Maio, presidente di Aiom (Associazione italiana oncologia medica), durante una conferenza sulla campagna ‘5 euro contro il fumo’ che ha raggiunto oltre 52mila firme ora depositate in Senato.
“Anche i dispositivi di nuova generazione – ha aggiunto Di Maio – non rappresentano una soluzione efficace: oltre a mostrare scarsi risultati nell’aiutare a smettere di fumare, favoriscono il consumo duale e rischiano di avvicinare alla dipendenza persone che prima non fumavano, in particolare i più giovani. Per questo confidiamo che anche in Italia un aumento deciso del prezzo possa ottenere gli stessi risultati osservati in altri Paesi, soprattutto tra i giovani, che sono generalmente più sensibili all’effetto deterrente di un rincaro significativo dei prodotti del tabacco e della nicotina”.
“Qualcuno potrebbe aver avuto l’impressione che ci siamo concentrati esclusivamente sul fumo. In realtà – ha sottolineato il presidente degli oncologi – trattandosi di una proposta di legge, era necessario individuare una priorità. Sarebbe stato poco realistico costruire un provvedimento che affrontasse contemporaneamente tutti i fattori di rischio oncologico. La scelta è quindi ricaduta sul fumo perché, dati alla mano, rappresenta di gran lunga il principale fattore di rischio evitabile per i tumori. Da solo è responsabile di una quota di neoplasie pari, se non superiore, a quella attribuibile a tutti gli altri fattori di rischio messi insieme”. “Questo non significa che la comunità scientifica sottovaluti l’importanza della prevenzione sugli altri determinanti di salute. Ogni anno, nel rapporto ‘I numeri del cancro in Italia’, dedichiamo ampio spazio agli stili di vita della popolazione, affrontando temi come consumo di alcol, sedentarietà e alimentazione, tutti elementi rilevanti nella prevenzione oncologica. Il nostro impegno su questi fronti continuerà, ma oggi era fondamentale partire dal principale fattore di rischio, con l’auspicio che questa proposta di legge possa essere approvata. Successivamente ci sarà spazio per affrontare anche gli altri aspetti della prevenzione”, ha detto.
Nel corso della conferenza è stato affrontato anche il tema dei benefici della cessazione del fumo. Silvano Gallus, responsabile del Laboratorio di ricerca sugli Stili di vita dell’Istituto Mario Negri, ha ricordato i risultati dello studio prospettico condotto da Richard Doll e Richard Peto su circa 40 mila medici britannici seguiti per cinquant’anni. “La ricerca ha dimostrato che i fumatori perdono in media circa dieci anni di aspettativa di vita rispetto a chi non ha mai fumato, una stima che studi più recenti suggeriscono possa essere persino superiore. La buona notizia”, ha concluso Gallus, “è che smettere di fumare consente di recuperare gran parte di quegli anni di vita. Chi smette intorno ai 30 anni recupera praticamente l’intera perdita di aspettativa di vita; chi smette a 40 anni ne recupera circa nove, a 50 anni circa sei e anche a 60 anni il beneficio rimane significativo, con un recupero di circa tre anni. “Smettere di fumare è sempre utile, a qualsiasi età, anche dopo i 60 o i 70 anni”.
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