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Difesa Ue, svolta Kubilius: “Serve un nuovo trattato sul modello Schengen”

L’Europa ha bisogno di “una nuova vera unione europea della difesa, che includa anche il Regno Unito, la Norvegia e l’Ucraina”. Per arrivarci, le occorre “un nuovo trattato intergovernativo aggiuntivo”, sul modello di Schengen, che crei “il diritto per la difesa” del Continente. Lo ha detto il commissario europeo alla Difesa, Andrius Kubilius, intervenendo il 17 aprile alla Conferenza annuale del servizio giuridico della Commissione, durante la quale ha riflettuto sull’insufficienza dei Trattati Ue rispetto a una difesa efficiente del blocco.

Kubilius ha infatti insistito sul bisogno di un quadro istituzionale nuovo, oltre che di una spesa più ampia o di più industria militare: “Per la nostra prontezza nella difesa, abbiamo bisogno anche di prontezza giuridica”. Il commissario è partito da una domanda fondamentale: “L’attuale struttura giuridica e costituzionale per la difesa europea, così come la troviamo nel Trattato sull’Unione, è più un aiuto o un ostacolo alla nostra necessità di essere pronti a combattere come Europa, e non solo come una combinazione di 27”?

La risposta, per il commissario, è che l’attuale quadro giuridico “non è sufficiente”. La direzione deve essere quella di una “nuova vera unione europea della difesa”, che appunto includa anche il Regno Unito, la Norvegia e l’Ucraina.

Istituzioni e processo decisionale non più adeguati

Il motivo è semplice ed è parallelo alla parabola seguita dalle istituzioni e dal processo decisionale del blocco: progettati in un mondo, quello del dopoguerra, fatto di stabilità, multilateralismo e ricerca del compromesso, ora rischiano di “non tenere il passo con la velocità del cambiamento che ci circonda” e di essere “un ostacolo alla nostra credibilità come attore geopolitico” piuttosto che un aiuto.

Allo stesso modo, anche “la dottrina, le istituzioni e il processo decisionale in materia di difesa sono stati tutti progettati in un mondo di stabilità e multilateralismo”, e oggi si rivelano inadeguati.

Una ‘Nato 3.0’

I segnali ci sono tutti e sono forti, e “non va fatto l’errore di pensare che sia retorica”. “È pianificazione ed è reale”, ha sottolineato Kubilius ricordando alcuni fatti. Intanto l’esplicita e reiterata richiesta da parte degli americani di una ‘Nato 3.0′, dove “l’Europa dovrebbe assumere la maggior parte delle forze necessarie alla deterrenza”, nella convinzione che l’Alleanza post-Guerra fredda – 2.0 -, non sia più adeguata allo scopo.

A marzo il comandante supremo della Nato in Europa, il generale Alexis Grinkievich, ha dichiarato al Senato Usa che il comando americano nel Vecchio Continente, Us Euco sta “trasferendo in modo prudente e rapido la responsabilità primaria della difesa convenzionale dell’Europa agli alleati europei”.

Ecco perché una vera unione europea della difesa è necessaria: in prospettiva, in caso di un’aggressione sul proprio territorio, spetterà soprattutto al blocco fronteggiarla. Un blocco che al momento non è preparato.

Le difficoltà (giuridiche) di una vera difesa comune

Ma quali sono le difficoltà? Essenzialmente due, molto spinose, ha spiegato Kubilius: per il Trattato sull’Unione europea, la sicurezza nazionale resta responsabilità esclusiva di ciascuno Stato membro, e la difesa territoriale è fornita dal coordinamento Nato, non dall’Unione.

L’obbligo di assistenza reciproca in caso di aggressione militare, “il famoso articolo 42.7”, sostituirà dunque l’ancor più famoso art. 5 del Trattato Nato? Questa è una delle domande che Kubilius ha rivolto agli avvocati e ai giuristi presenti alla Conferenza, ricordando che la questione è prima di tutto di diritto oltre che pratica.

Il Trattato sull’Unione è adatto a una tale difesa collettiva europea e non più transatlantica“? E un approccio dal basso, “come finora, basato sulla prerogativa nazionale della difesa, basta per risolvere questa sfida? Oppure è necessaria una leadership politica unificata e un approccio dall’alto per superare la frammentazione”?

E ancora: “Se le truppe americane di stanza nel Continente saranno spostate nell’Indo-Pacifico, l’Europa potrebbe aver bisogno di creare una forza di reazione rapida europea, o ciò che qualcuno chiama un esercito europeo”. Anche in questo caso, come si concilierebbe tale forza con il Trattato sull’Unione?

L’importanza dell’Ucraina

C’è poi il discorso delle capacità dei Ventisette di rispondere a un eventuale iniziativa di Putin, considerata una “possibilità realistica” dai “nostri servizi di intelligence militare”, ha sottolineato il commissario. Il blocco si troverebbe a rispondere all’aggressione di un esercito, quello russo, con una grossa esperienza nel combattimento e nell’uso dei droni, cosa che nessuno dei Ventisette può vantare. “Solo l’esercito ucraino ha un’esperienza simile”, ma “politicamente, la Nato non è disponibile per l’Ucraina” e “l’adesione all’Unione europea è ancora complicata”, ha evidenziato Kubilius. Dunque, c’è la necessità di “integrare l’esperienza di Kiev con le capacità di difesa europee”, a partire dalla compatibilità con il Trattato dell’Ue.

Un Consiglio di sicurezza europeo che decide a maggioranza

Il lituano infine è tornato sulla sua proposta di “creare un Consiglio europeo di sicurezza come istituzione di leadership di un’unione europea della difesa”. Composto dai Paesi E5 (Francia, Germania, Italia, Polonia e Regno Unito) come membri permanenti, tre membri a rotazione e i leader delle istituzioni dell’Unione con un processo decisionale a maggioranza, e non all’unanimità, avrebbe tra i suoi compiti “la preparazione rapida delle decisioni più importanti (…), quando tali decisioni possono essere sostenute dalla maggioranza dei membri dell’unione europea della difesa, come di solito accade con una coalizione dei volenterosi”.

Il commissario ha riconosciuto che la sfida per l’Europa è notevole, ma come diceva Jean Monnet, uno dei padri fondatori dell’Unione – citato da Kubilius al summit di Euranet Plus: “L’Europa si forgia nelle crisi e sarà la somma delle soluzioni adottate per affrontarle”.

Sicurezza

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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