È iniziato il procedimento più importante della breve storia dell’intelligenza artificiale: Elon Musk, cofondatore di OpenAi, contro Sam Altman, cofondatore e Ceo del colosso tech. Quando parliamo di breve storia, non ci riferiamo all’Ai tout court, studiata da decenni, ma all’Ai generativa, esplosa come fenomeno di massa proprio grazie a OpenAi e al rilascio di ChatGpt nel novembre 2022.
Secondo l’uomo più ricco del mondo, che ha rotto con la società nel febbraio 2018, il suo ex socio e amico Sam Altman avrebbe tradito la missione originale, ovvero quella di creare un’Ai “no profit“, messa al servizio dell’umanità. Vestendo i panni del filantropo, nel 2024, Elon Musk ha avviato un’azione legale contro OpenAi e il suo amministratore delegato, colpevoli di aver costruito una struttura a scopo di lucro anche tramite accordi miliardari con Microsoft, di cui l’azienda sarebbe diventata “una filiale”.
Il padre di xAI chiede un risarcimento danni fino a circa 150 miliardi di dollari e cambiamenti radicali nella governance della società: la sostituzione dell’attuale leadership attuale di OpenAi, l’interruzione della collaborazione con Microsoft e il ritorno a un modello no-profit.
Perché non è (solo) una contesta tra miliardari
Il procedimento iniziato ieri davanti alla giudice federale Yvonne Gonzalez Rogers della Corte distrettuale per il Distretto Nord della California va oltra la contesa tra due miliardari che si conoscono da più di dieci anni. Finora, infatti, non è mai successo che un tribunale americano condannasse un’azienda tecnologica per aver violato i propri obblighi filantropici in favore del profitto. Se la giudice darà ragione al magnate travestito da filantropo, potrebbero esserci conseguenze su tutto il settore Ai e sui principi che le aziende devono rispettare per sviluppare questa tecnologia.
Citando in causa il suo ex socio e OpenAi, Musk ritiene che siano state violate le condizioni che avevano portato egli stesso a investire nel progetto circa 38 milioni di dollari.
Se invece prevarrà OpenAi, verrà confermata la logica del capitalismo, per cui gli obiettivi dichiarati al momento della fondazione possono essere riscritti per interessi di profitto, purché gli investitori e il consiglio di amministrazione siano d’accordo con il cambio di rotta.
La possibile quotazione in borsa di OpenAi
L’avvio del procedimento arriva in un momento cruciale per OpenAi, che l’anno scorso ha completato il proprio passaggio a public benefit corporation e oggi vale più di 730 miliardi di dollari. L’azienda guidata da Sam Altman si prepara a una possibile quotazione in borsa che farebbe lievitare ulteriormente il valore del colosso californiano.
Una sentenza che imponesse il ritorno alla finalità no-profit segnerebbe una battuta d’arresto senza precedenti nella storia non solo di OpenAi, ma di tutto il mondo tech. Anche l’eventuale obbligo di sospendere i legami con Microsoft basterebbe per compromette il debutto a Wall Street e congelare miliardi di investimenti già impegnati dagli investitori.
Questi cambiamenti potrebbero giovare a Elon Musk, che nel 2023 ha lanciato la propria società di intelligenza artificiale, xAI, con l’obiettivo di contrastare il dominio dei suoi ex soci. Obiettivo, finora, ampiamente fallito anche a causa delle numerose controversie che hanno coinvolto Grok, il chatbot di xAI, che ha rilanciato contenuti di deepnude, di fake news, e persino antisemiti. All’inizio di quest’anno, il magnate ha provato l’all’in fondendo xAI con SpaceX, altra aziende della sua galassia, pronta alla quotazione in borsa.
Secondo Sam Altman, Elon Musk sta utilizzando la leva della filantropia per il proprio tornaconto personale. Per confermare la propria tesi, i legali di OpenAi sottoporranno all’attenzione del giudice indizi specifici sulla malafede dell’ex socio.
