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Bilancio Ue 2028-2034: il Parlamento europeo vuole più risorse ma divide la flessibilità

A pochi giorni dalla plenaria del Parlamento europeo in programma dal 27 al 30 aprile a Strasburgo, cinque eurodeputati italiani si sono confrontati in un punto stampa moderato da Carlo Corazza, direttore dell’Ufficio del Parlamento europeo in Italia: Giuseppe Lupo (S&D-PD), Paolo Borchia (PfE-Lega), Carlo Fidanza (ECR-FdI), Leoluca Orlando (Verdi-AVS) e Valentina Palmisano (The Left-M5S).

Il terreno comune è la necessità di aumentare le risorse dell’Unione, con un bilancio che oggi vale appena l’1% del Pil europeo, per affrontare sfide energetiche, economiche e geopolitiche sempre più urgenti e imprevedibili.

Aumento delle risorse del Parlamento europeo

Il negoziato sul Quadro finanziario pluriennale (Qfp) 2028-2034 è il tema centrale emerso dal punto stampa. La Commissione europea ha proposto che il contributo degli Stati membri rimanga all’1,15% del Pil, mentre il Parlamento europeo spinge per portarlo all’1,7%, un livello che consentirebbe finalmente di tenere conto dell’inflazione accumulata in questi anni e dei nuovi impegni europei.

“Chiediamo un aumento della capacità di spesa attraverso un aumento delle entrate di circa il 10%. Abbiamo trovato l’accordo per chiedere di alzare il contributo dei Paesi membri all’1,26% del Pil, rafforzando la politica comune, i fondi di coesione, il fondo sociale europeo, ma anche la rubrica 2, quella della competitività, e la rubrica 3, quella del Global Europe, cruciale per la difesa e la spesa militare”, spiega l’onorevole Lupo. Il percorso istituzionale è ancora lungo: una volta che il Consiglio europeo avrà approvato la sua posizione, si apriranno i negoziati formali con il Parlamento per chiudere il trilogo.

L’onorevole Orlando sottolinea che “un bilancio Ue che è l’1% del Pil complessivo dell’Unione è ben lontano dal realizzare la più forte integrazione europea che passa anche dalla capacità finanziaria.” Dare più risorse al Pe, sottolineano i relatori, significa creare le condizioni politiche per avere un’Europa che sia davvero capace di agire.

Riduzione degli sprechi

Un altro modo per aumentare le risorse è quello di diminuire gli sprechi. Anche su questo punto, le posizioni degli eurodeputati convergono. Orlando riconosce che “il contrasto alle frodi è importante”, ma avverte che non basta: il problema di fondo resta la dimensione insufficiente del bilancio europeo complessivo. Fidanza incalza: in un periodo così complicato, occorre “fare più attenzione alle spese non necessarie, come i 700 milioni di euro stanziati per rinnovare gli edifici del Consiglio europeo”. L’eurodeputato ECR-FdI alza un muro sulla questione delle entrate proprie: “Non vogliamo aggiungere tasse europee mascherate.” Tra le strade che considera invece percorribili cita possibili prelievi su criptovalute e scommesse online, ipotesi che sono al vaglio dei rappresentanti europei.

Aumento della flessibilità

Il nodo più divisivo è la flessibilità fiscale: chi può derogare al Patto di stabilità e per fare cosa. Il Patto, riformato nel 2024, stabilisce traiettorie di riduzione del debito personalizzate per ciascun Paese, ma lascia aperta la questione degli investimenti strategici.

Fidanza sostiene la necessità di “essere pronti a uno scenario modello Covid, dove si aiuta non solo chi ha meno debito pubblico”. Su questo, dice, “insisteremo per avere tutti gli strumenti a disposizione sul tavolo, compresa la possibilità di scorporare alcune spese, per esempio quelle dell’energia. Bisogna riaprire il capitolo del debito comune su investimenti come sicurezza e difesa.”

L’eurodeputata The Left-M5S Valentina Palmisano è favorevole allo scorporo, ma ad una condizione precisa: deve valere solo “per le spese produttive e sociali, cioè quelle che vanno a beneficio dei cittadini, come per esempio quelle che servono ad affrontare la crisi energetica“. Il governo italiano, ricorda, ha invece chiesto flessibilità a Bruxelles per difesa e riarmo: “Su questo non siamo d’accordo.” Ridiscutere gli impegni Ue e Nato sulla difesa, aggiunge, potrebbe anzi liberare margini di manovra utili proprio su altri fronti.

