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Legge elettorale Toscana: non basta eliminare il listino bloccato

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La proposta Pd annunciata in Toscana nei giorni scorsi di eliminare il listino bloccato nella legge elettorale 26 settembre 2014 n. 51 per l’elezione del Consiglio regionale e del presidente della Regione Toscana è un primo passo importante, ma non basta.

Un listino bloccato di cui, va detto, il Pd in Toscana ha usufruito nel massimo consentito di tre nomi alle regionali 2025 blindando, e dunque eleggendo a prescindere dal voto per il solo fatto di stare in listino bloccato, Jacopo Melio, Gianni Lorenzetti e Simona Querci.

E’ un primo passo la proposta Pd di eliminare il listino bloccato ma non basta dopo che le regionali che in ottobre 2025 hanno confermato Giani, Pd, presidente Regione Toscana, hanno evidenziato criticità.

Col risultato della candidata presidente Antonella Bundu, Toscana Rossa, per i sondaggi completamente inaspettato, rimasta fuori dal Consiglio regionale con una legge elettorale che stabilisce una soglia di sbarramento differenziata.

Al 3% se una forza politica sta in coalizione e al 5% se sta da sola.

E’ evidente che si evidenzia una criticità quando una candidata presidente, Antonella Bundu, rimane fuori dal Consiglio regionale pur ottenendo da sola il 5.18% e Toscana Rossa, effetto voto disgiunto, il 4.51%, mentre il M5S in coalizione col campo largo di Giani elegge due consiglieri regionali con il 4.38%.

E si evidenzia una ulteriore criticità non solo se la Lega Salvini, in coalizione centrodestra con il candidato presidente Tomasi, elegge un consigliere, Simoni, con il 4.38%.

Ma anche se Simoni, colui che insieme ai dem Melio, Lorenzetti e Querci ha beneficiato del listino bloccato, prima è stato eletto con la Lega, con l’allora Vannacci vice di Salvini responsabile della campagna elettorale delle regionali in Toscana.

E, del tutto legittimamente aderendo al gruppo misto, la Lega l’ha lasciata transitando nel Futuro Nazionale di Vannacci. Il che significa che in Consiglio regionale della Toscana è rappresentato un partito, Futuro Nazionale, senza aver avuto necessità di raccogliere ben 10mila firme per candidarsi come invece ha dovuto raccogliere Antonella Bundu, non essendo Toscana Rossa espressione di gruppi consiliari, articolo 11 legge 51/2014.

E, Futuro Nazionale a parte, le firme in una legge elettorale a nostro parere o si stabiliscono per tutte le forze politiche candidate o si eliminano per tutte.

Certo, il Tar e il Consiglio di Stato hanno respinto i ricorsi di Antonella Bundu.

 E, dovendo fare riferimento a una legge elettorale, non potevano fare altrimenti. 

La legge regionale 26 settembre 2014/51, legge elettorale dunque giovane, è nata in Toscana dopo un iter complesso, migliaia di emendamenti, e, pur prevedendo un listino bloccato, riportò le preferenze. Introdusse il ballottaggio, ancora oggi la Toscana è l’unica regione a prevederlo se al primo turno il candidato presidente più votato non supera il 40%. Introdusse il voto di preferenza di genere e un nuovo meccanismo di premio di maggioranza. Ridusse i consiglieri regionali da 55 a 40.

Fissò le attuali soglie di sbarramento differenziate. 

 

© Riproduzione riservata

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