(Adnkronos) – “Per molto tempo questa patologia” il tumore dell’endometrio “è stata considerata una sorta di ‘Cenerentola’ dell’oncologia: non esistevano terapie mirate al di fuori della chemioterapia e i passaggi chirurgici venivano eseguiti in qualsiasi struttura, partendo dal presupposto che non facesse alcuna differenza. Oggi dobbiamo guardare a questa malattia sotto una nuova luce, garantendole la giusta attenzione clinica alla luce di trattamenti che offrono ottimi esiti. Per farlo, però, sono necessari centri dedicati e l’accesso agli esami molecolari per tutte le pazienti”. Così Manuela Bignami, direttrice di Loto Odv, intervenendo oggi all’incontro, organizzato a Milano da AstraZeneca, “Tumori, oltre il silenzio della malattia: il valore dell’immunoterapia oggi”.
Bignami si sofferma ancora sulla patologia sottolineando l’importanza di “fare informazione sulla prevenzione e sui sintomi d’esordio”: “Le donne devono sapere che in caso di sanguinamento anomalo è fondamentale rivolgersi subito al medico di medicina generale o al ginecologo – osserva – individuare la malattia in uno stadio precoce, come per qualsiasi altra patologia, fa davvero la differenza”. “Negli ultimi anni abbiamo assistito a numerose innovazioni terapeutiche e a una vera e propria riclassificazione della patologia, che oggi viene considerata un tumore ‘a quattro facce’ – si sofferma la direttrice dell’associazione – Questa classificazione molecolare ha aperto la strada a una medicina di precisione sempre più incisiva e alla scoperta di nuove opportunità di cura, come i recenti farmaci immunoterapici”.
Ma avere a disposizione terapie innovative non basta, “oggi è fondamentale che queste nuove opzioni terapeutiche vengano tradotte per le pazienti in modo rapido e che siano accessibili su tutto il territorio nazionale – dice – Come associazione di pazienti, il nostro impegno è far passare un messaggio chiaro: l’innovazione è completa solo quando il farmaco è equamente accessibile a tutti. Non può esserci una sanità che dipenda dalla regione di residenza. L’innovazione scientifica deve quindi procedere di pari passo con l’innovazione dei sistemi organizzativi sanitari, altrimenti avremo fallito tutti”, conclude.
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