Con la vittoria di Péter Magyar si apre una nuova era per l’Ungheria, ma trasformare sedici anni di orbanizzazione richiederà tempo, pazienza e strumenti che in molti casi devono ancora essere definiti. A mettere in guardia da facili ottimismi è Andrea Virág, direttrice della strategia dell’Istituto Republikon, centro studi ungherese. Parlando con Eurofocus, l’esperta traccia un quadro articolato delle sfide che attendono il nuovo governo su tre fronti: il rapporto con Bruxelles, il dossier ucraino e la ricostruzione democratica interna.
Sbloccare i fondi europei
“Uno degli impegni principali di Magyar era sbloccare i fondi Ue congelati, quindi mi aspetto che agisca il più rapidamente possibile sulle questioni prioritarie per convincere Bruxelles a sbloccarli”, spiega Virág. In pratica, questo significa “grandi cambiamenti” su stato di diritto, anticorruzione e trasparenza nell’uso dei fondi pubblici e europei. “Lo stesso vale per il programma Erasmus e la governance delle università, attraverso quelle fondazioni opache su cui l’Ue ha espresso pesanti critiche. E ancora, il sistema giudiziario, che era soggetto a influenza politica”.
Al momento i fondi Ue congelati che spettano all’Ungheria ammontano complessivamente a 17 miliardi di euro, dei quali 10,4 derivano dalla Recovery and Resilience Facility, il fondo dietro ai Pnrr nazionali, e 6,7 dai programmi di coesione. Come ha spiegato un portavoce, l’obiettivo della Commissione europea è sbloccarli ed erogare il primo esborso “nel secondo trimestre” del 2026. Per i fondi Pnrr Budapest deve soddisfare tutti i 27 “super-milestone” del suo piano di ripresa entro settembre 2026, oppure rischia di perdere definitivamente queste risorse.
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha già parlato con Magyar e “discusso le priorità immediate. C’è un lavoro rapido da fare per ripristinare, riallineare e riformare. Ripristinare lo stato di diritto. Riallacciarsi ai nostri comuni valori europei. E riformare, per sbloccare le opportunità offerte dagli investimenti europei”, ha dichiarato via social. Non sono noti i contenuti dei colloqui, ma l’esperta presume che l’esecutivo Ue faccia pressioni sul nuovo governo affinché cambi la posizione sui dossier bloccati da Viktor Orbán, in particolare sul prestito all’Ucraina, e che si allinei alle posizioni europee mainstream.
Il difficile equilibrio sull’Ucraina
Sul tema dell’Ucraina “bisogna operare una distinzione netta tra la campagna elettorale e la fase di governo che sta iniziando“, avverte Virág. Nel corso della campagna il messaggio centrale del premier uscente Orbán era scegliere tra un governo nazionale o un governo in mano a Bruxelles e a Volodymyr Zelensky. “Fidesz cercava di convincere gli elettori che Magyar non avrebbe servito gli interessi ungheresi, ma quelli ucraini. Quindi Magyar, in modo molto astuto, ha fatto di tutto per evitare di apparire filo-ucraino, perché sarebbe stato politicamente rischiosissimo”.
Negli ultimi quattro anni il governo Fidesz “ha investito risorse enormi nella diffusione di messaggi anti-ucraini, al punto da convincere buona parte della popolazione che l’Ucraina è nemica dell’Ungheria, che la attacca sul fronte energetico, che è responsabile della guerra in corso”. La propaganda ha raggiunto il picco con le elezioni: “in questo momento non puoi fare dieci passi per le strade dell’Ungheria senza vedere un cartellone con messaggi anti-ucraini. Zelensky è ovunque nel Paese. Sui manifesti di Fidesz c’è la faccia di Magyar con metà viso dipinta con la bandiera ucraina e l’altra metà con quella europea”, racconta Virág, avvertendo di “non sottovalutare la potenza della macchina mediatica di Fidesz“.
“Nonostante la vittoria schiacciante, Fidesz ha comunque ottenuto 2,3 milioni di voti: circa un quarto del Paese li ha votati, il che non può essere ignorato quando si valutano le possibilità del prossimo governo”. Magyar deve quindi “trovare un equilibrio tra l’allineamento con l’Ue” su dossier come lo sblocco del prestito tenuto in ostaggio da Orbán, “e l’educazione progressiva della società ungherese su cosa sia davvero la realtà“.
