Il Parlamento europeo ha approvato oggi una risoluzione di portata storica che punta a smantellare l’impunità per l’invasione russa dell’Ucraina. Con 446 voti favorevoli, l’Aula ha chiesto l’istituzione immediata di un Tribunale speciale per il crimine di aggressione e ha dato il via libera definitivo (con 465 voti) alla Commissione internazionale per i risarcimenti. Questa doppia mossa non è solo un atto politico, ma un complesso sforzo giuridico per colmare i vuoti del diritto internazionale contemporaneo.
Colpire la “leadership” russa
La risoluzione adottata oggi condanna con la massima fermezza i continui attacchi deliberati contro civili, aree residenziali e infrastrutture critiche in Ucraina. Per il Parlamento, la responsabilità non deve fermarsi ai soldati sul campo, ma deve estendersi a chiunque abbia diretto o facilitato l’aggressione, inclusi i vertici politici e militari, i membri della Duma di Stato e persino i giudici della Corte costituzionale russa.
Ma perché serve un Tribunale Speciale se esiste già la Corte penale internazionale (Cpi)? La distinzione fondamentale è che Cpi ha il mandato di indagare su crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio, ma incontra limiti invalicabili per quanto riguarda il “crimine di aggressione” in questo specifico conflitto: non può perseguire tale reato se lo Stato aggressore (la Russia) non ha ratificato lo Statuto di Roma, cioè il trattato internazionale istitutivo della Corte penale internazionale stessa. Pertanto, la Cpi può giudicare come è condotta la guerra (es. torture, attacchi agli ospedali), ma non l’atto stesso di aver iniziato la guerra. Il Tribunale speciale, invece, nasce proprio per colmare questo vuoto normativo e si focalizza esclusivamente sul “crimine di leadership”, ovvero punire la decisione politica e militare di invadere uno Stato sovrano in violazione della Carta delle Nazioni Unite.
Il braccio operativo: risarcimenti e fondi
La strategia europea per punire la Russia non passa solo attraverso la giustizia penale, ma si muove sul fronte delle riparazioni economiche. La Commissione internazionale per i risarcimenti, che sarà inaugurata ufficialmente il 14 maggio 2026 a Chișinău, in Moldova, avrà il compito di esaminare e decidere sulle richieste di indennizzo avanzate dalle vittime civili. Questo organismo si basa sul Registro dei danni, che ha già raccolto oltre 70.000 casi di distruzioni causate dall’esercito russo. L’Unione europea sta studiando percorsi legali per creare un fondo di compensazione che utilizzi direttamente le risorse russe per pagare questi danni.
Sfide legali e logistiche contro la “Troika”
Il cammino verso il processo ai leader russi non è privo di ostacoli. Un problema centrale è l’immunità diplomatica della cosiddetta “Troika” (Capo di Stato, Capo di Governo e Ministro degli Esteri) e le difficoltà nell’ottenere la custodia fisica dei potenziali imputati. Questi leader potrebbero essere processati solo se non fossero più al potere o se la loro immunità venisse revocata. Tuttavia, il Tribunale Speciale è strutturato per permettere processi in absentia (in assenza dell’imputato) qualora i sospettati rifiutino di presentarsi, garantendo comunque i diritti della difesa e il diritto a un nuovo processo in caso di successiva comparsa. Come spiega il Consiglio d’Europa, il Tribunale può condurre indagini e raccogliere prove, preparare atti d’accusa e predisporre un organo giudiziario pronto a perseguire e processare le persone coinvolte, qualora e quando le circostanze lo consentano. Inoltre, il procuratore del Tribunale Speciale potrà pubblicare un documento formale che esponga le accuse e i fatti rilevanti in ciascun caso.
L’Ue ha già stanziato 10 milioni di euro per sostenere il Special Tribunal Advance Team, il gruppo di persone incaricate di preparare le fondamenta logistiche e legali necessarie affinché il tribunale diventi pienamente operativo.
Sanzioni e pressione economica
La risoluzione odierna, infine, si intreccia con la recente adozione del 20esimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. Queste misure mirano a soffocare la macchina bellica di Putin colpendo la “flotta ombra” (632 navi ora soggette a bando), l’uso di criptovalute per eludere i blocchi e, per la prima volta, attivando strumenti contro i Paesi terzi che facilitano l’esportazione di tecnologie critiche verso Mosca.
In sintesi, il voto di oggi rappresenta un impegno senza precedenti: non esiste pace senza giustizia, e l’Europa ha chiarito che “la responsabilità non è un’opzione” e che nessuno è al di sopra della legge.
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Casa Europa
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