LIVORNO – Mercato centrale di Livorno, l’opinione di Barbieri: “Non è un miglioramento, ma una ferita profonda alla storia della città”.
Imprenditore nel settore dell’interior design e amante dell’arte. Roberto Barbieri, collaboratore del gruppo del Corriere Toscano con la rubrica Dentro la forma, interviene su un tema di stretta attualità cittadina: l’intervento sul mercato centrale di Livorno.
Ecco il suo pensiero al Corriere Toscano.
Ci sono luoghi che non appartengono soltanto ai registri catastali o ai percorsi turistici, ma custodiscono l’anima profonda e l’identità stessa di una comunità. A Livorno questo ruolo spetta indiscutibilmente al Mercato delle Vettovaglie, il magnifico Mercato Centrale progettato dall’architetto Angiolo Badaloni e inaugurato nel 1894. Una vera e propria cattedrale laica, un trionfo di ghisa, vetro e gusto neorinascimentale arricchito da eleganti sfumature Liberty, la cui maestosità non ha nulla da invidiare ai più celebri padiglioni parigini dell’Ottocento. Oggi, tuttavia, la vista di questo monumento si scontra con una realtà a dir poco stonata e al centro di una dura polemica cittadina: la nuova tettoia della discordia.
Dell’armonia e del rigore compositivo originari è rimasto ben poco. Più che un richiamo alle linee d’inizio Novecento, questa pesante struttura in ferro sembra piuttosto rifarsi alle datate realizzazioni degli anni Ottanta tipiche dei mercati secondari spagnoli. Un intervento che dimostra una totale assenza di sensibilità progettuale, a partire dal mancato rispetto degli allineamenti prospettici, elemento base che si studia fin dal primo anno di architettura, a cominciare dalla mancata sensibilità nell’osservare i cannocchiali prospettici, come quello di via Santa Fortunata, che vede il vecchio mercato oscurato, cancellato completamente dal nuovo manufatto; a questo si aggiunge la mancata considerazione delle simmetrie, l’asse mediano del nuovo manufatto è infatti completamente disassato rispetto all’entrata principale del Mercato delle Vettovaglie. Come se non bastasse, per consentire il transito dei mezzi di soccorso dei Vigili del Fuoco, la copertura è stata notevolmente innalzata. Il risultato è un’opera priva di qualsiasi ergonomia, sproporzionata e irrimediabilmente sgraziata. Con questo innalzamento si è persino ignorato un principio elementare della fisica: più una copertura si alza, più l’area sottostante diventa vulnerabile alle intemperie. In una città di mare come Livorno, dove la pioggia è frequentemente accompagnata da raffiche di vento, chi si troverà sotto la tettoia finirà inesorabilmente per bagnarsi. L’insieme di questi errori ha generato, senza mezzi termini, una delle strutture più brutte e sgraziate realizzate negli ultimi cinquant’anni. L’orientamento dell’architettura si muove nell’ottica dell’inserimento delle nuove strutture che ovviamente abbiamo lineamenti di contemporaneità ma che lascino integra la leggibilitàdell’edilizia storica. La trasparenza è un punto fondamentale quando si parla di inserimento di un nuovo corpo edilizio e non rende meno innovativo il progetto stesso anzi lo rende attuale e contestualizzato.
A rendere il quadro ancora più surreale sono i numeri. La struttura è stata infatti impiantata ad appena 4,20 metri dal corpo di fabbrica dello stabilimento storico: una vicinanza opprimente che spezza il respiro monumentale della piazza coperta e crea un’intercapedine angusta a ridosso dell’opera di Badaloni.
Il Mercato Centrale non è solo un polo commerciale, è il salotto buono e il cuore della livornesità. Questa tettoia non è un miglioramento, ma una ferita profonda alla storia della città, di fronte alla quale i livornesi non intendono rimanere in silenzio.