Una cosa è chiara, sottolinea Virág: “Magyar non è anti-ucraino. Attribuisce la responsabilità della guerra alla Russia e vuole porre fine alla stretta amicizia con Vladimir Putin. Tuttavia ha dichiarato di non sostenere un percorso di adesione accelerato per l’Ucraina: è favorevole al normale iter previsto per ogni Paese candidato, non a un processo speciale, e non credo cambierà posizione su questo punto”.
La lunga marcia della de-orbanizzazione
“La de-orbanizzazione dell’Ungheria richiederà molto tempo, così come ne ha richiesto molto l’orbanizzazione del Paese, un processo durato sedici anni”, avverte l’esperta, che ricorda come il “deep state” costruito da Orbán e dal suo governo abbracci il sistema politico, quello giudiziario, i media, il settore finanziario e quello culturale: “in pratica, ogni angolo del Paese è stato controllato e influenzato da questa élite politica“.
“È passato molto tempo da quando il Paese ha vissuto un periodo di transizione”, visto che dal 2010 si sono susseguiti quattro governi Orbán. “Nel sistema c’è poca esperienza su come gestirla e come formare un nuovo governo. È un processo di riapprendimento per il Paese, su come si fa la democrazia”, dice Virág, esortando gli osservatori internazionali a mostrare pazienza verso il nuovo governo.
Le questioni più urgenti identificate dal vincitore delle elezioni sono quelle legate al sistema costituzionale, allo stato di diritto e al sistema dei pesi e contrappesi. Magyar sarà sostenuto da una maggioranza parlamentare di due terzi: dunque il nuovo governo “potrà introdurre e approvare una nuova costituzione, un nuovo sistema elettorale e potrà modificare il finanziamento, la regolamentazione e il funzionamento dei media pubblici”.
Magyar “ha espresso il desiderio di costruire un consenso nazionale su questi temi, avviando un lungo processo di discussione. Non si tratterà quindi di cambiamenti imposti dall’oggi al domani, ma di un percorso lungo e, credo, in certi momenti anche doloroso. Una cosa è concordare sulla necessità di cambiare, un’altra è concordare su come devono essere la costituzione o il sistema elettorale”, nota Virág.
a prossima costituzione ungherese “sarà meno nazionalista e meno conservatrice di quella attuale, e più rappresentativa dell’intera società ungherese”. Sul versante dei diritti civili, il conservatore Magyar “sostiene valori liberali”: “ha dichiarato di voler guidare un Paese in cui ognuno possa amare chi vuole ed esprimersi liberamente. Vedremo fino a che punto, ma sono convinta che le politiche e le norme anti-Lgbt del governo Fidesz appartengano al passato”.
I fedelissimi “non se ne andranno senza combattere“
Una delle principali sfide che dovrà affrontare il nuovo premier è quella dei vertici delle istituzioni. La presidenza della Repubblica, la Corte costituzionale, il procuratore capo e la presidenza dell’autorità di regolazione dei media sono “attualmente tutte occupate da persone fedeli a Fidesz. Mi aspetto che rimangano fedeli a Fidesz anche in futuro”. Magyar ha chiesto loro di dimettersi, sostenendo che gli ungheresi hanno votato “non solo per un cambio di governo ma per un cambio di regime, e che queste persone appartengono al regime precedente”.
“Sarei sorpresa se Tamás Sulyok fosse ancora presidente tra un anno. Verrà rimosso in qualche modo da Magyar, oppure si dimetterà, ma non lo vedo restare in carica ancora a lungo”, aggiunge Virág, evidenziando che i vertici orbaniani “non se ne andranno senza combattere. Non vedo perché il presidente debba dimettersi spontaneamente: sosterrà semplicemente di essere stato eletto dal Parlamento e che il suo mandato è legittimo. Dipenderà da quanto riterranno che sia più dignitoso dimettersi piuttosto che essere rimossi in altri modi da Magyar”. Al momento non c’è chiarezza su quali strumenti il nuovo governo intenda adottare.
Ci sono “più domande che risposte” anche su altre priorità, come la lotta alla corruzione. “Ha annunciato la creazione di un nuovo ufficio per far luce sui crimini del governo precedente e per recuperare denaro o altre risorse eventualmente sottratte. Sappiamo che quest’autorità verrà istituita, ma non sappiamo ancora chi la guiderà né quali poteri avrà esattamente”, rileva l’esperta. Sulla trasformazione del panorama mediatico, Magyar ha detto che impedirà ai media pubblici di trasmettere notiziari finché non sarà garantita la loro imparzialità e indipendenza: “anche qui mancano i dettagli sugli strumenti concreti, ma ha assicurato che si agirà non appena il nuovo governo sarà in carica”.
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otto.lanzavecchia@adnkronos.com (Otto Lanzavecchia)



