Si avvicina l’estate e quel vestito che hai comprato lo scorso anno non entra più. Hai bisogno di tonificare i muscoli, perdere quella pancetta da letargo invernale e ritrovare un po’ di pace con l’immagine che vedi riflessa allo specchio. E mentre ti penti persino della pizza ordinata mercoledì sera quando di cucinare non avevi voglia, ecco che compaiono corpi statuari sui social che ti consigliano come perdere cinque chili in tre mesi con sole due ore di attività a settimana. Sarà un caso? Il famoso algoritmo che ormai ci legge nella mente? O sarà che gli ecosistemi digitali che viviamo quotidianamente sono ormai dominati dalla cosiddetta “Fitspiration”?
E bene, il mix porta a scontrarci ogni giorno con un genere di contenuti che, pur nascendo con l’intento dichiarato di motivare a uno stile di vita sano attraverso l’esercizio fisico e una dieta equilibrata, è oggi oggetto di severo scrutinio scientifico. Come ci rapportiamo ad essi? Che effetto hanno sulla nostra mente? A cercare le risposte a questi quesiti è un recente studio, pubblicato sulla rivista Health Communication, il quale ha sintetizzato otto anni di ricerca sperimentale per determinare l’impatto causa-effetto di questa esposizione sul pubblico dei giovani adulti. E il presagio non è dei migliori.
Lo studio
La ricerca, guidata dalla dottoressa Valerie Gruest, ricercatrice presso la Northwestern University ed ex nuotatrice olimpica, e dal dotto Nathan Walter, rappresenta la prima meta-analisi che esamina esclusivamente studi sperimentali pubblicati tra il 2015 e il 2023. L’analisi ha aggregato dati provenienti da 26 campioni indipendenti, coinvolgendo un totale di 6.111 individui di età compresa tra i 18 e i 33 anni in sette nazioni, tra cui l’Italia, gli Stati Uniti, il Regno Unito e l’Australia.
Il valore aggiunto di questa indagine risiede nella sua natura causale: a differenza degli studi correlazionali, i ricercatori hanno analizzato esperimenti in cui i partecipanti venivano esposti a un numero controllato di immagini o video di fitspiration (da 10 a 100) per misurarne gli effetti immediati rispetto a gruppi di controllo esposti a contenuti neutri.
I meccanismi del confronto sociale “verso l’alto”
Il principale motore del malessere identificato dalla ricerca è il confronto sociale verso l’alto. Gli utenti non si limitano a osservare le immagini, ma valutano attivamente le proprie caratteristiche fisiche e il proprio stile di vita rispetto a standard idealizzati e spesso irraggiungibili per persone comuni che non svolgono quel tipo di attività per professione. I risultati confermano con significatività statistica che l’esposizione alla fitspiration incrementa drasticamente questo tipo di confronti, portando a una svalutazione sistematica del sé.
Le conseguenze psicologiche delineate dallo studio sono molteplici:
- Immagine corporea e autostima: è stata riscontrata una diminuzione significativa della soddisfazione per il proprio aspetto fisico e della percezione positiva del corpo.
- Alterazione dell’affettività: l’esposizione ai contenuti “fit” genera un aumento dei sentimenti negativi (ansia, vergogna, invidia) e una contestuale riduzione delle emozioni positive, intaccando il benessere emotivo generale.
Il paradosso della motivazione: fitness o distorsione?
Sebbene la fitspiration promuova obiettivi apparentemente positivi come la forza e la salute, i suoi elementi centrali rimangono ancorati a standard di bellezza normativi: eccessiva magrezza e tonicità per le donne, muscolatura estrema per gli uomini.
La ricerca evidenzia un paradosso preoccupante: se da un lato questi post aumentano l’intenzione di fare esercizio e seguire diete, tali motivazioni sono spesso radicate in una sintomatologia tipica dei disturbi alimentari. Il rischio è che gli utenti adottino regimi alimentari restrittivi o routine di allenamento estenuanti come “scorciatoie” per raggiungere fisici che, nella realtà, richiederebbero spesso l’uso di integratori, steroidi o persino “editing” digitale.
Trasversalità del fenomeno
Un dato emerso con forza è l’assenza di moderazione da parte di variabili demografiche come il genere o l’indice di massa corporea. Ciò suggerisce che i rischi della “fitspiration” non sono confinati alle giovani donne, categoria storicamente più studiata, ma colpiscono in modo trasversale uomini e giovani adulti con diverse composizioni corporee. È stato tuttavia notato che l’efficacia motivazionale della fitspiration tende ad aumentare con l’età, sebbene questo non ne attenui i potenziali effetti collaterali negativi.
Conclusioni e implicazioni per la salute pubblica
Le origini della fitspiration, rintracciabili nei blog pro-disturbi alimentari dei primi anni 2000, ne sottolineano la pericolosità intrinseca. Nonostante la patina di salute e benessere, il bombardamento quotidiano, stimato in circa 1-5 esposizioni al giorno per un utente medio, agisce come un catalizzatore di insicurezza. Gli autori dello studio concludono che, data l’impossibilità di eliminare l’uso dei social media tra i giovani, è imperativo sviluppare strategie di alfabetizzazione digitale per mitigare l’impatto di questi modelli estetici onnipresenti. Comprendere la meccanica dei messaggi che generano queste risposte negative sarà il prossimo passo cruciale per promuovere un impegno più consapevole e sano con le tecnologie digitali.
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