Oggi, 20 aprile 2026, Bruxelles ha ospitato il meeting della Global Alliance for the Implementation of the Two-State Solution, il coordinamento internazionale lanciato nel 2024 per tradurre in azioni concrete la soluzione di “due popoli, due Stati”, sostenendo la creazione di uno Stato palestinese accanto a quello di Israele.
Il movimento non parte solo dall’alto: la settimana scorsa, l’iniziativa dei cittadini europei per sospendere l’Accordo di associazione Ue-Israele ha superato il milione di firme, “costringendo” le istituzioni comunitarie a rivede la partnership con lo Stato ebraico.
Le parole di Kaja Kallas
Kaja Kallas, Alta rappresentante dell’Ue per la politica estera e di sicurezza, ha aperto i lavori dichiarando: “La soluzione dei due Stati resta l’unico modo per consentire a palestinesi e israeliani di vivere in sicurezza, dignità e pace.” Ha poi condannato le aggressioni di Israele nei territori palestinesi: “Condanniamo le azioni unilaterali, compresa l’espansione illegale degli insediamenti, perché minano la soluzione dei due Stati. Esortiamo Israele a invertire queste misure.” Kallas ha anche chiesto il rilascio delle entrate fiscali palestinesi trattenute da Tel Aviv: “Chiediamo il rilascio delle entrate di compensazione trattenute, per garantire il funzionamento dell’Autorità Palestinese.”
L’Ue ha ribadito il proprio ruolo di principale fornitore di assistenza esterna all’Autorità Palestinese, e il meeting ha confermato tre assi di lavoro: cessate il fuoco immediato, sostegno all’Autorità Palestinese, contrasto alle misure unilaterali israeliane.
Quanto costerà la ricostruzione di Gaza
Secondo la stima diffusa dalla commissaria Ue per il Mediterraneo Dubravka Suica e basata sui calcoli del Rapid Damage and Needs Assessment (Rdna), per la ripresa e la ricostruzione di Gaza serviranno 71,4 miliardi di dollari. 1,9 milioni sono, invece, le persone sfollate.
Oltre che per l’incontro odierno, la valutazione è stata messa a punto in vista dell’Ad hoc liaison committee Palestine, anch’esso in programma oggi a Bruxelles e co-presieduto dall’Ue.
Entrambi gli appuntamenti mirano a rinforzare il confronto su sicurezza e stabilizzazione a Gaza e in Cisgiordania, oltre a fare il punto sulle iniziative a sostegno della popolazione palestinese, secondo quanto previsto dal piano di pace per Gaza e la risoluzione 2803 del Consiglio di sicurezza dell’Onu.
La raccolta firme sull’Accordo Ue-Israele
Sei giorni prima del meeting, il 14 aprile 2026, l’iniziativa dei cittadini europei denominata “Justice for Palestine“ aveva raggiunto e superato il milione di firme in tutti e 27 i Paesi Ue, in soli tre mesi dal lancio ufficiale del 13 gennaio 2026.
Il meccanismo si chiama Iniziativa dei Cittadini Europei (Ici), uno strumento democratico dell’Ue che consente ai cittadini di chiedere formalmente alla Commissione di esaminare una proposta legislativa o politica. Superata la soglia di un milione di firme in almeno sette Paesi membri, la Commissione è obbligata a rispondere entro sei mesi con un documento formale che illustri se e come intenda dare seguito alla richiesta.
La richiesta dei firmatari è precisa: la Commissione deve presentare al Consiglio una proposta di sospensione totale dell’Accordo di associazione Ue-Israele, in vigore dal 1995. Si tratta del pilastro giuridico delle relazioni bilaterali, che include scambi commerciali, dialogo politico e cooperazione scientifica e culturale.
Il testo della petizione recita: “I cittadini dell’Ue non possono tollerare che l’Unione continui ad applicare un accordo che contribuisce a legittimare e finanziare uno Stato responsabile di crimini di guerra e contro l’umanità. Invitiamo pertanto la Commissione a presentare al Consiglio una proposta di sospensione totale dell’accordo di associazione Ue-Israele.”
L’articolo 2 dell’accordo, su cui si basa la richiesta, vincola la partnership al rispetto dei principi democratici e dei diritti umani che, sottolineano gli organizzatori, Israele ha violato sistematicamente.
Come ha risposto l’Ue finora
La Commissione, quando ha registrato l’iniziativa nel novembre 2025, aveva precisato che la registrazione era “strettamente procedurale” e non implicava alcuna posizione politica sul merito. Ora però il quadro è cambiato: raggiunto il milione di firme, Bruxelles non può più rinviare la risposta.
Nel frattempo, secondo quanto riportato dal sito Lovin, 26 Paesi su 27 dell’Ue hanno votato per un’ipotesi di sospensione parziale dell’accordo commerciale con Israele, segnale che la pressione politica interna all’Unione si sta facendo più intensa. Oltre 350 ex diplomatici e ministri europei hanno scritto alle istituzioni citando le violazioni dell’articolo 2.
La raccolta firme continua, con un nuovo obiettivo fissato dagli organizzatori a 1,5 milioni di firme.
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