Nuovi strumenti sul patto di stabilità

Sul rimborso del Next Generation Eu, il grande piano da 750 miliardi lanciato dopo il Covid, l’onorevole Fidanza sostiene un approccio flessibile: “Siamo nelle condizioni di rifinanziare questo prestito a tassi convenienti senza andare a gravare sul bilancio 2028-2034.” Il debito contratto per il Recovery Fund, in altri termini, può essere gestito fuori dal prossimo quadro finanziario se si agisce con intelligenza sui mercati. Sul punto Borchia segnala che nel negoziato sono sopraggiunte complessità nuove, che rendono il percorso più difficile del previsto.

Fidanza porta anche altri due dossier concreti che porterà al voto in plenaria: una proposta sul trilogo in materia di riso e fertilizzanti, con la richiesta di sospendere l’Ets (il sistema di scambio delle quote di emissione) per alcuni settori, e un testo sull’allevamento sostenibile su cui riferisce di avere già un’ampia maggioranza. Quel testo, spiega, “sarà la base per la strategia europea sul futuro dell’allevamento che la Commissione pubblicherà a luglio.”

Autonomia energetica e ambiguità politica

Il passaggio più scomodo del briefing lo affronta l’eurodeputato Verdi-AVS Orlando, che collega la reticenza europea sul Medio Oriente a una debolezza strutturale: la dipendenza energetica dalle fonti fossili. “L’Ue non si è esposta sul Medio Oriente perché non ha autonomia energetica, a differenza della Spagna che si è messa al riparo dal ricatto delle fonti fossili. Che tipo di Ue vogliamo?”

Se Madrid ha potuto rigettare esplicitamente e pubblicamente la strategia di Donald Trump Iran e le violenze dell’Idf in Medio Oriente, sottolinea Orlando, è proprio perché ha accelerato sulle rinnovabili fino a coprire oltre il 50% del proprio fabbisogno. In questo articolo su Prometeo approfondiamo il legame tra la pace e le rinnovabili.

L’eurodeputato denuncia quello che definisce un blocco politico nella costruzione dell’agenda della plenaria: “Non è stata accettata la richiesta di prevedere un dibattito sulla sospensione dell’Accordo Ue-Israele, né sulla pena di morte per i palestinesi, né sugli effetti del cambiamento in Ungheria con la cacciata di Orbán.” Una scelta che definisce “grottesca”, aggiungendo che “il Parlamento europeo dovrebbe parlare anche di temi politici e non solo delle conseguenze economiche.”

Stupro e consenso

Nella plenaria che inizia il 27 aprile, sarà affrontato anche il tema dello stupro e del consenso. Sul punto, l’eurodeputato Lupo rilancia la necessità di una legislazione europea, incontrando il parere favorevole degli altri relatori presenti al briefing odierno. Palmisano sottolinea come quello che sembrerebbe un “principio scontato”, ovvero che un rapporto sessuale senza consenso è sempre stupro, non si sia ancora arrivati a una normativa comune in ambito europeo.

Il riferimento è alla direttiva Ue che avrebbe introdotto il principio del consenso come cardine della definizione giuridica di violenza sessuale: il testo fu affossato in sede di negoziato per l’opposizione di alcuni governi, tra cui quello francese, che la riteneva estranea alle competenze Ue. Per Lupo, riprendere quel lavoro legislativo rimane un obiettivo irrinunciabile. In assenza di una norma comune, gli standard di tutela continuano a variare in modo significativo da Stato membro a Stato membro.

La plenaria del 27-30 aprile

I temi emersi nel punto stampa si ritroveranno quasi tutti nell’agenda della plenaria di Strasburgo. Corazza ha ricordato in apertura i principali dossier sul tavolo: il Qfp 2028-2034, i nuovi strumenti di flessibilità fiscale, l’autonomia energetica e le conseguenze geopolitiche delle guerre in corso. I relatori, pur appartenendo a famiglie politiche diverse, convergono sul fatto che l’Ue abbia bisogno di più risorse e che debba lasciare più respiro alle imprese e ai Paesi membri, mentre si dividono sul come quelle risorse devono essere spese e sugli aspetti più prettamente geopolitici. Sullo sfondo resta la domanda che Orlando ha lasciato aperta: che tipo di Unione vogliamo costruire?

Casa Europa

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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