Blocco navale Usa a Hormuz subito ‘bucato’? Dopo il fallimento dei negoziati con l’Iran dello scorso fine settimana, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ordinato alla propria Marina di interdire alle navi il passaggio da e per i porti iraniani attraverso lo Stretto che collega Golfo Persico e Oceano Indiano, la cui chiusura ad opera di Teheran dopo l’attacco israelo-statunitense sta provocando la più grave crisi energetica della Storia (come ha precisato l’Agenzia Internazionale per l’Energia). Ma oggi una petroliera cinese, la Rich Starry, ha attraversato il passaggio marittimo, partendo dagli Emirati Arabi Uniti verso la Cina.
Il blocco ha avuto inizio ieri,13 aprile, alle 16 ora italiana, con la precisazione da parte del Centcom (Comando centrale degli Stati Uniti) che non non verrà ostacolata “la libertà di navigazione delle navi da e verso porti non iraniani“. Per Trump, il blocco è necessario per “impedire all’Iran di ricattare il mondo”, mentre il vicepresidente JD Vance in un’intervista a Fox News ha accusato l’Iran di “terrorismo economico”.
Teheran da parte sua ha definito “pirateria” qualsiasi restrizione statunitense al traffico marittimo internazionale e ha minacciato di colpire le navi militari impegnate nel blocco, oltre che i porti dei Paesi vicini del Golfo.
Va detto comunque che, tecnicamente, gli Stati Uniti non stanno bloccando lo Stretto di Hormuz, ma i porti iraniani del Golfo Persico, operando nel Golfo dell’Oman e nell’Oceano Indiano, senza avvicinarsi alle coste iraniane.
Chi è passato nello Stretto?
Intanto il blocco non si sta rivelando impermeabile: secondo dati di tracciamento navale di Marine Traffic, LSEG e Kpler, come anticipato la Rich Starry, una petroliera cinese battente bandiera del Malawi, sarebbe stata la prima ad attraversare lo stretto e a uscire dal Golfo dall’inizio del blocco americano. La Rich Starry, soggetta a sanzioni per aver intrattenuto rapporti commerciali con l’Iran, è una nave di medio raggio che trasporta circa 250mila barili di metanolo caricati nel suo ultimo porto di scalo, Hamriyah, negli Emirati Arabi Uniti, e sarebbe diretta in Cina.
Ma non è l’unica: secondo i dati di MarineTraffic citati da Bbc, almeno altre tre navi legate all’Iran hanno attraversato lo Stretto di Hormuz dopo l’inizio del blocco navale dagli Stati Uniti. Due delle imbarcazioni hanno fatto scalo in porti iraniani. Tra queste, la portarinfuse ‘Christianna‘, che ha attraversato lo stretto ieri dopo aver attraccato a Bandar Imam Khomeini, e la ‘Elpis‘, passata oggi in direzione est dopo aver lasciato il porto iraniano di Bushehr. Anche questa nave è soggetta a sanzioni statunitensi e la sua destinazione è sconosciuta.
Poi ci sarebbero la petroliera ‘Murlikishan‘, anch’essa sotto sanzioni Usa, che ha attraversato Hormuz in direzione ovest dopo essere salpata dal porto cinese di Lanshan: l’ultima posizione segnalata la colloca a est dell’isola iraniana di Qeshm. E infine la ‘Peace Gulf‘, una petroliera di medio raggio battente bandiera panamense, diretta al porto di Hamriyah negli Emirati Arabi Uniti.
Non si esclude, sottolinea la Bbc, che alcune di queste navi possano aver trasmesso dati di posizione falsi, una pratica nota come ‘spoofing’, per mascherare i propri movimenti.
La Cina propone un piano in 4 punti
La Cina, dopo aver tenuto un basso profilo, agendo soprattutto attraverso la mediazione del Pakistan e la messa a punto con Islamabad di un piano in 5 punti, sta entrando sempre più apertamente nella questione mediorientale.
