Per il Libro dell’Apocalisse l’Anticristo (sebbene questo termine non vi compaia mai) è una bestia con “sette teste e dieci corna”. Nella tradizione cristiana è una presenza già all’opera, che nega e si oppone a Cristo, ingannando gli esseri umani e segnalando la fine dei tempi. Ma per qualcuno, oggi, è qualcosa di molto diverso: è l’ordine liberale, è Greta Thunberg (e quello che rappresenta), è chi vuole mettere un freno alla tecnologia in nome dei diritti delle persone, come l’Unione europea.
Nella mente di Peter Thiel, co-fondatore di PayPal e dell’azienda di analisi dati Palantir, nonché uno dei ‘tech bro’ più influenti del mondo, sacro e profano unendo insieme tecnologia, teologia cristiana, Bibbia, storia, filosofia, cultura pop, crisi della modernità e potere politico. Una delle sue frasi più famose è: “Non credo più che libertà e democrazia siano compatibili”.
Thiel porta a Roma l’Anticristo
La sua visione, che contrappone democrazia e tecnocrazia usando religione, modernità e Armageddon, Thiel lo scorso marzo l’ha portata a Roma, la città dove ha sede il Vaticano, cuore della cristianità, in un ciclo di quattro conferenze riservate a pochi privilegiati. Al centro, la venuta del (nuovo) Anticristo, che il miliardario della Silicon Valley reputa imminente. “Un dramma importante per l’Occidente”, afferma. Ma dimenticate bestie e demoni: come anticipato, per Thiel l’Anticristo è chi frena il progresso: l’eccessiva regolamentazione (Ue in testa), l’ambientalismo alla Greta Thunberg (“ma non voglio adularla troppo”), o Bill Gates, se solo ne fosse “anche solo lontanamente in grado”.
Se la cosa può suscitare ilarità, non va invece presa sottogamba. Il pensiero del miliardario tecnologico e libertario deriva dai suoi studi e da anni di riflessioni, non è improvvisata. Sicuramente entra in attrito diretto con l’idea di regolazione democratica della tecnologia e con il mondo cattolico romano, che chiede di tutelare le persone.
Non a caso le università cattoliche inizialmente associate agli incontri – vietati ai giornalisti e presenziabili solo su invito e senza cellulare, anche se poi qualche smagliatura c’è stata – hanno preso le distanze. Tra queste, l’Angelicum, cioè la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino dove Robert Prevost, ora Papa Leone XIV, scrisse la sua tesi di dottorato. I maggiori dettagli sono emersi dal primo incontro, che si è tenuto a Palazzo Taverna: circa 150 invitati selezionati tra opinion leader cattolici italiani, con tanto di accordo di riservatezza con penale per chi collaborava con la stampa. Titolo: ‘The Biblical Antichrist’.
Le conferenze, dietro cui c’era anche l’Hoover Institution, think thank legato alla Stanford University dove Thiel si è laureato, sono state “organizzate congiuntamente” dall’Associazione Culturale Vincenzo Gioberti, che punta a rinnovare la cultura politica italiana rimettendo al centro il cristianesimo (e che ha confermato il proprio coinvolgimento) e dal Cluny Institute della Catholic University of America di Washington. La Cua ha preso le distanze, spiegando ad Associated Press che “il Cluny Project è un’iniziativa indipendente nata all’interno dell’università”.
Ma chi è il padre di Palantir?
Chi è Peter Thiel
Peter Thiel nasce a Francoforte nel 1967 in una famiglia cristiana evangelica e cresce tra Usa, Sudafrica e Namibia. A Stanford si laurea in Filosofia, influenzato da René Girard, e prende un dottorato in Legge.
Nel 1998 co-fonda PayPal, poi venduta a eBay nel 2002. Insieme altri imprenditori, tra cui Elon Musk, rientra nel gruppo soprannominato ‘PayPal Mafia‘. Primo investitore esterno in Facebook, negli anni investe anche in SpaceX, Airbnb, Spotify. Nel 2003 crea Palantir Technologies, società di analisi dati e sorveglianza strategica al servizio, tra gli altri, di Cia, Fbi, Nato e aziende come Airbus, Stellantis e British Petroleum. Oggi ha un patrimonio che Forbes stima in 20,8 miliardi di dollari.
