Il mondo si trova oggi di fronte a quella che il Fondo monetario internazionale ha definito come la “più grave crisi energetica dei tempi moderni”. Con l’annuncio del blocco navale nello Stretto di Hormuz da parte del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il mercato globale rischia di perdere improvvisamente circa 7 milioni di barili di greggio e prodotti raffinati al giorno. In questo scenario di estrema incertezza, l’Italia guarda con apprensione alle conseguenze sulle bollette e sulla stabilità del sistema energetico. Ne parliamo con Marco Bernardi, presidente di Illumia, la prima realtà energetica indipendente del Paese che ha recentemente raggiunto il traguardo del milione di clienti.
Il blocco navale annunciato dal presidente Trump mira a paralizzare il traffico marittimo da e per i porti iraniani. Gli esperti parlano di una carenza immediata di circa 7 milioni di barili di greggio e prodotti raffinati sul mercato globale. In che modo questa improvvisa contrazione dell’offerta sta influenzando i costi di acquisto della materia prima per operatori come voi e quali sono le vostre previsioni a breve termine per il mercato italiano?
La crisi attuale presenta alcune similitudini con quella del 2022 sul fronte petrolifero, ma impatti più contenuti su gas ed energia elettrica. All’epoca il petrolio aveva raggiunto circa 125 dollari al barile e il gas europeo aveva superato i 300 €/MWh; oggi abbiamo visto il petrolio avvicinarsi a quei livelli, mentre il gas si è fermato intorno ai 65 €/MWh, per poi scendere agli attuali 43 €/MWh. Questo indica che, almeno per ora, il sistema gas europeo sta reagendo meglio grazie alla maggiore diversificazione delle fonti.
Nel breve termine, molto dipenderà dalla durata del conflitto: più a lungo si protrarranno le tensioni, maggiori saranno gli effetti sui prezzi. In caso di blocchi prolungati, il petrolio potrebbe superare i 150 dollari al barile, con impatti anche sull’inflazione.
Sul gas, Europa e Italia si sono mosse in anticipo. Già da inizio marzo il mercato ha attivato contromisure, aumentando le importazioni da Paesi come Algeria, Norvegia e Stati Uniti. Anche gli operatori si stanno riorganizzando rapidamente per sostituire i flussi mancanti.
Parallelamente, sono state introdotte misure per rafforzare la sicurezza energetica, come gli incentivi allo stoccaggio. In questo contesto, anche noi abbiamo partecipato alle aste per garantire già oggi parte delle forniture per il prossimo inverno.
I prezzi restano elevati, ma in calo rispetto ai picchi, anche grazie alla stagionalità e alla minore domanda con l’avvicinarsi dei mesi estivi.
Illumia promuove offerte con il prezzo dell’energia bloccato per tre anni. Di fronte a una crisi che il Fondo monetario internazionale ha definito come la potenziale ‘più grave crisi energetica dei tempi moderni’, quanto sono sostenibili queste tariffe nel lungo periodo?
Non esiste uno “scudo definitivo” in una crisi energetica di questa portata, ma il prezzo fisso resta oggi lo strumento più concreto per proteggere famiglie e imprese dall’instabilità dei mercati. In questa direzione va la nostra offerta a prezzo bloccato fino a tre anni, che consente di dare visibilità e tranquillità in una fase di forte volatilità. È il risultato di una gestione strutturata del rischio, basata su una pianificazione attenta degli approvvigionamenti e su strumenti evoluti che ci permettono di governare le oscillazioni dei prezzi. Ma il punto non è solo proteggere il cliente nel breve periodo. L’obiettivo è accompagnarlo verso una maggiore autonomia energetica, affiancando alle forniture soluzioni di efficientamento – come fotovoltaico e tecnologie ad alta efficienza – e, per le imprese, progetti su misura per ridurre in modo strutturale i consumi. È questa combinazione tra stabilità oggi e indipendenza nel tempo che rappresenta la risposta più solida in uno scenario così incerto.
In questo clima di incertezza e con la minaccia di una ‘terza recessione’ globale, come state gestendo l’ansia dei consumatori legata alle bollette?