Il presidente cinese Xi Jinping ha annunciato di voler svolgere “un ruolo costruttivo” da mediatore e in quest’ottica ha presentato un piano in quattro punti per la pace e la stabilità del Medio Oriente al principe ereditario di Abu Dhabi, lo sceicco Khaled bin Mohamed bin Zayed Al Nahyan, in visita a Pechino.
La proposta, rende noto l’agenzia di stampa Xinhua, si basa sul rispetto di quattro principi: coesistenza pacifica, principio di sovranità nazionale, stato di diritto internazionale e coordinamento tra sviluppo e sicurezza.
Pechino: “Blocco irresponsabile e pericoloso”
Quanto al blocco statunitense, il portavoce del ministro degli Esteri cinese Guo Jiakun lo ha definito ”pericoloso e irresponsabile”, chiarendo in una conferenza stampa: “Gli Stati Uniti hanno intensificato le operazioni militari e intrapreso un’azione di blocco mirata, che non farà altro che esacerbare le tensioni e minare il già fragile accordo di cessate il fuoco, mettendo ulteriormente a repentaglio la sicurezza del passaggio attraverso lo Stretto”.
Guo ha anche liquidato come “completamente inventate” le voci secondo cui la Cina si starebbe preparando a fornire nuovi sistemi di difesa aerea all’Iran, voci per le quali Trump è tornato a minacciare Pechino di dazi al 50%. “Se gli Stati Uniti insistono nell’utilizzare questo come pretesto per imporre ulteriori dazi doganali alla Cina, la Cina adotterà sicuramente contromisure decise”, ha affermato Guo.
L’”integrità morale” di Cina e Spagna
Il peso di Pechino nella soluzione del conflitto è stato sottolineato dal premier spagnolo Pedro Sánchez, in visita in questi giorni nel Paese asiatico. Si tratta del quarto incontro in poco più di tre anni, mentre Madrid si posiziona come uno degli amici più stretti della Cina in Europa. La Spagna è anche stato uno dei Paesi più apertamente contrari all’operazione ‘Epic Fury’ contro l’Iran, entrando in scontro frontale con la Casa Banca.
”La Cina può svolgere un ruolo importante”, ha dichiarato Sánchez in conferenza stampa dopo un incontro di un’ora con Xi Jinping nella capitale cinese. “Sono benvenuti, ma anche assolutamente necessari tutti gli sforzi che possiamo compiere, in particolare da parte dei Paesi che hanno la capacità di dialogare e che non hanno partecipato attivamente a questa guerra illegale“, ha aggiunto Sánchez.
Il primo ministro spagnolo ha anche parlato della necessità di una “riforma” dell’ordine internazionale per renderlo “molto più inclusivo, più rappresentativo, più democratico“. “Ho avuto l’opportunità di discutere con il presidente Xi le riforme di cui il nostro sistema multilaterale ha bisogno per riconoscere al meglio la realtà multipolare del mondo odierno”, ha detto ancora Sánchez sottolineando la necessità di “un legame ancora più forte tra Cina e Unione europea”, che “avvantaggerà le loro società e contribuirà anche alla stabilità, alla pace e alla prosperità del mondo”.
“La Cina e la Spagna sono Paesi di principio che agiscono con integrità morale ed entrambi sono pronti a schierarsi dalla parte giusta della storia”, ha affermato a sua volta Xi, come riporta El Paìs. Il leader cinese ha chiesto al primo ministro spagnolo di “respingere il ritorno del mondo alla legge della giungla” e a “difendere insieme un autentico multilateralismo e salvaguardare la pace e lo sviluppo nel mondo”.
Per Xi, infatti, “l’ordine internazionale si sta sgretolando nel caos”, intendendo con caos anche la decadenza morale.
Onu: “Non ci sono basi giuridiche al blocco”
Intanto l’ambasciatore iraniano presso le Nazioni Unite, Amir Saeid Iravani, si è mosso, inviando una lettera al segretario generale dell’Onu Antonio Guterres in cui definisce il blocco Usa “illegale” e una “grave violazione dei principi fondamentali del diritto internazionale del mare” e della sovranità del proprio Paese. Guterres ieri ha invitato “tutte le parti” a rispettare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.