Proprio su Palantir piovono sempre più critiche: l’azienda ha fornito strumenti di sorveglianza e analisi dei dati ad agenzie governative americane tra cui l’Immigration and Customs Enforcement (l’ormai famigerata Ice), il Pentagono e i servizi di intelligence. La società in sostanza raccoglie, collega e legge grandi quantità di informazioni, provenienti da molteplici database oltre che dai social media, per trovare schemi, relazioni e scenari non immediatamente percepibili.
Una missione già ben chiara nel suo stesso nome: Palantir viene dall’universo di JRR Tolkien, dove indica le ‘pietre veggenti‘, capaci di ‘sorvegliare’ a distanza nello spazio e nel tempo. Non è dunque una scelta neutra: suggerisce già una visione del potere fondata su osservazione, previsione e controllo informativo.
Non finisce qui: l’azienda di Thiel viene contestata anche per aver fornito software di AI che gli Usa hanno usato nell’attacco all’Iran con Israele. D’altronde, il manifesto di Palantir è chiaro: le armi basate sull’intelligenza artificiale saranno sicuramente costruite, e non si può “indulgere in dibattiti teatrali” etici o ideologici.
Fuga dalla politica
Guardando più da vicino il pensiero dell’imprenditore americano, come dicevamo questo non nasce ora, non è improvvisato, non è rabberciato. Si forma quando Thiel non era ancora ‘Thiel’, ma si trasforma mentre Thiel diventa il fondatore e proprietario di una delle aziende più influenti della Silicon Valley (Palantir, appunto).
La costante del suo pensiero è il concetto di libertà. Nel saggio del 2009 ‘The Education of a Libertarian’, Thiel sostiene che l’autentica libertà umana sia una condizione imprescindibile ma che vada cercata soprattutto fuori dalla politica tradizionale, in nuove sfere sottratte al controllo statale. Negli anni l’imprenditore è arrivato a considerare il mondo tecnologico come quello dove le scelte individuali potrebbero ancora essere determinanti. Più che strumento economico e di innovazione, la tecnologia diventa per lui una “via di fuga al di là della politica in tutte le sue forme: dalle catastrofi totalitarie e fondamentaliste al demos acritico che guida la cosiddetta ‘socialdemocrazia’”.
Secondo Thiel, siamo in una fase di stagnazione, un’opinione che riassume in un’altra celeberrima frase: “Volevamo le auto volanti, ci hanno dato i 140 caratteri“. Ma questa stagnazione è il segnale dell’imminente fine del mondo. Per questo bisognerebbe sostituire la politica, che rallenta il progresso tecnologico, con la tecnocrazia e un’accelerazione verso il progresso senza limiti. Dove? Nel cyberspazio (“su Internet, un imprenditore può creare un nuovo mondo. La speranza è che questi nuovi mondi impongano un cambiamento all’ordine sociale e politico esistente”); nello spazio esterno (“una frontiera illimitata”); e anche negli oceani, da colonizzare (una prospettiva “molto più realistica dei viaggi spaziali”).
Anticristo e Armageddon nel 2026
Qui entra in gioco l’Anticristo del XXI secolo, un potere che si presenta come rassicurante ma che sfrutta la paura di un’Armageddon – disastri nucleari, cambiamenti climatici o apocalissi causate dall’AI – per promettere pace e sicurezza e costruire un governo mondiale totalitario che schiaccerà libertà e progresso. Nazioni Unite, Unione europea, globalizzazione, ambientalismo e barriere tecnologiche sarebbero quindi preludio della fine del Mondo, legionari dell’Anticristo, perché “regolare lo sviluppo tecnologico favorirebbe il totalitarismo” e la sorveglianza.
“Nel XVII e XVIII secolo, l’Anticristo sarebbe stato un Dr. Stranamore, uno scienziato che faceva tutto questo tipo di scienza malvagia e folle”, ha spiegato Thiel a San Francisco lo scorso settembre in un ciclo di conferenze analogo a quello romano. “Nel XXI secolo, l’Anticristo è un luddista che vuole fermare tutta la scienza. È qualcuno come Greta o Eliezer (Yudkowsky, scrittore e teorico dell’intelligenza artificiale molto critico verso l’approccio dell’industria tecnologica dell’Ai, ndr)”.
Il risultato è una narrazione potentissima: il pericolo non viene solo dalla guerra o dal caos, ma anche da un ordine mondiale che chiede obbedienza in nome della sopravvivenza. Questa, secondo il proprietario di Palantir, è la nuova lotta tra bene e male. Per vincerla, occorre superare le forme classiche di governance – democrazia, stato di diritto, welfare – in favore di una ristretta superplutocrazia in cui dovranno saldarsi e concentrarsi illimitati poteri politici, finanziari e tecnologici, con l’obiettivo di sorvegliare e custodire l’umanità dall’avvento dell’Anticristo. In questa visione, i tecnologi della Silicon Valley diventano i protettori della civiltà.
