Donald Trump alza la pressione commerciale sull’Unione europea proprio mentre Bruxelles apre una nuova rotta verso il Sud America. Da una parte, il presidente degli Stati Uniti annuncia dazi al 25% su auto e camion europei, dall’altra, dal 1° maggio è entrato in applicazione provvisoria l’accordo commerciale tra Ue e Mercosur, il blocco che riunisce Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. Due dossier diversi, ma destinati a incrociarsi nel dibattito europeo: il rapporto con Washington si fa più incerto, mentre l’Ue prova ad ampliare i propri sbocchi commerciali.
Trump ha affidato l’annuncio a Truth Social, accusando l’Unione europea di non rispettare l’accordo commerciale raggiunto con gli Stati Uniti. “Sono lieto di annunciare che, in considerazione del fatto che l’Unione europea non sta rispettando il nostro accordo commerciale pienamente concordato, la prossima settimana aumenterò i dazi applicati all’Unione europea per le auto e i camion che entrano negli Stati Uniti. Il dazio sarà aumentato al 25%”, ha scritto il presidente americano.
Il messaggio è accompagnato da un’indicazione precisa alle case automobilistiche europee: chi produrrà negli stabilimenti statunitensi non sarà colpito. “Se produrranno auto e camion negli stabilimenti statunitensi, non ci sarà alcun dazio”, ha aggiunto Trump, rivendicando investimenti per oltre 100 miliardi di dollari nella produzione americana di auto e camion.
La Commissione europea ha respinto la lettura americana, rivendicando il rispetto degli impegni presi e avvertendo che l’Ue è pronta a difendere i propri interessi. Bruxelles ha ribadito di essere “pienamente impegnata in una relazione transatlantica prevedibile e reciprocamente vantaggiosa”, ma ha avvertito che, se gli Stati Uniti adotteranno misure incompatibili con la Dichiarazione congiunta, l’Ue manterrà “aperte tutte le opzioni” per proteggere i propri interessi. Secondo l’esecutivo comunitario, l’Unione sta attuando gli impegni presi secondo la normale prassi legislativa e ha tenuto informata l’amministrazione americana durante il processo.
Il Parlamento europeo ha usato toni più diretti. Bernd Lange, presidente della commissione Commercio internazionale dell’Europarlamento, ha definito “inaccettabile” il piano di Trump. In un post su X, Lange ha sostenuto che l’Ue continua a rispettare gli impegni assunti, mentre la parte statunitense “continua a infrangere i suoi impegni”. Il riferimento non è solo alle auto: l’eurodeputato tedesco ha richiamato anche le tariffe su oltre 400 prodotti in acciaio e alluminio, inserendo la nuova mossa americana in una sequenza più ampia di tensioni commerciali.
Il colpo americano sull’auto europea
Il settore colpito non è casuale. L’auto resta uno dei comparti più importanti dell’industria europea, sia per il peso economico sia per il suo valore politico. Dietro ogni veicolo esportato ci sono marchi, stabilimenti, fornitori, componentistica, software, logistica e occupazione. Un dazio al 25% non incide soltanto sul prezzo finale di un’auto venduta negli Stati Uniti: può pesare sulle scelte industriali, sui margini e sulla convenienza a produrre da una parte o dall’altra dell’Atlantico.
Il messaggio di Trump è costruito proprio su questo punto. La tariffa non viene presentata solo come una sanzione commerciale, ma come un incentivo a produrre negli Stati Uniti. Chi assembla auto e camion sul territorio americano resta fuori dalla misura; chi esporta dall’Europa verso il mercato statunitense deve invece fare i conti con il nuovo dazio. Per le case automobilistiche europee, questo significa valutare non solo il costo immediato della misura, ma anche la distribuzione futura degli investimenti, delle linee produttive e delle reti di fornitura.
Per l’Europa, il problema riguarda anche le imprese che non vendono direttamente al consumatore americano. La componentistica è parte essenziale della catena dell’auto: motori, sistemi elettronici, materiali, macchinari, tecnologie di sicurezza e servizi industriali attraversano più Paesi prima di arrivare al veicolo finito. Per questo, una stretta tariffaria sul prodotto finale può produrre effetti anche su aziende più piccole e su distretti specializzati. In Italia, il tema tocca la meccanica, la gomma-plastica, l’automazione e l’elettronica applicata all’automotive, settori spesso collegati a piattaforme produttive europee più ampie.
