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Il filorusso Rumen Radev vince le elezioni: “Bulgaria forte in un’Europa forte”

In Bulgaria Rumen Radev, ex generale considerato vicino al Cremlino, vince a mani basse le elezioni parlamentari di ieri, 19 aprile, riattizzando i timori dell’Unione europea di ritrovarsi con un neo-Viktor  Orbán con cui fare i conti. Pochi mesi dopo l’entrata in vigore, il primo gennaio, dell’euro, i bulgari in massa hanno dunque scelto il leader del movimento Bulgaria Progressista, da lui creato solo all’inizio di marzo, presidente fino allo scorso gennaio.

Bulgaria Progressista ha ottenuto il 44,7%, staccando nettissimamente la coalizione liberal-riformista e filo-europea Bulgaria Democratica (PP-DB), ferma al 12,8% e sbriciolando Gerb, partito a lungo dominante e guidato dall’ex primo ministro Boyko Borissov, fermo al 13,4%, e Dps-Nuovo Inizio di Delyan Peevski, che ha ottenuto solo il 6%.

Entrambe le prime due forze hanno parlato di sconfitta storica per il ‘vecchio’ modello oligarchico, incarnato a loro avviso da Gerb. Con 131 seggi sui 240 totali dell’Assemblea nazionale, Radev ha la maggioranza assoluta, ma non ha escluso una coalizione con il gruppo filo-europeo o un partito minore, facendo leva sulla comune intenzione di riformare il sistema giudiziario, considerato uno dei principali strumenti di potere della mafia bulgara.

Premier anti corruzione

“Il popolo ha respinto l’autocompiacimento e l’arroganza dei vecchi partiti”, ha dichiarato ieri il futuro premier. Lo scorso gennaio Radev si è dimesso dalla presidenza bulgara, carica in gran parte cerimoniale, per candidarsi alle parlamentari dopo le dimissioni del governo a dicembre, causate delle proteste di massa. Ex comandante dell’aeronautica, 62 anni, ha vinto soprattutto accusando i partiti tradizionali di aver creato uno Stato mafioso e oligarchico, dunque promettendo di combattere la corruzione e di portare stabilità in un Paese che ieri è andato alle urne per l’ottava volta in cinque anni.

“Abbiamo votato in massa, abbiamo sconfitto l’apatia. Ma la sfiducia nella politica bulgara è ancora alta e abbiamo molto lavoro da fare. Questo è solo il primo passo”, ha dichiarato ieri sera il nuovo premier in pectore del Paese balcanico.

Un premier filo-russo?

Per quanto riguarda le questioni più scottanti per Bruxelles, Radev è considerato su posizioni filo-Cremlino: sostiene che la Crimea sia “russa”, è contrario all’invio di armi all’Ucraina a vuole che Kiev chieda la pace. È anche un sostenitore del dialogo con Mosca, sia per l’architettura di sicurezza del continente sia per la questione energetica (ha anche criticato l’Ue per l’eccessivo affidamento sulle energie rinnovabili), sottolineando come nell’Unione diverse voci siano ormai addivenute a questa conclusione.

Tuttavia, il premier in pectore ha affermato: “Non capisco che tipo di posizione filorussa io abbia. Ho posizioni completamente filobulgare, ho posizioni filoeuropee”.

Quanto all’adesione alla moneta unica, per Radev l’euro ha alimentato l’inflazione. D’altronde, l’aumento del costo della vita è diventato un problema molto sentito e le proteste verso il precedente governo si sono scagliate soprattutto contro un nuovo bilancio che proponeva aumenti delle tasse e contributi previdenziali più elevati.

“Una Bulgaria forte in un’Europa forte”

In ogni caso, se al momento non è chiaro che direzione prenderà nei fatti la politica estera del nuovo governo, ieri sera l’ex pilota di caccia ha chiarito che intende “proseguire il suo percorso europeo”, ma che l’Europa deve guardare in faccia le cose: “Una Bulgaria forte in un’Europa forte ha bisogno di pensiero critico, ha bisogno di pragmatismo perché l’Europa è caduta vittima della propria ambizione di essere un leader morale in un mondo senza regole“.

“Il principale contributo della Bulgaria alla sua missione europea – ha spiegato – sarà lavorare per “costruire una nuova architettura di sicurezza e recuperare la sua potenza industriale e la sua competitività”.

D’altra parte, la Bulgaria è il Paese più povero dell’Unione, quindi molto bisognosa dei fondi provenienti da Bruxelles. Tutti i leader, compreso Radev, evitano perciò scontri frontali aperti, come invece ha fatto per anni il premier ungherese Viktor Orbán, diventato una vera spina nel fianco del blocco e uscito di scena perdendo in modo schiacciante le elezioni del 12 aprile.

Il presidente del Consiglio europeo António Costa, su X, si è congratulato con Radev “per la sua netta vittoria (…). Non vedo l’ora di lavorare con lei nell’Euco (il Consiglio, appunto, ndr) sulla nostra agenda comune per un’Europa prospera, autonoma e sicura”.

Il Cremlino ha invece apprezzato la volontà dell’ex pilota di caccia di avere colloqui pragmatici.

Politics

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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