OpenAi e la nascita come “no-profit”
OpenAi nasce nel mese di dicembre 2015 dalla collaborazione di Altman, Musk, l’attuale presidente Greg Brockman e altri ricercatori. L’accordo era chiaro: costruire un laboratorio no-profit che sviluppasse un’intelligenza artificiale generale (Agi) a beneficio dell’umanità, in modo aperto (da cui la scelta di inserire “Open” nel nome) e trasparente, come contrappeso ai colossi del settore. Undici anni fa, i due ex soci si presentavano al mondo come gli imprenditori in grado di rallentare il dominio di Google e del suo DeepMind.
Originariamente, OpenAi era co-presieduta da Sam Altman ed Elon Musk, finché nel 2019 Sam Altman diventò amministratore delegato della società, in concomitanza con la transizione verso un modello “capped-profit” (a profitto limitato) per facilitare la raccolta di capitali. Fu allora che l’azienda riorganizzò la propria struttura, prevedendo una società controllata a scopo di lucro con rendimenti limitati per gli investitori. Secondo questo nuovo assetto, il controllo del laboratorio sarebbe rimasto in capo al consiglio della fondazione no-profit, mentre la nuova società avrebbe consentito di attrarre capitali e sostenere gli elevati costi elevati legati allo sviluppo dell’Ai.
Le due anime (finanziamenti e ricerca) corrispondevano ai due leader dell’azienda: Elon Musk avrebbe garantito finanziamenti e visibilità, mentre Sam Altman, allora presidente di Y Combinator, uno dei più importanti incubatori della California, si sarebbe occupato dell’organizzazione tecnica.
Ci eravamo tanto amati
Per Altman, Elon Musk rappresentava un autentico modello di successo. In un post pubblicato nel 2019 sul suo blog personale, il Ceo di OpenAi ricordava l’incontro con il magnate come un momento decisivo della sua vita. Ciò che lo aveva colpito durante la visita alla sede di SpaceX, scriveva, era la convinzione con cui Musk parlava della possibilità di attuare missioni su Marte. Uscendo da quell’incontro, Altman aveva avuto la sensazione di aver visto da vicino una persona a cui tutti dovrebbero ispirarsi per avere successo.
L’idillio sarebbe durato ancora qualche anno, fino alla rottura del febbraio 2018, quando Elon Musk lasciò il cda di OpenAi citando potenziali conflitti di interesse con Tesla, che stava sviluppando le proprie tecnologie di intelligenza artificiale per la guida autonoma. Questa, almeno, fu la motivazione ufficiale data dal magnate di origini sudafricane.
Documenti emersi durante le recenti battaglie legali suggeriscono che Musk avrebbe lasciato la società dopo aver cercato di ottenere un maggior controllo sulla stessa, senza riuscirsi. Il magnate infatti si propose come Ceo per aumentare la competitività dell’azienda, ma la sua proposta fu respinta da Sam Altman e dal resto del board, creando una rottura definitiva con Elon Musk, che lasciò il progetto.
In un post pubblicato da OpenAi, l’azienda ha scritto: “Siamo dispiaciuti che si sia arrivati a questo punto con una persona che abbiamo a lungo ammirato: qualcuno che ci ha spinto a puntare più in alto, poi ha detto che avremmo fallito, ha fondato un concorrente e infine ci ha fatto causa quando abbiamo iniziato a compiere progressi concreti verso la missione di OpenAi senza di lui”.
Gli appunti personali di Greg Brockman: le prove di Elon Musk
Per provare la missione “no-profit” alla base del progetto, i legali di Elon Musk porteranno in aula alcuni passaggi degli appunti personali di Greg Brockman, risalenti al 2017 e richiamati nelle ordinanze della giudice.