Stiamo affrontando con grande attenzione la legittima preoccupazione dei clienti rispetto ai possibili aumenti, mettendo al centro due elementi per noi imprescindibili: trasparenza e chiarezza. Oggi, rispetto alla precedente crisi energetica, c’è più apprensione ma ancora una limitata consapevolezza delle dinamiche in atto. Per questo riteniamo fondamentale offrire aggiornamenti costanti e strumenti semplici per leggere ciò che accade sui mercati.
Il cliente è esposto a un flusso continuo di notizie, spesso difficili da collegare alla propria bolletta. Il nostro ruolo è proprio questo: tradurre la complessità in informazioni chiare e utili, aiutando le persone a orientarsi.
L’obiettivo è mettere i clienti nelle condizioni di fare scelte consapevoli, anche attraverso soluzioni come il prezzo fisso, che in fasi di forte volatilità possono rappresentare una forma di tutela.
Trump minaccia di colpire l’intera filiera energetica iraniana, comprese le centrali elettriche. Questa estrema instabilità del mercato dei combustibili fossili sta spingendo i vostri clienti verso soluzioni di efficienza energetica più “green”? Ritiene che questa crisi possa accelerare in modo definitivo l’indipendenza energetica domestica in Italia?
Un eventuale coinvolgimento diretto del comparto elettrico iraniano non avrebbe impatti significativi sull’Europa, che non è integrata con quel sistema. Diverso è il caso dell’oil & gas: un’interruzione delle forniture iraniane potrebbe generare tensioni sui mercati globali, soprattutto in Asia, e aumentare la competizione per le risorse, con effetti indiretti anche sui prezzi europei. Un elemento particolarmente sensibile resta lo Stretto di Hormuz, snodo strategico per una quota rilevante dei flussi energetici globali. In presenza di criticità in quell’area, anche variazioni limitate dell’offerta possono tradursi rapidamente in pressioni rialziste sui prezzi, anche perché le forniture via nave tendono a spostarsi verso i mercati più remunerativi.
Detto questo, l’attuale livello dei prezzi, pur volatile, non è ancora tale da determinare un’accelerazione strutturale della transizione energetica. La diffusione delle soluzioni “green” continua a dipendere in larga parte dagli incentivi (che poi gravano anche sulle bollette) e dalla convenienza economica per i clienti finali.
Il tema che emerge con più forza è quello della sicurezza energetica: si rafforza l’esigenza di diversificare approvvigionamenti e tecnologie, per rendere il sistema più resiliente nel medio periodo. Il ruolo del gas rimane chiave per rispondere ai picchi di domanda.
Come vi posizionate rispetto ai grandi operatori storici in una fase in cui la diplomazia energetica sembra aver ceduto il passo ai blocchi navali e alle minacce militari? Quali i vantaggi e gli svantaggi dell’essere indipendenti?
Il quadro sullo Stretto di Hormuz resta incerto e difficilmente prevedibile nelle tempistiche. In generale, le tensioni geopolitiche si inseriscono in una dinamica più ampia, legata anche al confronto tra grandi economie come Stati Uniti e Cina, destinata ad avere effetti duraturi sugli equilibri energetici globali.
In questo contesto, la volatilità può rappresentare anche un’opportunità per un operatore agile come Illumia, che può muoversi con flessibilità e velocità nell’adattare le proprie strategie di approvvigionamento ai mutamenti del mercato dentro cornici di rischio ben definite.
Allo stesso tempo, è importante distinguere tra volatilità legata ai fondamentali di mercato e quella di natura geopolitica, che è più imprevedibile e richiede un approccio prudente. La nostra strategia si basa proprio su questo equilibrio: cogliere le opportunità, mantenendo un portafoglio diversificato e resiliente.
Il tema però va oltre il singolo operatore. La vera sfida è rafforzare la sicurezza energetica nel medio periodo, attraverso una maggiore diversificazione di fornitori e tecnologie, così da ridurre l’esposizione ai rischi geopolitici e rendere il sistema più solido e competitivo.
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