C’era una volta una famiglia nel bosco.
No, non è una favola la vicenda che vede protagonista la famiglia che vive a Palmoli, in provincia di Chieti. Né al momento sembra esserci un lieto fine.
Una famiglia a cui, come recitano le ordinanze del Tribunale per i Minorenni di L’Aquila, prima, ordinanza del 13 novembre 2025, sono stati allontanati i tre bambini, collocati in una struttura, con tanto di sospensione della responsabilità genitoriale di mamma Catherine Birmingham, australiana, e papà Nathan Trevallion, inglese.
Poi, con ordinanza dello stesso tribunale dello scorso 5 marzo 2026, presidente Cecilia Angrisano, “viene disposto l’allontanamento dei minori dalla comunità in cui sono attualmente ospitati e il loro collocamento in diversa struttura, senza la madre“.
Il tutto sempre con tanto di forza pubblica.
E certo le immagini dello strazio dell’allontanamento della madre dai figli non possono suscitare indifferenza.
Come si legge nell’ordinanza del 5 marzo 2026 “la persistente e costante presenza materna è gravemente ostativa agli interventi programmati e pregiudizievole per l’equilibrio emotivo e l’educazione dei minori”.
A differenza della madre, “La condotta del padre anche nell’ultimo periodo, come in precedenza, rappresentata come adeguata e utile a rasserenare i figli e la madre”.
In tutto questo contesto, il ministro della Giustizia Nordio dispone l’invio di ispettori.
Viene innalzata la vigilanza nei confronti della presidente del Tribunale dei minori dell’Aquila, Cecilia Angrisano, che aveva già una protezione per via del ruolo. Si parla di minacce e attacchi ricevuti sui social negli ultimi mesi
L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza Marina Terragni, “allarmata per le possibili irreparabili conseguenze di questa decisione sulla salute psicofisica dei tre bambini si dichiara contraria al trasferimento dei tre bambini in altra struttura senza la madre”.
La premier Meloni in un post parla di bambini e genitori “colpiti da una assurda concatenazione di decisioni dal chiaro tenore ideologico”.
Il vicepremier Salvini parla di ‘Uno Stato che porta via i bambini a mamma e papà” annuncia “Nei prossimi giorni andrò personalmente sul posto non da vicepresidente del Consiglio ma da padre”.
Marco Marsilio, presidente della Regione Abruzzo, evidenzia via social: “Pur nel pieno rispetto delle decisioni assunte dall’autorità giudiziaria, affermo che non possiamo ignorare il sentimento di dolore e smarrimento che questa vicenda suscita in tutti coloro che ne hanno seguito con attenzione gli sviluppi, sperando in una rapida e serena ricomposizione del nucleo familiare, con il diritto di questi bambini di poter crescere accanto alla loro mamma e al loro papà. Sento il dovere di esprimere vicinanza e solidarietà ai genitori e ai bambini, e l’auspicio sincero che si possa giungere al più presto a una soluzione giusta e serena, che restituisca serenità ai minori e fiducia a quanti hanno sofferto insieme a loro”.
Per completare il quadro, non senza evidenziare l’ordinanza del Tribunale per i Minorenni de l’Aquila del 5 marzo scorso “Il problema dell’ingerenza della stampa sollevato dalla tutrice”. Come si legge nell’ordinanza, “Il problema è costituito dalla presenza costante di
giornalisti all’esterno della struttura, con telecamere e obiettivi puntati
all’interno del cortile, situazione che genera un ulteriore fattore di stress per
tutti i minori ospiti, limitando anche la fruizione degli spazi esterni per tutelarne
la privacy”.
Ma di cosa sono accusati mamma Catherine e papà Nathan al punto da disporre la sospensione della responsabilità genitoriale e il collocamento dei bambini in struttura, successivamente disponendo anche l’interruzione della convivenza con la madre?
Non di maltrattamenti. Né di abusi.
Lo leggiamo in premessa nell’ordinanza del 13 novembre 2025.
“Il Servizio Sociale aveva segnalato la condizione di sostanziale abbandono in cui si trovavano i minori, in situazione abitativa disagevole e insalubre e privi di istruzione e assistenza sanitaria; la famiglia viveva in un rudere fatiscente e privo di utenze e in una piccola roulotte; i minori non avevano un pediatra e non frequentavano la scuola; la loro situazione era giunta a conoscenza del
Servizio Sociale a seguito dell’accesso al pronto soccorso della famiglia per ingestione di
funghi”.
Poi: “La situazione descritta nella relazione del Servizio Sociale e in quelle dei Carabinieri
del 23/9 e 4/10/24 manifestava indizi di preoccupante negligenza genitoriale, con
particolare riguardo all’istruzione dei figli e alla vita di relazione degli stessi, conseguenti
alla mancata frequentazione di istituti scolastici e all’isolamento in cui vivevano.
