Niente più corsa dell’ultimo minuto verso il gate in chiusura. E neanche il precauzionale anticipo di un paio d’ore. Niente potrà salvarci da quello che gli esperti hanno definito “un vero e proprio disastro”, perché chi intende viaggiare dentro o fuori i confini dell’Area Schengen che comprende la maggior parte dei Paesi europei dovrà avviarsi “almeno quattro ore prima aeroporto”. A lanciare l’allarme è l’Airports Council International Europe (Aci) e il protagonista di questi ritardi è il nuovo sistema Entry/Exit System, noto anche come “Ees”.
Già lo scorso mese, infatti, la Bbc titolava: “Avete in programma un viaggio in Europa quest’estate? Preparatevi a lunghe code!”. E in effetti, in molti aeroporti degli Stati membri dell’Unione europea le code raggiungono tra le tre e quattro ore di ritardo. Entrato a pieno regime dal 10 aprile 2026, l’Ees riguarderà 29 Paesi – Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Islanda, Italia, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera – e se da un lato, porta con sé la promessa di una sicurezza rafforzata, dall’altro è entrato a gamba tesa con un’ondata di disagi che sta mettendo a dura prova i principali hub aeroportuali del continente e la pazienza dei consumatori.
Cosa sta accadendo negli aeroporti europei
L’impatto operativo del sistema è stato immediato e, secondo diverse associazioni di settore, addirittura “brutale”. Passeggeri provenienti da paesi extra-Ue segnalano attese fino a quattro ore ai controlli di frontiera. L’Airports Council International Europe ha riferito che, in questi primi giorni di piena operatività, i tempi di elaborazione per la sicurezza sono aumentati del 70%.
La situazione è critica in almeno 15 Paesi, tra cui Italia, Francia, Germania, Spagna e Grecia. In alcuni casi, i ritardi hanno impedito ai viaggiatori di imbarcarsi: a Milano, oltre 100 passeggeri non sono riusciti a prendere un volo per Manchester, mentre altri voli sono decollati con decine di posti vuoti perché i passeggeri erano ancora bloccati ai controlli.
Cos’è il sistema Ees e a cosa serve?
L’Ees è un sistema informatico automatizzato che sostituisce il tradizionale timbro manuale sui passaporti. Si applica ai cittadini che non fanno parte dell’Unione europea e che viaggiano per soggiorni brevi, fino a 90 giorni in un periodo di 180 giorni. Il sistema registra:
- Dati biometrici dei passeggeri: impronte digitali e immagini del volto vengono acquisite al primo ingresso e conservate per tre anni.
- Informazioni di viaggio: date e luoghi di ingresso e uscita.
Perché è stato introdotto? L’obiettivo principale dell’Ue è la modernizzazione della gestione delle frontiere esterne. Il sistema serve a identificare più facilmente chi supera il periodo di soggiorno consentito e a contrastare l’uso di documenti falsi. Secondo la Commissione europea, il sistema ha già dato prova della sua efficacia sul fronte della sicurezza: dalla sua fase di rollout parziale iniziata a ottobre 2025, sono state identificate circa 700 persone che rappresentavano una minaccia alla sicurezza e sono stati respinti oltre 27.000 ingressi irregolari.
Le critiche
Tali ritardi hanno attirato le critiche della stampa internazionale che sta seguendo con apprensione l’evolversi della situazione, evidenziando un profondo scollamento tra le istituzioni europee e la realtà sul campo. Il Financial Times (Ft) riporta che Olivier Jankovec, direttore di Aci Europe, ha avvertito che con l’avvicinarsi della stagione estiva la situazione diventerà “semplicemente ingestibile” se non verrà concessa la flessibilità di sospendere i controlli biometrici in caso di code eccessive. Il Guardian ha messo in luce le critiche feroci di Michael O’Leary, Ceo di Ryanair, che ha definito l’implementazione dell’Ees un “totale disastro” (a “shit show”), suggerendo che l’Ue dovrebbe posticiparne la piena introduzione a ottobre. Il quotidiano sottolinea anche come i ritardi si sommino alla preoccupazione per una possibile carenza di carburante per aerei dovuta alle tensioni in Medio Oriente.
La risposta della Commissione non si è fatta attendere. Secondo un portavoce che ha parlato al Ft, “dai primi giorni di piena operatività possiamo constatare che il sistema funziona molto bene. Nella stragrande maggioranza degli Stati membri non si riscontrano problemi”. E se l’Aci sostiene che il tempo medio per la registrazione di un passeggero, nelle ore di punta, raggiunge i cinque minuti, secondo i dati della Commissione il tempo di registrazione è pari a 70 secondi.
Cosa aspettarsi per il futuro
L’Ees è solo il primo passo di una più ampia strategia digitale che includerà l’Etias (European Travel Information and Authorisation System), un’autorizzazione preventiva simile all’Esta americano, prevista per la fine del 2026. Per ora, il consiglio degli esperti ai viaggiatori extra-Ue è di arrivare in aeroporto con almeno quattro ore di anticipo e di utilizzare, ove possibile, l’app “Travel to Europe” per preregistrare i propri dati.
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