POGGIBONSI – C’è un piano A e un piano B per provare a salvare il punto nascita dell’ospedale di Campostaggia a Poggibonsi, in provincia di Siena, uno delle tre strutture toscane (assieme a Montevarchi e Nottola a Montepulciano) al di sotto dei cinquecento parti l’anno su cui il Comitato nascite nazionale si è finora dimostrato poco propenso a concedere deroghe rispetto alla soglie fissate dall’Organizzazione mondiale della sanità. “Ma in entrambi i casi, sia che la nostra tesi sulla qualità delle prestazioni offerte trovi accoglimento sia che si debba pensare ad una riorganizzazione dei reparti– rassicura l’assessora alla sanità della Toscana Monia Monni, rivolgendosi a mamme e famiglie – a Poggibonsi si potrà continuare a partorire: anche in futuro e in totale sicurezza”.
Monni parla dopo aver visitato oggi proprio il Punto nascita (e i reparti di chirurgia e oncologia) dell’ospedale della Val d’Elsa, che non si rivolge solo ad una porzione di abitanti della provincia di Siena ma offre i propri servizi anche a chi risiede nella parte meridionale della area metropolitana fiorentina. Con lei c’erano la sindaca di Poggibonsi e presidente della Società della salute Susanna Cenni, la direttrice generale facente funzione dell’Asl Toscana Sud Est Biancamaria Rossi, la direttrice sanitaria Barbara Innocenti e la direttrice dell’ospedale Lucia Grazia Campanile.
La battaglia per i punti nascita che si vorrebbe chiudere dunque prosegue e la Regione non demorde, intenzionata a portare sui tavoli romani le specificità del territorio e il fattore qualità: di Campostaggia come delle altre strutture. Probabilmente già ad ottobre ci sarà un confronto con il tavolo adempimenti, che dipende dal Ministero all’economia e finanze e che assieme al Comitato nascite e al Ministero della salute dovrà decidere in ultima istanza sulle deroghe, da concedere o meno. Le soglie fissate dall’Oms non sono in discussione. ”Siamo i primi – ribadisce l’assessora – a pensare che si debba salvaguardare la salute delle mamme e dei bambini come valore imprescindibile”. “Ma pensiamo anche – aggiunge – che non si possano desertificare i territori nel momento in cui si dice che la sanità deve diventare più vicina alle cittadine e ai cittadini. Quindi a Roma racconteremo la storia di successo di questo ospedale”.
“Qui – commenta – oggi ho toccato con mano la grande qualità che questo punto nascita esprime, per innovazione e per l’articolato percorso offerto, complesso e completo: prima della gravidanza, durante e dopo la gravidanza, con un’integrazione fortissima tra pediatrica, ostetricia e ginecologia, grande professionalità ma anche umanità”. “Credo – evidenzia Monni – che questo vada preservato”.
Se poi da Roma non cambiassero idea, rimane il piano B, ovvero una soluzione organizzativa diversa che comunque manterrà aperto il punto nascita: un’integrazione di equipe tra l’azienda ospedaliera universitaria delle Scotte e Campostaggia, dove i parti fisiologici si potranno svolgere a Poggibonsi, assieme a tutto il percorso pre e post nascita, mentre i parti con maggiore complessità o a rischio si sposteranno a Siena.
“Siamo ottimisti rispetto alla nostra capacità di costruire un modello toscano che servirà a tutto il Paese – conclude l’assessora -. Di bambini ne nascono sempre meno in tutta Italia e questo modello dimostrerà che questo Punto nascita non soltanto può rimanere aperto, ma può ulteriormente migliorare e portare questa esperienza di qualità altrove”.