Era inoltre imprescindibile una relazione tecnica sulla sicurezza statica del rudere
destinato ad abitazione dei minori.
Sotto il profilo sanitario era invece necessario svolgere più compiuti accertamenti
sulla condizione dei minori, non essendovi elementi sufficienti per porre in relazione la
negligenza genitoriale (alla luce delle prescrizioni normative vigenti) con una situazione
di pregiudizio dei figli”.
E quindi “In considerazione delle gravi e pregiudizievoli violazioni dei diritti dei figli all’integrità fisica e psichica, all’assistenza materiale e morale, alla vita di relazione e alla riservatezza, i genitori vanno sospesi dalla responsabilità genitoriale”.
Arriva una disponibilità di aiuti verso la famiglia nell’ottica di poter convergere verso un ricongiungimento coi bambini. Da chi offre ospitalità al padre allo stesso sindaco di Palmoli che parla di abitazione messa a disposizione gratuitamente.
Intanto, si legge nell’ordinanza del 5 marzo, “Gli incontri con il padre sono stati incrementati da due a tre incontri settimanali di h.1,30 ciascuno e sono momenti vissuti con entusiasmo dai bambini: giocano insieme al padre che mostra interesse e comprensione per le emozioni dei figli, li incoraggia e li rassicura fornendo anche notizie dei loro amati animali e di quello che fa lui durante le giornate e creando, nel
complesso, un’atmosfera serena e rilassata. Più volte si è impegnato nel
rassicurare e supportare la moglie, essendo stato informato e avendo anche
visto di persona, le reazioni d’ira ed esagerate di nei confronti delle
educatrici”.
Inoltre “Appare inoltre utile che Servizio Sociale, tutrice e curatrice valutino le
possibilità di intensificare la frequentazione, a distanza e in presenza, tra i
minori e il padre, che in più occasioni ha mostrato buone capacità di contribuire
all’assistenza morale in favore dei figli. Vanno in ogni caso assicurati contatti a
distanza e incontri sorvegliati tra la madre e i figli”.
Come si legge sempre nella stessa ordinanza, “La relazione del 12/2/26 della casa-famiglia descrive il peggioramento del comportamento dei minori. Si sono moltiplicati i tentativi dei minori di accedere autonomamente ai piani superiori della struttura, dove sono ubicati l’ufficio della responsabile, lo spazio neutro per gli incontri protetti, la stanza studio l’appartamento assegnato alla madre”.
E, relativamente a mamma Catherine, “Nell’ultimo periodo la donna consente ai bambini di soggiornare a qualsiasi ora nel proprio appartamento, chiudendo la porta e impedendo di fatto l’accesso e la supervisione delle educatrici. Tale condotta espone i minori a rischi significativi, considerata la loro tendenza a muoversi senza controllo in tutta la struttura. La madre, inoltre, manifesta frequenti scatti d’ira, oppositiva alle indicazioni del personale e utilizza modalità comunicative svalutanti nei confronti delle educatrici, spesso alla presenza dei figli e degli altri minori, i quali hanno verbalizzato disagio e tensione”.
E ancora: “Dalla sera del 10 febbraio c.a., la madre dorme in camera con i bambini,
seppur le viene rimandato ogni volta che non rispetta le direttive che abbiaто
ricevuto. Non abbiamo alcun ascolto e solo quando decide lei, si reса
nell’alloggio al secondo piano. La sera del 12 febbraio si è recata
nell’appartamento intorno alle 21.30 dopo aver addormentato i tre figli, verso
mezzanotte e mezza è stata chiamata telefonicamente dall’educatrice per l’improvviso risveglio di che ha iniziato ad urlare in maniera
straziante tanto da svegliare tutti i minori. La madre si è innervosita con
l’educatrice e ha cercato di calmare il figlio portandoselo nell’appartamento
superiore, per poi riscendere dopo una decina di minuti e dormire nella camera dei tre bambini”.
Si parla di “bambini sono traumatizzati dal fatto di
non poter dormire assieme ai genitori, si svegliano la notte con incubi non
potendo contare sulla presenza dei genitori, come avveniva in precedenza a
casa per la paura del buio”.
Ne consegue, si legge sempre nella stessa ordinanza del 5 marzo 2026, che “La casa-famiglia pertanto ribadisce la propria impossibilità di provvedere efficacemente, non solo all’attuazione degli interventi programmati dalla tutrice
e condivisi da questo Collegio, ma anche all’incolumità dei minori e alla serenità degli altri ospiti, le cui esigenze rischiano evidentemente di esser sacrificate dall’entità del problemi e delle difficoltà derivanti dalla condotta della famiglia“.
Morale della favola: i bambini vanno trasferiti in altra struttura. Senza la madre.