Sul tema si è espressa poi l’Organizzazione marittima internazionale, l’agenzia marittima delle Nazioni Unite. Il segretario generale Arsenio Dominguez, parlando al programma Today di BBC Radio 4, ha sottolineato: “Capisco che ci sia un conflitto in corso, ma non esiste ancora alcuna base giuridica nel diritto internazionale per intraprendere azioni volte a bloccare uno stretto utilizzato per la navigazione internazionale“.
“Più misure di rappresaglia vengono adottate, maggiore è la preoccupazione per i 20mila marittimi ancora intrappolati nel Golfo Persico e, naturalmente, per tutti coloro che nel mondo continuano a subire le conseguenze economiche di questa situazione”, ha proseguito.
Verso nuovi colloqui Usa-Iran
Mentre la tensione aumenta e il cessate il fuoco sembra potersi frantumare in ogni momento, va avanti anche la diplomazia. Il Pakistan si è offerto di ospitare un secondo round di colloqui diretti tra Stati Uniti e Iran, secondo quanto riferisce l’emittente al-Jazeera citando due funzionari pakistani a condizione di anonimato. “È in corso un lavoro per riportare entrambe le parti al tavolo dei negoziati. Ovviamente auspichiamo vengano a Islamabad, ma la sede non è stata ancora definita – ha affermato una fonte all’agenzia – L’incontro potrebbe tenersi presto”. “Lavoriamo anche – ha aggiunto – per una proroga del cessate il fuoco in modo da avere più tempo a disposizione”.
Da parte sua, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato durante una conversazione con il presidente francese Emmanuel Macron che l’Iran è pronto a proseguire i colloqui di pace, secondo quanto riportato da diverse testate giornalistiche iraniane. Pezeshkian avrebbe detto a Macron che minacce, pressioni e azioni militari sono “controproducenti” e peggioreranno i “problemi che gli Stati Uniti si sono creati da soli”. Avrebbe anche invitato l’Europa dovrebbe incoraggiare gli Stati Uniti ad aderire alle norme internazionali.
Funzionari della Casa Bianca hanno confermato che che si sta discutendo di un altro round di negoziati ma che nessun incontro è stato ancora definito. Vance, che ha guidato la delegazione americana lo scorso fine settimana, ha detto ieri a Fox News che Teheran “si è mossa nella nostra direzione, ed è per questo che direi che abbiamo avuto dei segnali positivi, ma non si sono spinti abbastanza oltre”, probabilmente riferendosi alla questione nucleare, per Washington una delle cose su cui non intende scendere a compromessi.
Secondo quanto appreso il New York Times citando due alti funzionari iraniani e un funzionario americano a condizione di anonimato, l’Iran, nei negoziati tra sabato e domenica scorsa, aveva proposto agli Stati Uniti di sospendere per cinque anni l’arricchimento dell’uranio, per arrivare a un accordo di pace. Gli Usa volevano invece una sospensione di 20 anni per tutte le attività nucleari, e hanno respinto l’offerta.
A proposito di nucleare, la Russia – alleata dell’Iran – si è detta disponibile ad accogliere sul proprio territorio l’uranio arricchito iraniano nell’ambito di un accordo di pace tra Washington e Teheran.
In ogni caso, il fatto che le due parti stiano discutendo sulla durata della sospensione delle attività nucleari suggerisce che potrebbe esserci spazio per un accordo. Stati Uniti e Iran potrebbero tornare a Islamabad questa settimana, secondo alcune fonti il 16 aprile, anche se quel giorno il premier Shehbaz Sharif dovrebbe essere in Arabia Saudita.
Intanto, i segnali di una possibile ripresa del dialogo diplomatico hanno contribuito a spingere i prezzi poco sotto i 100 dollari, ma i numeri alla pompa rimangono comunque molto più alti rispetto a prima del conflitto.
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