Le contraddizioni di Thiel
Ora, la domanda non è se “Thiel creda davvero all’Anticristo, ma: quale uso politico faccia di questa visione. Perché non serve un software di Palantir per accorgersi che c’è una certa contraddizione. Infatti, mentre il miliardario tech critica il potere centralizzato, costruisce infrastrutture tecnologiche che aumentano l’ingerenza dello Stato. Mentre denuncia il rischio di un potere totalizzante, trae profitto da contratti con apparati statali, difesa, intelligence e sicurezza. Mentre predica la libertà, contribuisce al rafforzamento degli strumenti di sorveglianza di massa.
Insomma, Thiel non è un commentatore esterno: è un attore di rete. E lo è anche a livello politico in generale: sostenitore precoce di Donald Trump e vicino al vicepresidente JD Vance, che ha appoggiato nella corsa al Senato del 2022, è ben dentro l’ecosistema conservatore-tech che negli ultimi anni ha cercato di spostare a destra parte della Silicon Valley.
Detto in altre parole, le sue categorie teologiche non restano una speculazione personale, ma si riversano nelle politiche concrete e nella visione dello Stato. Insomma, per i critici, Thiel e le élite della Silicon Valley stanno reinterpretando il linguaggio apocalittico per i propri scopi, tra i quali l’allargamento del mondo e del pensiero Maga all’Europa, lo smantellamento dello Stato di diritto e delle tutele democratiche in favore di un potere basato sugli algoritmi e in mano a un pugno di persone.
Per l’Europa la sfida è esistenziale
Ecco perché per l’Europa la sfida è esistenziale. Nella visione di Thiel, l’Armageddon e lo Stato unico totalitario si possono combattere solo attraverso il katechon (nominata dall’Apostolo Paolo nella Bibbia), una forza frenante che ha già operato nei secoli e che oggi è incarnata da divisioni, nazionalismo, competizione tecnologica e frammentazione, favorite a loro volta dall’innovazione tecnologica. Il progresso dunque va accelerato, le divisioni alimentate, gli Stati frammentati.
Anche qui, il pensiero del proprietario di Palantir si traduce in cose cose concrete: l’investimento in facebook, visto come mezzo per esacerbare divisioni e rivalità, le politiche ultranazionaliste e pro-tecnologiche, la lotta alle politiche regolatorie dell’Unione.
Battaglie condivise dal mondo Maga e dall’amministrazione Trump, che ha messo nero su bianco nella sua Strategia di difesa nazionale il sostegno alle forze che puntano a disgregare l’Ue, e che privilegia rapporti bilaterali proprio per non legittimare l’Unione e rapportarsi con soggetti giocoforza più deboli.
Afflato mistico religioso Usa
I critici sottolineano che la visione thieliana è funzionale agli scopi dei big della Silicon Valley, sfruttando o comunque inserendosi in una tradizione apocalittica che permea l’immaginario politico statunitense. In effetti, il pensiero tecnocratico e religioso di Thiel non cade nel vuoto nemmeno sotto questo punto di vista. Gli Usa hanno sempre tacciato i propri nemici di essere ‘precursori dell’Anticristo‘: è toccato ai nativi, ai comunisti, a Hitler, a Saddam Hussein, e anche a Barack Obama.
Attualmente, negli Stati Uniti il nazionalismo cristiano è in crescita e la seconda amministrazione Trump più volte ha mischiato potere e Dio: dalla creazione dell’Ufficio della Fede alla realizzazione di diverse immagini che assimilano The Donald a Gesù, fino ai continui richiami a Dio come sostenitore della guerra in Iran. Per fare giusto un esempio su quest’ultimo aspetto, la Fondazione per la libertà religiosa dei militari americani ha recentemente riportato la denuncia di un reparto il cui comandante parlando ai soldati avrebbe sostenuto che “il presidente Trump è stato scelto da Gesù per accendere in Iran il marchio di fuoco che provocherà Armageddon e segnerà il suo ritorno sulla Terra”.
Insomma, Anticristo e fine del mondo non sono categorie anomale negli Stati Uniti. Ma c’è una cosa da considerare: nel caso di Thiel, l’Anticristo contro cui mette in guardia sembra essere lui stesso.
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