Bruxelles ha rotto l’impasse e ha sbloccato il tanto atteso 20° pacchetto di sanzioni, una mossa che mira a isolare definitivamente l’economia di guerra russa dai mercati globali. La vera stangata colpisce il cuore della finanza alternativa di Mosca: l’Unione europea ha infatti vietato l’uso e il supporto della stablecoin Rubx (ancorata al rublo) e del rublo digitale in fase di sviluppo, strumenti creati appositamente per aggirare le restrizioni internazionali.
Ma non guarda solo al portafogli. L’Ue ha imposto un ban totale sulle piattaforme di crypto russe e ha sbarrato i porti alla “flotta ombra”. Oltre ai porti russi di Murmansk e Tuapse, è stato sanzionato per la prima volta un terminal in Indonesia per il suo ruolo nel commercio illegale di petrolio. Con 46 nuove navi inserite in lista nera e il blocco dei servizi di manutenzione, l’Europa mette all’angolo la logistica e le nuove frontiere monetarie del Cremlino. Il tutto, inoltre, avviene a poche ore dallo sblocco del prestito di 90 miliardi di euro all’Ucraina, con il via libera di Ungheria e Slovacchia.
È caccia alla “flotta ombra”
Il settore dell’energia rimane il principale bersaglio, con l’obiettivo di prosciugare le entrate che alimentano il Cremlino. Il nuovo pacchetto introduce 36 nuove designazioni che colpiscono l’intera filiera energetica russa, dall’esplorazione all’estrazione, fino alla raffinazione e al trasporto.
La novità più rilevante riguarda la lotta alla “flotta ombra”, utilizzata da Mosca per aggirare il tetto al prezzo del petrolio. L’Ue ha aggiunto 46 navi alla lista nera, portando il totale a 632 imbarcazioni soggette al divieto di accesso ai porti europei e alla ricezione di servizi. Per la prima volta, la pressione si estende oltre i confini russi con un porto di un Paese terzo coinvolto: è stato sanzionato il Karimun Oil Terminal in Indonesia per il suo ruolo attivo nell’elusione delle sanzioni sul greggio.
Inoltre, per limitare la logistica russa, è stata introdotta la proibizione dei servizi di manutenzione per le navi cisterna di gas naturale liquefatto e per le navi rompighiaccio russe.
Il debutto dello strumento “anti-elusione”
Una svolta politica in questo pacchetto è l’attivazione, per la prima volta in assoluto, dello strumento antielusione. Questo meccanismo è stato attivato contro la Repubblica del Kirghizistan, a causa di un fallimento sistematico nel prevenire la riesportazione verso la Russia di beni critici prodotti nell’Ue, come macchine utensili e attrezzature per telecomunicazioni utilizzate per la fabbricazione di droni e missili.
L’Ue ha inoltre inserito in lista nera 58 società e individui legati all’industria militare, estendendo la portata dei provvedimenti a fornitori situati in Cina (inclusa Hong Kong), Emirati Arabi Uniti, Uzbekistan, Kazakistan, Thailandia e Bielorussia.
La barriera finanziaria: banche, crypto e rublo digitale
Sul fronte dei capitali, l’isolamento della Russia è quasi totale. Le nuove misure vietano agli operatori Ue di fare affari con altre 20 banche russe, portando il totale degli istituti esclusi dal mercato interno a 70. La stretta si allarga anche a banche di Paesi terzi (Azerbaigian, Laos e Kirghizistan) che facilitano l’aggiramento delle sanzioni collegandosi al sistema di messaggistica finanziaria russo.
Un’attenzione particolare è stata dedicata alle tecnologie emergenti:
- Divieto totale di transazioni con fornitori russi di servizi di cripto-asset e piattaforme decentralizzate.
- Blocco del rublo digitale e della stablecoin Rubx, strumenti creati specificamente per tentare di aggirare i circuiti finanziari tradizionali sanzionati.
Protezione legale per le imprese europee
Il pacchetto introduce una “clausola di difesa” per i cittadini e le imprese dell’Ue. I tribunali degli Stati membri potranno ora multare i russi che avviano cause abusive dinanzi ai tribunali russi contro operatori europei. Inoltre, le aziende europee potranno chiedere il risarcimento dei danni in caso di esecuzione di sentenze abusive in Paesi terzi e sarà vietato fare affari con quei russi che utilizzano diritti di proprietà intellettuale rubati a operatori europei.
Guerra alla propaganda
L’Ue ha deciso di colpire anche i cosiddetti “siti specchio”, ovvero domini online che replicano i contenuti di canali di propaganda già banditi come Russia Today e Sputnik. Infine, è stato introdotto il divieto per le università e gli istituti di ricerca europei di accettare qualsiasi tipo di finanziamento, donazione o sovvenzione dal governo russo.
“Dobbiamo mantenere questa pressione finché Putin non capirà che la sua guerra non porta da nessuna parte”, ha dichiarato l’Alto Rappresentante per gli affari esteri e vice della Commissione europea Kaja Kallas, sottolineando come l’effetto cumulativo di queste misure stia indebolendo strutturalmente la macchina bellica russa.
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