Ungheria e Slovacchia sbloccano il prestito da 90 miliardi di euro all’Ucraina dopo mesi di stallo. La svolta è arrivata oggi dopo la riattivazione dei flussi di petrolio russo attraverso l’oleodotto Druzhba pipeline – un’infrastruttura chiave per l’approvvigionamento energetico dell’Europa centrale -, posta da Budapest e Bratislava come condizione per il loro ‘ok’ alla concessione dei fondi a Kiev.
L’oleodotto Druzhba
Dopo l’interruzione iniziata a gennaio a causa di danni provocati da un attacco russo, la ripresa del pompaggio avvenuta stamattina lungo il tratto ucraino ha fatto sì che Ungheria e Slovacchia ritirassero il loro veto, consentendo al Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper) di approvare in via preliminare il pacchetto di aiuti destinato a Kiev.
Budapest e Bratislava, fortemente dipendenti dal petrolio russo, avevano bloccato il prestito accusando l’Ucraina di ritardare le riparazioni dell’oleodotto. Kiev ha sempre respinto queste accuse ma le tensioni erano rimaste.
Sul piano istituzionale, il via libera definitivo e formale è previsto entro domani pomeriggio al Consiglio Ue in programma a Cipro. Il prestito, già concordato in linea di principio nel 2025, garantirà liquidità all’Ucraina fino al 2026-2027, scongiurando il default di Kiev.
Zelensky: “Segnale giusto nelle circostanze attuali”
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha definito l’intesa “il segnale giusto nelle circostanze attuali”, sottolineando come il sostegno europeo e la pressione sulla Russia siano elementi decisivi per arrivare a una fine del conflitto. Nelle sue dichiarazioni, ha evidenziato anche l’impegno di Kiev nel mantenere operativi canali sensibili come quello energetico, nonostante il contesto bellico.
A incidere sullo sblocco ha contribuito anche il quadro politico ungherese. La recente sconfitta elettorale del premier ungherese Viktor Orbán ha cambiato gli equilibri: il nuovo leader Péter Magyar ha subito indicato una linea meno ostile ai finanziamenti europei per l’Ucraina, pur non essendo ancora formalmente in carica.
La situazione rimane però fragile. L’oleodotto Druzhba, con una capacità teorica superiore a un milione di barili al giorno, opera oggi a ritmi ridotti a causa delle sanzioni e dei continui rischi legati al conflitto. Parallelamente, emergono nuove tensioni sul fronte energetico: la Germania ha annunciato lo stop alle forniture di greggio kazako attraverso lo stesso sistema a partire da maggio, segnale di una rete logistica ancora esposta a decisioni geopolitiche.
—
Politics
content.lab@adnkronos.com (Redazione)