La partita arriva in una fase già complicata per il comparto. La transizione elettrica richiede investimenti elevati, la concorrenza internazionale aumenta e i produttori europei devono ripensare modelli, stabilimenti e catene di fornitura. L’incertezza tariffaria aggiunge un ulteriore elemento di pressione: le imprese programmano investimenti su orizzonti pluriennali, mentre le decisioni politiche possono modificare rapidamente le condizioni di accesso a un mercato centrale come quello americano.
Per Bruxelles, il punto è tenere insieme negoziato e deterrenza. La Commissione rivendica di stare rispettando l’accordo con Washington e chiede chiarezza sugli impegni statunitensi. Allo stesso tempo, lascia intendere che una violazione dell’intesa potrebbe aprire la strada a una reazione. Non viene indicata una misura specifica, ma il richiamo a “tutte le opzioni” segnala che la Commissione vuole tenere aperto il margine negoziale senza apparire passiva davanti alla mossa americana.
La scommessa Mercosur
Mentre il fronte con Washington si irrigidisce, Bruxelles guarda al Mercosur. L’accordo commerciale con Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay è entrato in applicazione provvisoria il 1° maggio. La Commissione europea lo presenta come un’intesa destinata ad aprire un mercato condiviso di oltre 700 milioni di persone e a ridurre gradualmente i dazi su oltre il 91% dei beni Ue esportati verso i Paesi interessati.
Il contenuto dell’accordo non riguarda solo le tariffe. Dal 1° maggio parte anche l’eliminazione di barriere non tariffarie e ostacoli tecnici al commercio, con regole sulla valutazione della conformità, sulle etichettature e sul rispetto degli standard internazionali. In termini pratici, significa procedure più chiare per le imprese europee che vogliono vendere o operare nella regione. L’intesa apre inoltre i mercati degli appalti pubblici, consentendo alle aziende dell’Ue di concorrere per contratti governativi a livello federale e statale a parità di condizioni con i concorrenti locali.
Tra i settori coinvolti ci sono industria, servizi e agroalimentare. La Commissione prevede un aumento del 50% delle esportazioni agroalimentari europee verso la regione e sottolinea la tutela di 344 indicazioni geografiche europee. Accanto all’agroalimentare, l’accordo può interessare anche farmaceutica, macchinari, tecnologie, servizi finanziari, IT e trasporti.
Secondo le stime richiamate dalla Commissione, entro il 2040 i benefici combinati dell’intesa potrebbero aumentare le esportazioni annuali dell’Ue verso la regione Mercosur del 39%, fino a raggiungere i 50 miliardi di euro. La presidente Ursula von der Leyen ha definito l’applicazione provvisoria un passaggio per mostrare benefici “reali e visibili già da ora”: tariffe che scendono, nuovi mercati per le aziende, maggiore prevedibilità per gli investitori. La stessa von der Leyen ha però richiamato anche le “legittime sensibilità” legate all’accordo, indicando che l’applicazione provvisoria dovrà mostrare come siano state affrontate.
Quelle sensibilità sono note e riguardano soprattutto l’agricoltura. Una parte del mondo agricolo europeo teme la concorrenza dei prodotti sudamericani, le differenze di standard e il possibile impatto su filiere già sotto pressione. La Commissione sostiene che i settori sensibili saranno protetti, ma la verifica arriverà con l’attuazione concreta: quote, controlli, clausole di salvaguardia e monitoraggio degli effetti sui mercati nazionali saranno gli strumenti attraverso cui misurare l’equilibrio dell’intesa.
Il Mercosur non è una risposta automatica ai dazi americani. Il mercato sudamericano non ha le stesse caratteristiche di quello statunitense e non può sostituirlo da un giorno all’altro. Ma la coincidenza tra i due dossier mostra il cambio di passo della politica commerciale europea. Se un partner storico come gli Stati Uniti può usare i dazi per spingere produzione e investimenti sul proprio territorio, l’Ue cerca di rafforzare la propria rete di accordi e ridurre l’esposizione a singole aree di mercato.
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