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L’Europa e la sfida della “28esima sedia”: Letta scuote il Mercato Unico

L’Europa deve unire i propri capitali o rassegnarsi a finanziare il successo americano. È questo il messaggio che è emerso nella sede del Parlamento europeo in Italia, in un evento dal titolo “Autonomia strategica Ue e unione dei risparmi e degli investimenti”. L’incontro ha riunito i vertici delle istituzioni europee e i protagonisti del mondo bancario e assicurativo per discutere come trasformare l’immensa massa di risparmio privato in un volano per la crescita. Ad aprire i lavori, Carlo Corazza, direttore del Parlamento europeo in Italia, ha ricordato che viviamo in “tempi eccezionali” in cui la democrazia è sotto attacco e il bilancio europeo, da solo, non basta più a garantire la nostra sicurezza e competitività. Sulla stessa scia, Claudio Casini, direttore della Rappresentanza della Commissione Europea in Italia, ha evidenziato come la frammentazione tra i 27 Stati membri sia diventata un “paradigma negativo” che impedisce di trasformare l’alta propensione al risparmio degli europei in investimenti reali.

L’evento, presentato come un momento di “orgoglio europeo” da Roberto Sommella, direttore di Milano Finanza, ha messo al centro la necessità di unire idee e capitali per estrarre dal risparmio l’energia necessaria a competere globalmente.

Il paradosso di Letta: la forza attrattiva dell’Europa e la debolezza del suo mercato

Il fulcro del dibattito è stato l’intervento di Enrico Letta, autore del Rapporto sul futuro del Mercato Unico, che ha utilizzato una metafora potente per descrivere il momento storico attuale: la differenza tra la “sedia 51” e la “sedia 28”. Mentre negli Stati Uniti la poltrona per un potenziale cinquantunesimo Stato resta vuota e priva di pretendenti, in Europa c’è una folla che “sgomita” per occupare la ventottesima sedia, dai Balcani Occidentali all’Ucraina, fino all’Islanda.

Questa enorme forza attrattiva politica, tuttavia, contrasta con una fragilità finanziaria strutturale. Letta ha denunciato come la Brexit, anziché spingere i restanti 27 verso l’unità, abbia scatenato una guerra fratricida tra Parigi, Francoforte, Dublino e Milano per ereditarne il ruolo di capitale finanziaria, col solo risultato di favorire Wall Street. Secondo Letta, la frammentazione ci condanna a giocare in un “campionato diverso” rispetto agli Usa: le prime 35 imprese finanziarie mondiali sono tutte americane perché l’Europa non riesce a fare “scale up”. Il risultato è che le scoperte tecnologiche, spesso nate da “teste europee”, trovano i capitali per diventare grandi imprese solo oltreoceano. Per invertire la rotta, Letta propone di integrare i mercati attraverso piani come “One Europe, one market” e la proposta Eu Inc, creando un “ponte fluido” tra i risparmi dei cittadini e i grandi beni comuni come la difesa e il digitale. L’obiettivo è duplice: offrire ai risparmiatori rendimenti migliori e dotare l’Ue della leva finanziaria necessaria per la transizione sostenibile.

Emergenza inflazione e il nodo degli investimenti a lungo termine

La necessità di un’azione rapida è stata sottolineata con forza da Antonio Patuelli, presidente dell’ABI (Associazione Bancaria Italiana), il quale ha avvertito che non viviamo più in tempi ordinari ma in una “situazione emergenziale” dettata dai conflitti in Medio Oriente e Ucraina. Patuelli ha richiamato l’attenzione sui recenti dati Eurostat, che mostrano un quadro preoccupante: l’inflazione annuale nell’area euro è salita al 2,6% a marzo 2026 (rispetto all’1,9% di febbraio), spinta soprattutto da un’impennata dei costi energetici al 5,1%. In questo contesto, mentre l’Italia registra un dato più contenuto (1,6%), la Germania tocca il 2,8%, dimostrando come la pressione sui prezzi stia erodendo il potere d’acquisto dei cittadini. Patuelli ha invocato un “nuovo Pnrr di investimenti europei” basato su debito comune, rifiutando l’idea di un’Europa ferma al palo dei veti nazionali.

Complementare alla visione bancaria è stata l’analisi di Dario Focarelli, direttore Generale dell’ANIA (Associazione Nazionale Imprese Assicuratrici), il quale ha lamentato la cronica mancanza di strumenti per l’investimento a lungo termine. Focarelli ha evidenziato come l’assenza di un “safe asset” europeo (un titolo pubblico comune) e la giungla di regimi fiscali differenti impediscano di indirizzare i capitali privati verso le transizioni necessarie. Per il direttore di ANIA, serve l’ambizione di creare un mercato dell’euro che abbia massa critica, semplificando al contempo le regole che oggi bloccano il risparmio in comparti troppo rigidi.

Verso una sovranità finanziaria: il ruolo delle istituzioni e dei regolatori

Il panel ha visto una critica serrata alle resistenze dei governi nazionali. Irene Tinagli, parlamentare europea e presidente della Commissione speciale per la crisi degli alloggi, ha parlato apertamente di “ipocrisia”, notando come i governi proclamino la necessità dell’integrazione ma si rifiutino poi di cedere poteri di supervisione, lasciando miliardi di euro di capitali “chiusi nei confini”. Sull’aspetto tecnologico e di sovranità è intervenuto Marco Falcone, parlamentare europeo della Commissione Econ, definendo l’euro digitale un’infrastruttura strategica indispensabile per non dipendere da piattaforme esterne. Di rischio e competitività ha parlato Giovanni Crosetto, parlamentare europeo della Commissione Econ, esortando la Commissione a togliere vincoli e stress test eccessivi: “se vogliamo rendimenti migliori, dobbiamo accettare una dose naturale di rischio”.

Le conclusioni tecniche hanno tracciato la rotta per i prossimi mesi. Lauro Panella, membro del gabinetto della Commissaria Albuquerque, ha ricordato che lo scarto di produttività di 20 punti con gli Usa nel settore digitale dipende proprio dalla nostra incapacità di finanziare l’innovazione rischiosa. Nadia Linciano, Segretario Generale della Consob, ha posto l’accento sulla scarsa alfabetizzazione finanziaria (solo il 18% degli europei possiede competenze di base), invocando un modello di vigilanza più coerente. Dal mondo assicurativo, Stefano Genovese, responsabile Relazioni Pubbliche e Istituzionali del gruppo Unipol, ha ricordato che il settore gestisce un “capitale paziente” di 10 trilioni di euro che attende solo regole meno penalizzanti per fluire verso l’economia reale. Infine, Marcello Bianchi, direttore Area Mercato dei Capitali di Assonime, ha auspicato che la nuova Commissione resista alle “sirene delle specificità domestiche” e adotti un modello di governance indipendente, simile a quello bancario, per rendere l’Unione dei capitali un vero “game changer”.

L’Europa, è stato il messaggio finale, deve decidere se restare un mosaico di mercati locali o diventare una potenza finanziaria globale.

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content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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