In uno dei documenti più citati, Brockman rifletteva sull’ipotesi di riorganizzare OpenAi in modo da ridurre il peso decisionale di Musk, andando verso una struttura più orientata al profitto e sostenuta da investitori esterni. Al tempo stesso, l’attuale presidente della società scriveva che una scelta simile avrebbe significato venire meno agli impegni presi durante la fondazione, con possibili ricadute sulla credibilità dei fondatori.
Secondo Musk, questi appunti mostrano che l’idea di cambiare assetto e allontanare il magnate dalla governance era presente già in una fase iniziale, ben prima della trasformazione formale dell’organizzazione (avvenuta due anni dopo) e della sua richiesta di prendere il controllo dell’azienda.
La replica di OpenAi: altroché filantropia, Musk vuole rilanciare xAI
Anche OpenAi ha dalla sua prove importanti da far valere in tribunale. Secondo Sam Altman e soci, la denuncia di Musk è “una campagna di molestie guidata da ego, gelosia e dal desiderio di rallentare un concorrente”, che corre troppo spedita rispetto a xAI.
Secondo la documentazione raccolta dalla difesa, nel 2017 fu lo stesso miliardario a proporre una struttura a profitto, prospettando perfino una fusione tra OpenAi e Tesla (una soluzione analoga a quella scelta quest’anno con la fusione di xAI e SpaceX).
Musk, sostengono i legali dell’azienda californiana, sarebbe diventato contrario alla logica del profitto solo dopo il rifiuto, da parte del board, di affidare a lui il controllo della società. Una decisione che avrebbe elevato il magnate a leader indiscusso del progetto.
La e-mail che incastra Elon Musk
Non solo. Secondo OpenAi, Elon Musk era già consapevole che la ricerca sull’intelligenza artificiale difficilmente sarebbe rimasta aperta, come previsto in origine. A sostegno di questa tesi, i legali hanno depositato in tribunale compare uno scambio di e-mail del gennaio 2016, in cui Ilya Sutskever, allora responsabile della ricerca di OpenAi, scriveva a Elon Musk: “Man mano che ci avviciniamo alla costruzione di un’intelligenza artificiale avanzata, avrà senso essere meno aperti. L’‘open’ di OpenAi significa che tutti dovrebbero beneficiare dei risultati dell’Ai una volta sviluppata, ma è del tutto accettabile non condividere la ricerca…”. Musk rispondeva con un sintetico: “D’accordo”, senza contestare il cambio di direzione.
Il lancio (fallimentare) di xAI
Dopo il primo rilascio di ChatGpt (novembre 2022) Musk sostenne che OpenAi (di cui non faceva più parte da più di quattro anni) stesse correndo troppo. L’anno successivo firmò, insieme ad altri scienziati e imprenditori, una lettera aperta per chiedere una moratoria di sei mesi sullo sviluppo dei sistemi di intelligenza artificiale più potenti. Un’anomalia assoluta per un imprenditore che ha sempre messo il profitto al primo posto criticando aspramente istituzioni come l’Unione europea, rea di essere troppo attenta alle regole e di rallentare il progresso.
C’è un altro indizio che gioca a sfavore dell’ex capo del Doge americano. Proprio nei mesi in cui firmava quella lettera, Musk stava lavorando alla nascita di xAI, una società di intelligenza artificiale che addestra modelli di frontiera, costruisce data center sempre più grandi, ed è a tutti gli effetti una competitor di OpenAi. Come la sua rivale, nel 2023 xAI è nata come società a beneficio pubblico, con un obbligo formale di perseguire impatti ambientali e sociali.
Dopo soli due anni, la società di Elon Musk ha abbandonato quest’obbiettivo filantropico fondendo la società prima con il social network X e, quest’anno, con SpaceX. In pratica, l’imprenditore ha sostituito la logica dell’umanità con quella del profitto: la stessa scelta per cui Musk ha portato in tribunale il suo vecchio amico Sam Altman e OpenAi.
La sentenza definitiva è attesa per maggio, dopo quattro settimane di udienze che si annunciano intense.
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